La Carta di Aquileia

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Facendo leva sugli effetti di un’immigrazione clandestina incontrollata e di natura prevalentemente economica, circuendo con lusinghe e promesse di elargizioni aree diffuse di scontentezza e di disagio, accentuando la paura dei diversi ed il risentimento contro le classi dirigenti del passato, attribuendo le cause delle difficoltà a nemici esterni e, più in particolare, all'Unione Europea, forze politiche che si erano presentate alle elezioni con programmi contrapposti si sono accordate per dar vita ad un’alleanza innaturale. È un’alleanza di Governo coesa solo per il potere che è in grado di esercitare, più attenta a far valere interessi elettorali divergenti che a garantire gli interessi reali ed il futuro del Paese.

Alcuni tratti identitari sembrano caratterizzarla:
- un esercizio concreto della dittatura della maggioranza che mette in discussione i cardini dell’assetto costituzionale della nostra Repubblica;
- l’inclinazione verso quella che viene definita una “democrazia diretta”, gestita da una piattaforma tecnologica nelle mani della Casaleggio ed Associati o, su altro crinale, interpretata da una riedizione aggiornata dell'”uomo della provvidenza”.

Questa maggioranza tende a mettere in dubbio i principi democratici o a negarli e, in una sorta di torsione autoritaria ed illiberale, vuole affermare l’idea che sia democratico solo quello che essa esprime; confonde il Governo con lo Stato; nega le competenze e l’oggettività dei numeri e, proclamandosi portatrice di una supposta autorità popolare che tutto renderebbe lecito, demonizza chi esprime dissenso, giunge a minacciare la libertà di stampa; attribuisce a “manine invisibili” i suoi ricorrenti errori e le sue incapacità; con un linguaggio arrogante, mutuato spesso dal “ventennio”, si prodiga nella ricerca di nemici da additare alla pubblica esecrazione e sperimenta le prime schedature politiche.
Contro questi atteggiamenti e questa pericolosa deriva riteniamo che debba essere riaffermato il principio dell’equilibrio dei poteri sul quale si fonda ogni democrazia, che vada contrastato l’asservimento delle istituzioni e delle funzioni pubbliche ai voleri della maggioranza, che vadano difesi e garantiti i diritti individuali e il dissenso nei confronti delle opinioni e dei sentimenti prevalenti, che debbano essere valorizzati la conoscenza, il merito e la competenza e tenuti in debito conto i giudizi imparziali e discordanti.

Stiamo assistendo ad una profonda trasformazione del sistema economico, delle tecnologie e del modo di fare impresa. In questa fase le politiche del lavoro dovrebbero essere indirizzate innanzitutto ai giovani dotando il sistema educativo di luoghi, di modalità formative e di occasioni per conoscere e sperimentare le dinamiche in atto nelle moderne organizzazioni industriali e nel settore terziario e dei servizi. Gli strumenti finanziari pubblici dovrebbero accompagnare il riposizionamento delle imprese in segmenti produttivi a più elevato contenuto tecnologico e a maggior valore aggiunto e dovrebbe essere affrontato seriamente l’irrisolto problema della bassa produttività, intesa come Pil per ora lavorata, che affligge da anni il nostro Paese. Nella legge di bilancio 2019, impropriamente chiamata “manovra del popolo”, si sono invece attribuite le maggiori risorse al reddito di cittadinanza ed all'anticipazione dell’età pensionabile, bandiere della coalizione. Si sono così determinati squilibri crescenti nel tempo, l’aumento della spesa corrente e di un debito pubblico già difficile da sostenere. Questa manovra recessiva è inidonea a promuovere la crescita e l’occupazione, non riduce la pressione fiscale, contiene misure contro le imprese, il taglio degli investimenti, trascura la ricerca e penalizza il volontariato.

Il “reddito di cittadinanza”, per di più, si profila come un incentivo al parassitismo ed una probabile fonte di abusi, di lavoro nero e di truffe, in presenza di centri per l’impiego regionali messi in un angolo e in attesa di "navigators" da formare, che non possono certamente essere posti in grado di svolgere un servizio efficace nel giro di pochi mesi né tantomeno offrire ben tre posti di lavoro in un Sud dove il lavoro non c’è.

La povertà e la disoccupazione non si eliminano con elargizioni o con l'anticipazione dell'età per il pensionamento, come il Governo si propone per avere consensi, illudendo un’opinione pubblica dotata di scarse conoscenze economiche, ma attirando investimenti, migliorando la qualità della scuola e dell’università, le procedure e le competenze della pubblica amministrazione, dotando d’infrastrutture moderne il Paese e favorendo la concorrenza.

