No Jobs-Act no riforma Fornero. Un voto per cambiare.

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La Riforma Fornero, come è noto, ha trasformato la gestione finanziaria del sistema pensionistico pubblico, legandolo definitivamente al bilancio dello Stato, atto che ha trovato la sua definitiva legittimazione nella Legge Costituzionale 20 aprile 2012 sull’ obbligo del pareggio di bilancio,richiesto dall’U.E agli Stati membri, con conseguente modifica di alcuni articoli della Costituzione e, in particolare, dell’art. 97. Tutti i suddetti atti legislativi volti palesemente a rendere prioritario il rispetto del pareggio di bilancio, a discapito di importanti diritti dei cittadini sanciti, ad esempio, nell’ art. 38 della Costituzione.
La Riforma Fornero è inoltre intrinsecamente animata da uno spirito anticostituzionale, rappresentando una tipica riforma “a margine”, come del resto lo è il jobs-act per il mondo del lavoro. Entrambe le leggi rappresentano le due facce di una stessa medaglia perchè colpiscono le fasce più deboli (cioè “a margine”) e meno tutelate della società, con particolare riguardo ai diritti del mondo del lavoro e all’assistenza pensionistica che sono: per il Job-Act, i neo-assunti e, per la Riforma Fornero, coloro che, al 31 dicembre 2011, non avevano ancora maturato i requisiti, previsti dalla legislazione precedente, per poter accedere alla pensione. In particolare, le condizioni riguardanti il trattamento pensionistico, di cui godono i cittadini andati in pensione prima dell’entrata in vigore della legge Fornero, possono essere considerate, secondo un’ampia casistica, veri e propri privilegi, se paragonate, alle condizioni estremamente penalizzanti, soprattutto in termini di età per accedervi, previste per coloro che potranno godere del trattamento pensionistico, dopo l’entrata in vigore della stessa legge Fornero. La successiva messa in atto di disposizioni e decreti (salvaguardie, opzione donna, ape) con l’intento dichiarato di rendere più flessibile una legge tanto iniqua e penalizzante, non ha di fatto, posto rimedio agli errori, ma, al contrario li ha aggravati, aumentando le discriminazioni, con l’imposizione di sempre maggiori requisiti, individuati in modo arbitrario e per nulla rispettosi dei principi di solidarietà economica e sociale e di uguaglianza di fronte allo Stato dei cittadini, sanciti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

CHIEDIAMO

dunque ai rappresentanti dei partiti che si candideranno, con le prossime elezioni, a governare questo Paese, l’elaborazione di due progetti di legge alternativi a Legge Fornero e Jobs-Act, da presentare in parlamento, nel corso della prossima campagna elettorale. La presentazione dei due progetti di legge rappresenterà per noi un requisito importante di discrimine, riguardo il nostro indirizzo di voto, in quanto li riteniamo caratterizzanti un programma di governo realmente volto alla soluzione delle gravi difficoltà in cui versa un numero sempre più ampio di cittadini, come sopra esposto.
I progetti di legge dovranno tenere conto di alcune richieste di base per noi irrinunciabili, ispirate a principi di equità, che proseguiamo ad esporre:

Chiediamo una disegno di legge alternativo alla Legge Fornero che salvaguardi le seguenti,
irrinunciabili istanze:

1) Diritto per tutti i cittadini di poter accedere al trattamento pensionistico, al compimento del 60° anno di età, considerato che i 60 anni di età rappresentano, di fatto, la porta d’ingresso delle persone nella terza età, con conseguente abolizione dell’adeguamento dell’ età pensionabile all’aspettativa di vita.
2) o, in alternativa, di potervi accedere a maturazione di 35 anni di contribuzione, traguardo, di fatto, sempre più difficile da raggiungere, in considerazione dell’estrema precarizzazione del mercato del lavoro e dei periodi di disoccupazione che, con sempre maggior frequenza e sempre più a lungo, si alternano a quelli di impiego. Fenomeno questo che colpisce in particolar modo la popolazione giovanile, nei confronti della quale non viene favorito il ricambio generazionale, a causa del recente, notevole allungamento dell’età pensionabile, come già fatto presente.
3) Assegno pensionistico calcolato partendo da un ammontare minimo di base, stabilito in rapporto al costo della vita nel nostro Paese e adeguato a rispondere alle esigenze di una esistenza dignitosa, a cui si sommeranno integrazioni calcolate proporzionalmente, in base all’ammontare complessivo dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa e non secondo l’attuale, iniquo meccanismo di calcolo, basato su quanto versato dal lavoratore, in contribuzione, negli ultimi dieci anni della vita lavorativa. Il calcolo inoltre, dovrà essere effettuato in modo tale che gli assegni pensionistici più alti (le cosiddette “pensioni d’oro) non superino di dieci volte il valore della cosiddetta “pensione minima”, con eliminazione dei cumuli delle rendite previste dal sistema pensionistico e di assistenza statale, che superino il numero di due trattamenti a persona. Tutto ciò al fine di pervenire a un’ equa redistribuzione, secondo il principio sancito dall’ Articolo 3 della Costituzione, delle risorse destinate al sistema pensionistico
4) Possibilità di conteggiare tutti gli anni di effettiva contribuzione, ai fini di poter accedere al trattamento pensionistico, indipendentemente dalle diverse casse, cui il lavoratore si è visto, costretto per legge, a dover versare i contributi.
Ogni cassa, singolarmente, provvederà a liquidare, con proprie procedure, quanto dovuto ai propri assistiti, in rapporto a quanto da loro singolarmente versato.
5) Divieto per i pensionati di lavorare come dipendenti e di esercitare prestazioni occasionali che procurino un guadagno annuo lordo superiore alla fascia di reddito non tassabile.
6) In seguito all’abolizione dei vitalizi di cui, ad oggi, godono i parlamentari, prevista con l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Richetti, si chiede la modifica della suddetta legge con l’introduzione di un sistema previdenziale per parlamentari e consiglieri regionali, effettivamente identico a quello vigente per i lavoratori dipendenti, soggetto al meccanismo dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, fin tanto che questo non verrà abolito, come richiesto al punto 1) e al calcolo dell’assegno pensionistico in base all’ammontare complessivo dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa, come richiesto al punto 3).

Chiediamo inoltre un progetto di legge alternativo al Job- Act che preveda:
1) Rimessa in auge, in toto, dello Statuto dei Lavoratori, estendendo quanto previsto dall’abolito articolo 18 a tutti i lavoratori, in qualunque contesto si trovino a svolgere il proprio lavoro.
2) Abolizione di tutte le forme di lavoro precario che superino 6 mesi di impiego, non prorogabili.
3) Approvazione di una legge che preveda, nell’ottica di una lotta efficace alla disoccupazione e alla povertà, una ridefinizione e una rivalutazione del ruolo delle Agenzie per l’Impiego, riguardo i rapporti tra Stato e imprese, relativamente alle tematiche di assunzioni, lavoro e welfare.
4) Ritenendo totalmente inutili e inadeguati a rispondere alle esigenze di una esistenza dignitosa, i provvedimenti riguardanti il cosiddetto Reddito di Inclusione (REL), secondo quanto previsto dalla legge 15 marzo 2017, n.33 sul contrasto della povertà e il riordino delle prestazioni di natura assistenziale, approvata con Decreto Legislativo n. 33,9 giugno 2017, con entrata in vigore dal 1 gennaio 2018, si richiede il riconoscimento, in base , non solo all’ISEE Famigliare, ma anche all’ISEE Individuale, di un Reddito di Cittadinanza che tenendo conto del reale costo della vita nel nostro paese, venga assegnato al lavoratore in stato di disoccupazione e inserito, in collaborazione con le Agenzie per l’Impiego, in un percorso di reintegrazione nel mondo lavoro.

Si ricorda ancora una volta a tutti i Parlamentari e al Presidente della Repubblica, in qualità di vigile garante delle attività governative e legislative, il rispetto, nell’espletamento della funzione legislativa che compete al Parlamento, del principio cardine del nostro ordinamento, di pari dignità sociale ed eguaglianza di tutti i Cittadini di fronte alla legge, sancito dall’art. 3 della Costituzione Repubblicana che così recita:

Costituzione della Repubblica Italiana – art. 3 .

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.



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