L'INFIBULAZIONE è una TORTURA PERMANENTE

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L'INFIBULAZIONE {MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE} è per molte bambine e donne dell'Africa subsahariana, un tormento fisico e psichico atroce, che ancora oggi nell'era dell'intelligenza artificiale; nonostante il divieto assoluto del OMS viene ancora praticata. 

Il 20 dicembre 2012 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili. La risoluzione, depositata dal gruppo dei Paesi africani, è stata in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite

Il 5 febbraio 2013, Plan Italia e Nosotrashanno lanciato la petizione “Stop alle Mutilazioni Genitali“ con lo scopo di chiedere al Futuro Governo Italiano di impegnarsi a porre fine alle Mutilazioni Genitali Femminili in Italia e nei Paesi dove ancora viene praticata.

Il 1º giugno 2015 l'allora presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha firmato un disegno di legge che istituisce il reato di mutilazione genitale femminile. La pena massima prevista è di quattro anni di carcere con una multa pari a 900 Euro.

(Da Wikipedia)

Molte petizioni e campagne contro questa maledetta pratica sono state portate avanti da diverse persone molto importanti.

Ma ciò non basta dato che ancora oggi ci sono testimonianze di donne e bambine che hanno subìto questa barbarie di recente.

Ci vogliono più controlli in questi Stati  subsahariani. 

Più consapevolezza e sensibilizzazione.

Pensiamo solo che se noi femmine occidentali,  fossimo nate  in questi paesi, che cosa ci sarebbe aspettato: la tortura a vita.

Vorrei riportare una testimonianza di Ayaan Hirsi Ali che fa rabbrividire. 

 Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata – Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo … Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana. Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore.

La testimonianza qui sopra  è soltanto l’inizio di una straziante prova di quello che è ancora oggi una barbarie “autorizzata”.

Certamente non da leggi, stati e governi, ma da società, popoli, civiltà

Quando una donna non è infibulata non è pura, non è degna.

E le altre se ne accorgono, anche solo dal rumore della sua pipì.

Ayaan racconta del kintir, delle forbici, dei punti.

In genere sono le donne anziane dei villaggi che la praticano, dietro compenso.

Le bambine hanno dai 2 agli 8 anni, in alcuni stati anche meno.

Vengono tenute a gambe divaricate, immobilizzate, e mutilate, senza anestesia, senza cura medica, senza sterilizzazione.

Vengono ricucite con arnesi di fortuna, cicatrizzate con succo di limone, cenere, o cose che neanche i nostri trisnonni usavano come cauterizzanti.

E ovviamente il tasso di infezione è altissimo, mortale.

Le bambine poi vengono legate, alle gambe.

Stanno così finchè la ferita non si cicatrizza.

E dopo è un altro calvario.

Quando si fa pipì, durante il ciclo.

E poi c’è la defibulazione.

Perché quando una donna (bambina?) viene data in sposa, il marito o il futuro sposo la “spacchetta”.

Per consentire il rapporto sessuale l’uomo deve ovviamente defibulare la moglie, per poi ripraticare la cucitura dopo il parto.

E così la donna, per tutta la sua vita da donna, deve subire questa tortura, questa barbarie.

Prima non può provare piacere, poi deve sottostare a quello dell’uomo, dopo che avrà partorito tornerà ad essere infibulata.

Le leggi per contrastare questo costume barbaro che sono le mutilazioni genitali femminili nel mondo sono molte.

 

In Italia le donne infibulate sono in numero più alto che in tutta Europa (FonteItalia Salute), e per questo anche nel nostro paese le mutilazioni genitali femminili sono reato.

L’organizzazione mondiale della Sanità (OMS), l’Unicef, e tantissimi altri organismi internazionali si battono ogni giorno per prevenire queste pratiche.

Non c’è alcun beneficio, dicono, solo rischi.

Strategie, risoluzioni, sforzi multitasking, da anni ormai la risposta a questa pratica barbara è volta in tutte le direzioni, affinchè essa venga bandita in ogni paese.

(in rete troverete il suo racconto) per capire, condividere, agire e reagire.

Firmiamo la petizione e sensibilizziamo ORA

NON C'È TEMPO DA PERDERE

 



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