In questi mesi troppe volte si è assistito all'improvvisazione fatta Governo, con annunci roboanti ed un’originaria impostazione della manovra di bilancio insostenibile ed irrealistica. Si è così fatto innalzare lo spread a livelli che hanno mandato in sofferenza le banche, tornare al segno meno tutti i principali indicatori economici, messo in fuga i capitali esteri e in pericolo il risparmio degli italiani. L’Italia appare oggi un paese meno affidabile, meno ricco, meno produttivo, più instabile, con meno posti di lavoro, con meno crescita e con un futuro più incerto.

Nella manovra di bilancio varata dal Governo quasi l’80% degli introiti aggiuntivi derivano da misure che penalizzano istituti di credito, assicurazioni ed imprese. Dopo aver diffuso messaggi ingannatori ed irresponsabili contro le banche, trascurando che sono le detentrici dei risparmi degli italiani e di più di trecento miliardi del nostro debito pubblico, in una delle ricorrenti smentite di precedenti proclami, il Governo si è s visto costretto ad adottare misure analoghe a quelle del Governo Gentiloni per evitare il default di banca Carige mentre si continuano ad agitare suggestioni pentastellate di una decrescita “felice” rifiutando l’ammodernamento infrastrutturale, energetico ed industriale del Paese. Anche l’Euro, che a differenza di quanto accadeva in anni passati con la lira, soggetta a ripetute svalutazioni, ha costituito una solida salvaguardia del valore della moneta e dei risparmi, è stato messo incautamente in discussione e non sembra accantonata l’idea, pericolosissima, che l’Italia debba abbandonare la moneta unica per imboccare la strada di un sovranismo autarchico.

Il sistema monetario europeo e la politica della Banca Centrale Europea hanno garantito per lungo tempo tassi per i mutui straordinariamente bassi e, con il “quantitative easing”, messo al riparo il nostro Paese dai rischi rappresentati dall’enorme debito pubblico.
L’atteggiamento, provocatorio e a tratti volgare, tenuto dal Governo nei confronti degli Organismi Europei e la deliberata volontà di non rispettare le regole comunitarie stanno portando all’isolamento dell’Italia ed alla perdita di consenso persino da parte di quei Paesi che i nostri sovranisti ritenevano allineati sulle loro posizioni.

È indubbio tuttavia che attualmente l’Europa sta attraversando la più grave crisi di identità dalla sua fondazione e si dimostra incapace di rassicurare e men che meno affascinare i suoi popoli. Nello stesso tempo, gli Stati Uniti e la Russia, pur da posizioni opposte, agiscono per minarne l’unità e, con mezzi diversi, favoriscono le forze politiche che all'interno dell’Europa tornano ad agitare i demoni nazionalisti. La Cina, d’altra parte, con la sua crescente forza economica ed un’intelligente politica di espansione sul mercato globale, costituisce un competitor che nessuna nazione europea sarebbe in grado di affrontare da sola.

Il voto per l’Europarlamento che saremo chiamati ad esprimere nella prossima primavera rappresenta un vero e proprio bivio per il futuro del progetto comunitario.
Riteniamo che per riconquistare il cuore e le menti dei cittadini occorra confrontarsi su quale deve essere il posto dell’Europa nel mondo e dell’Italia in Europa, su quali misure si dovranno adottare per governare le migrazioni, sul come si dovrà favorire il coordinamento fiscale tra le diverse nazioni europee, sul come si dovrà affrontare il problema di avvicinare le condizioni di vita nell'eurozona coniugando la solidarietà, che va posta al centro del nostro stare insieme, con la responsabilità.

Richiamandoci ad Aquileia, che nei secoli ha saputo essere luogo di incontro e di convivenza di genti diverse e centro di irradiazione di cultura civile e religiosa, noi manifestiamo il nostro impegno perché le identità locali, nazionali ed europee diventino parti inseparabili contrastando ogni chiusura nazionalistica e perché si riaffermi il valore irrinunciabile dell’Unione Europea.

Nel segno di Aquileia lanciamo un appello a tutte le donne e agli uomini di buona volontà perché si dia forza, anche assieme a realtà di altre regioni che condividano le stesse idee, all'esigenza di contrastare la deriva in atto nel nostro Paese avendo come riferimento irrinunciabile l’orizzonte europeo.