Petition update

C'è bisogno di Pedagogia. Stop alla medicalizzazione dei contesti educativi e formativi

CITRINITI ROSA MARIA
Italy

Sep 28, 2016 — Di seguito la prima parte dell'articolo di
Luisa Piarulli
Presidente nazionale ANPE
L'URGENZA DI PEDAGOGIA OGGI

Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo.
(M. Montessori)

Forse mai come oggi viviamo una fase storico-culturale molto critica e complessa nella quale incertezze, disorientamento e smarrimento sembrano prevalere. Come è giusto che sia si cercano delle strategie, dei modi per superare gli ostacoli e le difficoltà: fa parte del naturale processo di difesa dell'essere umano. Tuttavia oggi al disorientamento e all'urgenza/emergenza si risponde con leggi, decreti e quant'altro, che hanno più il sapore di preoccupante delega educativa che di autentica assunzione di responsabilità educativa, dal momento che non si avviano cambiamenti strutturali reali: vedi le “classi pollaio”, vedi l'insufficienza di fondi alle scuole- nonostante la buona volontà del legislatore- che non consentono iniziative formative estese a tutti i docenti e sistematiche, né, di conseguenza, la possibilità di adottare vincenti metodologie didattiche appropriate a fronte delle problematicità e complessità sociali emergenti! Aspetti che riguardano il pianeta, la scuola non è che un microcosmo.
Un altro aspetto che a nostro parere ha creato condizioni di massima criticità oggi è l'avere marginalizzata la scienza che più di tutte dovrebbe avere un ruolo di autorevolezza nelle scuole e nei contesti educativi, ovvero la PEDAGOGIA. Una scienza che fatica ad essere riconosciuta e ad affermarsi nell'attuale società perchè un tempo c'era! Siamo tra i pochi professionisti a non avere l'albo e l'ordine dei pedagogisti nonostante i numerosi disegni di legge depositati alla Camera dalla mia associazione, l'Anpe sin dal 1990. Abbiamo fatto autovalutazione, come si compete ai buoni pedagogisti, ci siamo trovati anche delle colpe, ma ora sappiamo per certo che le cause maggiori vanno individuate anche altrove.
Nelle scuole imperano psicoterapeuti, servizi di neuropsichiatria infantile, molto spesso interventi dei servizi sociali, con il rischio evidente di “clinicizzazione” e medicalizzazione di un contesto che nasce come educativo a priori. Basti viaggiare per un'ora nei corridoi e nelle aule di una scuola per rendersene conto: gli alunni vengono per lo più descritti e individuati con acronimi di vario tipo: hc, DSA, ADHD, BES con l'evidente pericolo di spersonalizzazione. Ma non è in età evolutiva che il soggetto costruisce e definisce la propria identità?
Se nel '700 si cominciò a parlare di “ cultura dell'infanzia” grazie a Rousseau, opponendosi al processo di adultizzazione, oggi corriamo il pericolo di “abolire l'infanzia” a causa dell'assenza di cultura EDUCATIVA. Oggi sembra imperare la cultura tecnologica come fosse la panacea per risolvere ogni problema, assistiamo a una sorta di tecnocratismo dominante (E. Morin) e. È senz'altro uno scenario che desta preoccupazione e noi pedagogisti siamo fortemente preoccupati! Che cittadini stiamo formando? Quale sarà il futuro che ci attende?


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