PETIZIONE CHIUSA

In memoria di Pietro Sanua cittadino Cislianese morto per mano della mafia,una via biblioteca o una targa per ricordare per sempre

Questa petizione aveva 102 sostenitori


LA STORIA
Milano, 7 febbraio 2016 - 08:24
 
Sanua, omicidio di un uomo perbene
Milano riscopre l’eroe antimafia
di Cesare Giuzzi
 
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Quel sabato mattina il freddo pungeva la faccia. Il furgoncino Mercedes era fermo, immobile, contro il paraurti di una Fiat Tipo. Le portiere aperte e sul sedile di guida il corpo di Pietro Sanua, ormai immobile. Il tempo fermato da uno sparo soltanto. Un colpo di fucile andato a segno senza che quasi Lorenzo se ne accorgesse. Se non fosse stato che, d’improvviso, il furgone marciava fuori controllo e nelle orecchie rimbombava quella cannonata. Lorenzo Sanua aveva vent’anni, era diretto al mercato di Corsico insieme al padre. Erano le cinque e mezza del 4 febbraio 1995. E faceva freddissimo.

Pietro Sanua, 47 anni, commerciante ambulante e presidente provinciale dell’Associazione nazionale venditori ambulanti della Confesercenti, mesi prima aveva denunciato alla Commissione di Palazzo Marino il racket che si nascondeva dietro al mercato dei fiori e la spartizione delle postazioni dei chioschi all’esterno dei cimiteri. Aveva raccontato di mani sporche e colletti bianchi corrotti, di una gestione «anomala» che coinvolgeva anche i funzionari di Palazzo Marino. Aveva parlato e forse aveva parlato troppo. Perché quelli non erano gli anni della «mafia silenziosa» e non era la Milano dei venti omicidi all’anno (dato 2015), ma una città dove ancora si sparava e si moriva per poco, travolta da Mani Pulite e appena «risvegliata» dalle retate antimafia Nord Sud e Wall Street.
 

Era una Milano dove le regole della malavita non prevedevano appello. E faceva freddo, ma era un freddo che bruciava più del fuoco. Come le fiamme che hanno avvolto l’auto usata dai killer, una Fiat Punto marrone risultata rubata vicino a Genova, e trovata carbonizzata poco dopo l’omicidio. Bruciata per nascondere le tracce dei killer e per cancellare la verità sulla morte di un «uomo perbene». Perché dopo 21 anni la storia di Pietro Sanua aspetta ancora di trovare la sua verità giudiziaria. E pazienza se le indagini sono state liquidate in fretta e se qualcuno ha buttato subito lì la pista del delitto passionale. Perché succede sempre così quando ci si trova di fronte a un omicidio di mafia.
Capita che la verità non arrivi e che la vittima venga marchiata come un ruba donne. E adesso che di anni ne sono passati 21 può apparire quasi scontato che la verità non arriverà più. Perché nella capitale morale d’Italia, ci sono voluti due decenni soltanto per associate al nome di Pietro Sanua la qualifica di «vittima di mafia». Perché la memoria, in fondo, è stata la verità più difficile da ottenere. E se oggi Milano si ricorda di Pietro Sanua è soltanto merito del figlio Lorenzo, dell’associazione «Sos racket e usura» prima e di «Libera» poi, con don Luigi Ciotti e il professor Nando Dalla Chiesa.
Il nome di Pietro Sanua è entrato ufficialmente tra le vittime di mafia solo nel 2010. Ma soltanto tre giorni fa, giovedì sera, è stato consegnato finalmente alla storia dell’antimafia. E il merito è ancora una volta del figlio Lorenzo e di «Libera». Il Comune di Corsico gli ha intitolato un bene confiscato al clan Sergi nell’operazione Nord Sud e oggi assegnato alla cooperativa sociale «Cometa» che produce prodotti per celiaci, partecipa al progetto «Salva famiglie» della Caritas e vende proprio frutta e verdura biologiche. Alla cerimonia in via Cavour 9 c’erano il sindaco di Corsico Filippo Errante, quello di Cesano Boscone Simone Negri, quello di Trezzano Fabio Bottero e quello di Buccinasco Giambattista Maiorano. Tutti in fascia tricolore. Tutti rappresentati dei territori del Nord più infiltrati dalla mafia. Con loro c’era anche il figlio, Lorenzo Sanua. Anche giovedì sera faceva freddo. Ma nessuno è tornato a casa prima che la cerimonia fosse finita.
 
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