Call for an European plan for the development of the ECONOMIC DEMOCRACY

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Appello per un piano europeo di sviluppo della democrazia economica

Chiediamo alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, un grande piano per lo sviluppo delle cooperative e della loro capitalizzazione.

Deve esserci contemporaneamente democrazia economica e democrazia politica, altrimenti non c’è democrazia.

Secondo alcune tra le più importanti istituzioni internazionali la forma cooperativa d’impresa è quella che maggiormente può contribuire ad indirizzare lo sviluppo economico e sociale verso la meta della sostenibilità e del rispetto dei diritti dell’uomo.

L’Unione Europea, fondata e governata da forze politiche nel cui dna si innesta la costituzione e lo sviluppo dell’impresa democratica, a che punto è rispetto al recepimento pratico della promozione della cooperazione?

Le politiche per lo sviluppo dell’impresa cooperativa sono sino ad oggi state, in varia misura, appannaggio dei singoli stati europei, anche se le loro norme in generale rispettano i valori e i principi cooperativi esposti nella “Dichiarazione sull’identità cooperativa internazionale” (adottata nel 1995 dall’Alleanza cooperativa internazionale, appoggiata da una risoluzione delle Nazioni Unite e ripresa in una raccomandazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro [1] ). Nello specifico si presenta un quadro variegato, anche in merito ad aspetti fondamentali quali la tassazione, la destinazione della ricchezza prodotta, gli strumenti pubblici per lo sviluppo e promozione.

Nell’ambito dell’Unione Europea l’unica produzione normativa in merito è stata quella riguardante la “Società cooperativa europea”, che ha inteso creare una cornice legale omogenea entro la quale dare la possibilità di sviluppare cooperative riconosciute in tutto il territorio europeo [2]. Ad oggi però questa non sembra aver ottenuto un soddisfacente riscontro pratico.

Per il resto la UE, nel corso della sua storia, si è occupata di società cooperative con sporadiche e generiche comunicazioni della Commissione Europea al Parlamento Europeo in merito alla promozione [3].

In una comunicazione del 2004 le azioni su cui si impegnò la Commissione riguardavano la valutazione di un sostegno alle politiche delle organizzazioni cooperative e degli Stati membri per la sensibilizzazione al potenziale della forma cooperativa, alla possibilità di organizzare scambi di informazioni ed esperienze, allo sviluppo di tecniche per raccolta e analisi dati, all’adozione di misure per la partecipazione delle cooperative nei programmi di formazione e apprendimento, alla valutazione della possibilità di includere un riferimento specifico alle cooperative negli strumenti finanziari gestiti dal Fondo europeo per gli investimenti, alla cura per l’accesso completo delle coop.ve ai bandi comunitari, all’approfondimento con gli Stati membri dell’attuazione delle norme sulla SCE.

Nella comunicazione del 2011 invece la Commissione assume un orientamento più specifico, inserendo la tipologia dell’impresa cooperativa nella fattispecie più ampia dell’ “impresa sociale” intesa come impresa per la quale: l’obiettivo sociale o socio-culturale di interesse comune è la ragione d’essere dell’azione commerciale, gli utili sono principalmente reinvestiti nella realizzazione di tale obiettivo sociale, le modalità di organizzazione o il sistema di proprietà riflettono la missione in quanto basati su principi democratici o partecipativi o di giustizia sociale. Per quanto riguarda le azioni più concrete poi, in quest’ottica, l’impegno è rivolto a creare un quadro normativo europeo per fondi di investimento solidale, la creazione di uno strumento finanziario europeo da 90 mln di euro, una priorità d’investimento “imprese sociali” dei regolamenti FESR e FSE, identificare le buone pratiche e i modelli riproducibili e rafforzare gli scambi di informazione, semplificare il regolamento della SCE, nella riforma degli appalti pubblici valorizzare la qualità nell’aggiudicazione dei contratti e valutare le modalità per tener conto delle condizioni di lavoro delle persone.

Su questa linea giunge nel 2017 il contributo dell’Intergruppo sull’Economia Sociale del Parlamento Europeo [4], dove le priorità individuate sono la costruzione di una cornice normativa europea, rafforzarne la visibilità, creare un sistema adatto allo sviluppo dell’economia sociale attraverso il sostegno all’accesso ai finanziamenti e alla piena operatività nel Mercato Unico, creare servizi di sostegno alle start-up e al rafforzamento digitale.

Un contributo interessante nell’individuare le possibili linee politiche europee per lo sviluppo della cooperazione è stato presentato come report a seguito dell’Assemblea generale di Cooperatives Europe dell’aprile 2015 [5] frutto del lavoro congiunto dei Servizi della Commissione e di Cooperatives Europe. Documento sintetico che focalizza l’attenzione sull’esigenza di dare impulso al potenziamento e alla mappatura della cultura cooperativa nei programmi scolastici e universitari degli Stati membri, sulla necessità di assicurare l’accesso delle cooperative ai programmi e meccanismi di finanziamento europei già esistenti, nonché lo sviluppo di una legislazione che favorisca lo sviluppo di intermediari finanziari non bancari dedicati alla cooperazione, il coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti, insistere affinché tutte le organizzazioni nazionali cooperative possano sviluppare fondi dedicati e alimentati da parte degli utili delle cooperative come in Francia, Italia o Spagna, agire affinché le autorità locali promuovano servizi di supporto e consulenza per la nascita delle cooperative in tutti i territori.

Alla luce di quanto sopra e considerando l’importanza della forma cooperativa nella qualità dello sviluppo civile ed economico, dimostrata dalle tante analisi svolte sulle comunità e territori dove essa si è sviluppata [6], l’attività pratica dell’Unione Europea nella promozione della cooperazione si è esaurita in qualche buona dichiarazione di intenti e in qualche analisi. Decisamente troppo poco per un continente che intende essere all’avanguardia mondiale nella promozione dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani.

Un azione unitaria, più energica che in passato, di tutte le rappresentanze della cooperazione europea (Cooperatives Europe, Cogeca, Eurocoop, EACB, ecc.) è certamente auspicabile, così come il recupero di attenzione da parte dei decisori politici europei verso un tema decisivo per il futuro quale quello della democratizzazione dell’economia.

 [1] Risoluzione 56/114 approvata nell’88a seduta plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2001, raccomandazione 193 sulla promozione delle cooperative della 90a sessione della Conferenza internazionale del lavoro il 20 giugno 2002.

[2] Regolamento (CE) 1435/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativo allo statuto della società cooperativa europea; Direttiva 2003/72/CE del Consiglio, del 22 luglio 2003, che specifica nello statuto della società cooperativa europea il coinvolgimento dei lavoratori.

[3] Bruxelles, 23.2.2004 COM(2004) 18; Bruxelles, 25.10.2011 COM(2011) 682.

[4] The future of EU policies for the social economy: towards a european action plan. SEE, 24/10/2017.

[5] “Fostering cooperatives' potential to generate smart growth and jobs”.

[6] The Emilian Model - Profile of a Cooperative Economy, John Restakis, 2007.
 

Stefano Patrizi
8 months ago