PETIZIONE CHIUSA

PER UNA SCORZÈ CHE NON ALZA I MURI MA CHE SI INTERROGA

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ACCOGLIENZA E MIGRANTI: SCORZÈ HA PIU’ VOCI

PER UNA SCORZÈ CHE NON ALZA I MURI MA CHE SI INTERROGA

A Scorzè c’è una pluralità di voci ed è tempo di far sentire anche la nostra. Desideriamo condividere con voi queste riflessioni, nate dal confronto in un variegato gruppo di persone sensibili al tema delle migrazioni.

1. I FATTI
Le previsioni parlano di 60 milioni di profughi (dentro e fuori i propri confini) fino al 2020 solo nell'Africa Sub sahariana (senza pensare ai popoli asiatici), con spostamenti dovuti non solo a guerre ma anche a disuguaglianze sociali e conseguenze climatiche provocate in parte anche dal nostro mondo “occidentale”.
Non è un’emergenza, è un cambiamento strutturale della demografia mondiale: si tratta di una sfida etica, politica, sociale, culturale che riguarda ognuno di noi. Negarlo significa non avere il coraggio di affrontare e cercare di comprendere il tempo che siamo chiamati a vivere. Chiudersi non può essere una risposta.
Chiediamoci cosa faremmo noi se fossimo al posto loro e andiamo con la memoria agli emigranti che dal nostro territorio sono partiti.

2. LE PAROLE E LE COSCIENZE
Chi arriva in Italia attraversando il Mediterraneo, i Balcani o semplicemente prendendo un aereo, è prima di tutto una persona e questo ha valore più di ogni etichetta che scegliamo di usare. Dire persona significa prima di tutto dare dignità a ciascuno, dare spazio e diritto di esistere nella nostra variegata umanità.
Le nostre coscienze ci interpellano, ci chiedono di non assuefarci alle immagini di sofferenza e di morte che i media ci trasmettono quotidianamente, non ci permettono di girarci semplicemente dall’altra parte e dire “che se ne occupi qualcun altro!”.

3. INTEGRAZIONE E SOLIDARIETÀ, NON ASSISTENZIALISMO
Se per accoglienza di migranti si intende una situazione di assistenzialismo fine a sé stesso e di sperpero del denaro pubblico, allora NON ci stiamo.
Noi crediamo che ogni possibilità di accogliere l’altro debba avere questi presupposti:
a) debba essere legata ad una risposta “dal basso” del territorio, valorizzando quei cittadini, associazioni e istituzioni disponibili a collaborare affinché venga facilitato il processo di integrazione;
b) siano coinvolte le realtà del territorio, Associazioni come Caritas, ma anche le piccole cooperative serie del territorio purché ci sia un’adeguata professionalità e un controllo per scongiurare speculazioni economiche.
c) debba riguardare “piccoli numeri” perché non vogliamo che le persone vengano ammassate a decine o a centinaia in uno stesso posto, magari lontano dai centri di vita dei nostri paesi.
Non è rispettoso della dignità umana e la storia ci insegna che i ghetti non portano nulla di buono: diciamo quindi NO ALL’OCCUPAZIONE DELLA BASE MILITARE DI PESEGGIA.
Il territorio di Scorzè con le sue frazioni è solidale e aperto, lo ha dimostrato in moltissime occasioni: accoglienza di trevigiani e mestrini che durante la seconda guerra mondiale fuggivano dai bombardamenti, aiuto ai terremotati del Friuli, dell’Umbria, dell’Aquila, raccolte viveri da portare ai campi profughi in Slovenia a inizio anni ’90, accoglienza delle genti jugoslave durante la guerra dei Balcani, accoglienza degli albanesi, il progetto di gemellaggio con i bambini Bielorussi, le raccolte fondi per i vicini amici della Riviera del Brenta…
Noi ci appelliamo a questa Scorzè, capace di andare oltre, di interrogarsi e di immaginare soluzioni diverse dal tirar su muri.

4. GIUSTIZIA E RUOLO DELLE ISTITUZIONI
Siamo convinti che l’accoglienza, anche diffusa, non sia comunque la soluzione, ma sia semplicemente un “tamponare” la situazione per quello che qui ed ora siamo chiamati a vivere e soprattutto a migliorare.
Crediamo che la soluzione stia in un mondo più giusto e più equo, nel difficile cambiamento dello stile di vita di ciascuno, nel contrasto ad un sistema economico predatorio di sfruttamento e consumo delle risorse del nostro pianeta, che sempre più crea distanze tra ricchi e poveri. Crediamo che il contributo di ciascuno sia un modo per dimostrare di avere a cuore il nostro paese e il mondo.

  • Chiediamo alle istituzioni di farsi carico del proprio ruolo anche educativo verso i giovani, verso le nuove generazioni, del proprio ruolo di governo del territorio, di promozione di una comunità aperta.
  • Chiediamo all’Amministrazione Comunale di promuovere la giustizia nei paesi di provenienza dei migranti che giungono in Italia, promuovendo e impegnandosi direttamente con azioni concrete alla propria portata.
  • Ancora, chiediamo un confronto aperto e responsabile sul tema alle Istituzioni e a tutte le Associazioni e agenzie educative del territorio.
  • Sosteniamo che Cappella, Gardigiano, Peseggia, Rio San Martino e Scorzè non hanno una voce sola che parla di paura, rifiuto, chiusura: hanno anche la nostra voce.


Questo documento è stato redatto dal Gruppo accoglienza – Karibu Onlus come sintesi di un incontro svoltosi lo scorso 29 Novembre 2016 nel quale ci siamo confrontati con diversi cittadini di Scorzè e delle frazioni sul tema delle migrazioni.
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