NO all’intitolazione a Giorgio Almirante di una Via a Termini Imerese!

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Al Sindaco di Termini Imerese

Al  Presidente del Consiglio Comunale

A S.E. Prefetto di Palermo

Oggetto: delibera della Giunta  Municipale di Termini Imerese n. 197 del 19/9/2018 relativa a  “ Intitolazione di uno spazio  di mobilità cittadina Largo Almirante Giorgio – politico”

​La Giunta Municipale di Termini Imerese, con delibera  n. 197 del 19.09.2018, ha approvato l’intitolazione a Giorgio  Almirante “dell’area di circolazione cittadina posta tra via Circonvallazione Castello, via Iannelli, piazza San Giovanni e via Graffeo”. In premessa al provvedimento si cita il verbale della Commissione toponomastica che, nella riunione del 29 agosto u. s, aveva considerato incompleta la relazione dei proponenti, chiedendone l’integrazione quale indispensabile presupposto per la formulazione del dovuto parere. Per quello che si evince,tale parere non ha avuto modo di essere formulato, scavalcato nei fatti da una delibera, quella sopra citata, nella cui premessa si rileva la necessità di provvedere alla denominazione in questione.

​Nell’attesa di verificare la legittimità dell’atto sotto questo ed altri aspetti, desta stupore che, tra le infinite problematiche di una città in gravi difficoltà sotto il profilo dell’occupazione,  della ripresa della vita economica, del degrado sociale e ambientale, il Sindaco e la sua Giunta considerino l’intitolazione di un’area cittadina tanto urgente da adottare una procedura che è poco definire frettolosa e raffazzonata. Non sappiamo a quali pressioni  tutto ciò corrisponda, ma la sequenza dei fatti induce a pensare che dietro l’apparente marginalità della delibera si nasconda una strategia ben precisa, mirata a riabilitare personaggi e orientamenti politici che, fuori dalle ambiguità e dagli opportunismi di facciata, hanno costantemente tentato di modificare in senso autoritario e antidemocratico le istituzioni del nostro Paese.

​Quanto alla figura e allo specifico profilo politico di Giorgio Almirante, la sua biografia testimonia senza discontinuità il legame col fascismo, con il suo apparato ideologico e le sue responsabilità storiche. Basterà per questo ricordare alcune scelte che ne rivelano convinzioni e obiettivi politici:

1) L’adesione al razzismo e alla persecuzione degli ebrei italiani che, per quanto ridimensionata o negata oggi da chi vorrebbe restaurarne l’immagine, è  inequivocabilmente documentata dalla sua nomina a segretario di redazione dal 1938 al 1942 della rivista “La difesa della razza”, diretta da Telesio Interlandi. Sulla rivista Almirante scrisse più volte,con espressioni quali: “Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato”  e ancora: “ Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei, che hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi ”.
2) L’adesione, dopo l’8 settembre del’43, alla Repubblica Sociale Italiana, che documenta la sua fedeltà fanatica al fascismo e alla dittatura anche nel momento in cui non pochi seguaci della prima ora si rendevano conto delle aberrazioni e degli errori commessi, a cominciare dalla partecipazione a una guerra che aveva già comportato immani sofferenze e catastrofi. Nella RSI Almirante fu personaggio di spicco, diventando ufficiale dell’esercito repubblichino e quindi capo di gabinetto del Ministero della cultura popolare.
3) La sua connivenza e collaborazione con l’esercito di occupazione nazista, che scatenò contro le popolazioni e contro i soldati italiani allo sbando una delle più sciagurate e malvagie repressioni che la storia ricordi, uccidendo civili inermi in un lungo elenco di stragi e massacri prolungatisi per due anni sino alla Liberazione. Di quella repressione Giorgio Almirante fu complice consapevole e determinato, con la  partecipazione alle spedizioni contro i Resistenti (come quella della Val d’Ossola, dove venne ucciso un numero elevato di partigiani siciliani), e con la documentata posizione di estrema durezza nei confronti dei combattenti della Resistenza e degli antifascisti.
4) Dopo il crollo del fascismo e la Liberazione, rientrato dalla clandestinità, l’impegno nella ricostituzione di aggregazioni di estrema destra, fino alla fondazione del MSI. Fu colpito da misura di confino per apologia di fascismo, da diverse procure e in più circostanze fu incriminato per ricostituzione del partito fascista. La sua attività politica fu tesa alla rinascita sotto nuove vesti del fascismo, proposito che lo spinse negli anni ’70 a connivenze non episodiche con il terrorismo di destra, che tentò inutilmente di aggregare in un grande partito-movimento orientato di fatto al sovvertimento delle istituzioni democratiche nate dalla Resistenza, nei confronti della quale, ancora nel 1986 durante un comizio a Milano, così si esprimeva: “ ….il ladrocinio e l’assassinio furono l’emblema delle bande partigiane” (frase riportata anche, senza pudore, nella biografia allegata alla proposta di intitolazione).
5) Nel seguito, malgrado sedesse nel Parlamento Italiano, non cessò di avere legami con le frange dell’estrema destra, dall’appoggio a distanza del Golpe Borghese, al sostegno, anche economico, fornito a terroristi di destra,  in particolare ad uno degli autori della strage di Peteano, per il quale Almirante fu sottoposto a processo, sfuggendo alla condanna solo per l’intervenuta amnistia;  fino all’amicizia con  Licio Gelli (che ne finanziò il partito) e con gli iscritti  della P2.
​Ciascuno di questi fatti costituisce un motivo sufficiente per considerare la proposta del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia come una prova di forza, per imporre alla comunità di Termini Imerese, che annovera tra i suoi cittadini partigiani e  deportati militari nei campi di lavoro nazisti, la memoria di un personaggio legato indissolubilmente e ininterrottamente al fascismo, dagli anni della sua violenta affermazione come regime a quelli della RSI, fino alle connivenze con i tentativi di involuzione autoritaria delle istituzioni fuori e dentro il Parlamento repubblicano. Rispetto ai fatti e alle responsabilità che segnano la sua biografia risultano perciò fuorvianti i tentativi di costruire una sua convinta adesione ai principi e ai metodi del confronto democratico e dei valori costituzionalmente fondati, basandosi su singole e personali opinioni che nulla hanno a che fare con la documentazione storica.

​Infine, che la delibera sia varata nell’anno in cui ricorre l’anniversario della promulgazione delle leggi razziali e in un momento in cui nel Paese si assiste al riemergere di pregiudizi xenofobi, a episodi di indubbia matrice razzista e alla crescita di movimenti e organizzazioni neofasciste e neonaziste, fa assumere alla scelta dell’Amministrazione una luce inquietante, incompatibile con la sensibilità e l’attenzione che amministratori della Repubblica nata dall’antifascismo e fondata sulla Costituzione dovrebbero esprimere  in ogni specifico atto del loro mandato.

​In forza di quanto detto, i firmatari del presente appello

CHIEDONO

AL SINDACO, DOTT. FRANCESCO GIUNTA, e agli Assessori della Giunta Municipale, il ritiro immediato della delibera sopra citata, nel rispetto dei valori  della Costituzione e della memoria storica della lotta da cui essa è nata, inconciliabili con le convinzioni politiche, le responsabilità storiche  e l’attività  di Giorgio Almirante.

A S.E. IL PREFETTO DI PALERMO, di non autorizzare la predetta intitolazione!



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