Rinnovo del Bangladesh Accord per una moda che rispetti i diritti dei lavoratori tessili

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Quando arriverà a500 firme, questa petizione avrà più possibilità di essere inserita tra le petizioni consigliate!
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Le catene di fornitura dell’industria della moda si diramano per tutto il mondo ed hanno inevitabilmente un impatto devastante sui diritti umani. Ma la cosa che spesso dimentichiamo è che tutto questo finisce nel nostro guardaroba.
 
Da quando è avvenuta la tragedia di Rana Plaza, nel 2013, tutto il mondo ha scoperto il tema delle condizioni di lavoro degli operai tessili ed in questi 8 anni sono stati fatti numerosi ed importanti passi avanti dal punto di vista della sicurezza dei luoghi di lavoro grazie al Bangladesh Accord.
 
La sua scadenza è prevista per il 31 maggio 2021 e noi chiediamo ai marchi italiani che vi hanno aderito finora di rinnovare il loro impegno.


Cos’è il Bangladesh Accord

Il Bangladesh Accord lavora dal 2013 per trasformare le fabbriche tessili in luoghi di lavoro sicuri. Da quando è stato istituito sulla scia del crollo del Rana Plaza, in Bangladesh, l’Accord ha portato grandi progressi in tema di sicurezza per oltre 2 milioni di lavoratori dell'abbigliamento in Bangladesh.
 
Il Bangladesh Accord, l’Accordo per la sicurezza negli edifici e la prevenzione degli incendi in Bangladesh, è uno strumento vincolante, siglato tra sindacati, marchi di abbigliamento e distributori, fondato su impegni vincolanti ed esecutivi il cui scopo è garantire l’identificazione e la correzione dei rischi presso le loro fabbriche in Bangladesh.
 
L’operato dell’Accordo agisce in via preventiva attraverso:
   • ispezioni terze ed imparziali sullo stato di conservazione delle fabbriche tessili;
   • divulgazioni pubbliche dei resoconti e dei piani d’azione correttivi;
   • formazione dei lavoratori con corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Tale Accordo venne definito nel 2013, in seguito al crollo del Rana Plaza, edificio all’interno del quale migliaia di operai ed operaie del tessile stavano confezionando abiti per i brand della fast fashion senza tutele lavorative. L’incidente provocò la morte di 1.134 persone e permise di smascherare il lato nascosto della moda e implicitamente anche del nostro guardaroba

L’evento portò centinaia di brand di moda, tra cui presenziano molti italiani, ad essere sottoposti ad una grande attenzione mediatica che li definiva responsabili e complici di un sistema, quale la fast fashion, che da quando è stato creato persevera nella mancanza di tutele dei propri lavoratori e delle proprie lavoratrici. 
 
Dal 2013 più di 1.600 fabbriche sono state sottoposte al controllo della sicurezza e più di 2 milioni di lavoratori e lavoratrici del tessile hanno potuto lavorare in edifici sicuri e sottoposti a manutenzione

L’efficacia del Bangladesh Accord è dovuta al fatto che è uno strumento vincolante che prevede sanzioni per i marchi, i rivenditori e le fabbriche che non prendono abbastanza provvedimenti per la tutela della sicurezza dei lavoratori.


Cosa chiediamo?

Che l'accordo venga rinnovato. L’importanza del mantenimento dell’Accordo è fondamentale, perché sono tantissime ancora le fabbriche non in regola e le istituzioni nazionali non sono ancora pronte a garantire il rispetto di tutte le norme di sicurezza e dei lavoratori coinvolti. I progressi fatti negli ultimi otto anni potrebbero essere cancellati se non si provvederà subito a rinnovare l’Accordo.
 
Se l’accordo non dovesse essere rinnovato i marchi non saranno più responsabili personalmente della sicurezza delle fabbriche dove subappaltano il lavoro, ma sarà solo responsabilità dei proprietari delle mura.
 
Ancora si perderebbe la possibilità di espandere la modalità operativa dell’Accordo anche in altri Paesi.
 
Chiediamo ai marchi italiani che vi hanno aderito finora — Benetton, OVS, Artsana (Chicco) e Prenatal Retail Group — di mantenere il loro impegno per tutelare le condizioni di lavoro degli operai tessili e chiediamo alle nostre istituzioni di unirsi alla richiesta di rinnovo dell’Accordo. Ricordiamoci di Rana Plaza e #Riaccordiamoci perché non accada mai più.

Abbiamo tempo solo fino al 31 maggio 2021 per chiedere ai marchi italiani che vi hanno aderito finora di rinnovare il loro impegno.

#Riaccordiamoci #BangladeshAccord #ProtectProgress

 



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