Vittoria

Chiusura scuole in Veneto e Lombardia fino all'8 marzo

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In Veneto i casi di covid-19 sono sempre maggiori, secondo una crescita lenta ma da non sottovalutare. In pochi giorni si è giunti a più di 800 casi in totale (821 casi, 18:46 28/02/2020), di cui 500 in Lombardia e circa 130 in Veneto e circa 120 in Emilia-Romagna. I presidenti regionali Fontana e Zaia hanno dato risposta negativa al prolungamento del periodo di chiusura delle scuole nonostante il virus stia ancora dilagando, l'OMS l'abbia recentemente alzato il livello di allerta a "molto alto" e gli ospedali non reggerebbero una larga diffusione.

  • Scuole. Il cardine principale della petizione è il fatto che le scuole, di qualsiasi ordine e grado, sono il mezzo per eccellenza per una diffusione virale in quanto impongono un contatto stretto con persone potenzialmente malate e asintomatiche. Ciò mette a rischio tutti e in poche giornate scolastiche ci si potrebbe ritrovare anche con migliaia di casi in più. Le scuole di ordine più elevato, inoltre, hanno studenti provenienti da zone diverse e ciò mette a rischio anche persone residenti in comuni senza casi di contagio.
  • Mezzi pubblici. Una grande parte degli studenti utilizza mezzi pubblici come autobus o treni, i quali, dato l'elevato numero di viaggiatori, obbliga a stare a stretto contatto con persone che potrebbero aver contratto il virus e non saperlo.
  • Casi asintomatici. Un altro punto molto importante è che numerose persone siano asintomatiche (circa 50% dei casi in Veneto). Questo porta alla non consapevolezza del proprio stato di malato e non si prendono le giuste misure di tutela per gli altri, rischiando di contagiare diverse decine di persone in una sola giornata. Inoltre, l'andamento lento e non esponenziale delle infezioni è indicativo poiché, data appunto la grande percentuale di persone asintomatiche, potrebbero esserci altri migliaia di infetti che non sanno di essere tali.
  • Ripercussioni sociali. La malattia, come affermano diversi virologi, non è letale: l'80% degli infetti guarisce senza complicazioni, il 15% ha complicazioni controllabili e una piccola percentuale dei rimanenti decede. Per una persona sana, quindi, questa malattia è assolutamente innocua ma ciò non è un motivo per rischiare di farla dilagare liberamente tra la popolazione. Le categorie a rischio, quali immunodepressi, malati di malattie cardiovascolari e respiratorie, non sono affatto tutelati e un'infezione ricevuta tra i banchi di scuola potrebbe essere fatale. Non si sta considerando, infine, il rischio per la comunità: uno studente potrebbe ammalarsi e guarire in 3 giorni ma nel frattempo potrebbe aver infettato il padre malato di cuore o la madre asmatica, sui quali il virus potrebbe avere effetti più gravi. Inoltre, avendo l'Italia un altissimo numero di persone sopra ai 65 anni (>35% della popolazione), tutto questo potrebbe portare l'Italia al secondo posto per decessi, in quanto colpisce principalmente questa fascia d'età.

La libera circolazione di questo morbo potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla società e una settimana di simil-quarantena nelle regioni più colpite sicuramente non è sufficiente, soprattutto poiché il periodo di incubazione si aggira sopra ai 7 giorni, quindi molti casi devono ancora essere scoperti. Il numero di malati è ridotto proprio poiché si è limitata la diffusione attraverso delle normative speciali e non si capisce quindi il motivo per cui esse debbano essere rimosse, lasciando la libera circolazione di un virus tra la popolazione italiana, fregandosene pure altamente degli individui a rischio.



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