VIA CADORNA DALLA VIA

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Luigi Cadorna, Comandante Supremo dell’esercito italiano, aveva dichiarato che i soldati sconfitti a Caporetto dalle armate austriache e tedesche, cent'anni fa, erano vigliacchi e traditori. Che non avevano voglia di combattere, che volevano tornare a casa e pensare ai fatti propri, che avevano dato retta alla propaganda sovversiva e pacifista. Nella rotta di Caporetto l’esercito italiano perse 650.000 uomini su un milione e mezzo di combattenti (40.000 morti e feriti, 260.000 prigionieri, 350.000 sbandati). In centinaia di migliaia erano già morti prima nelle 11 cosiddette “spallate” sferrate sull’Isonzo per ordine del comandante, in attuazione della sua tattica, che obbligava i fanti ad attaccare il nemico frontalmente, offrendo il petto alle mitragliatrici.
Gli storici sono concordi nel ritenere che così Cadorna, il Generalissimo, mandava i suoi uomini a un “suicidio di massa”. 

EPPURE ANCHE A MESTRE, come i centinaia di città italiane, c'è una strada dedicata a Cadorna. La affiancano ogni giorno, forse ignari della storia, centinaia di ragazzi per andare a scuola. 

Lui è la vera onta che si consumò in quella che è oggi Kobarid, città slovena.
E a lui, insieme allo scrittore Ferdinando Camon, ideatore dell'iniziativa, vogliamo che non sia dedicata alcuna via, alcuna piazza delle nostre città.

CHIEDIAMO AL SINDACO DI VENEZIA che, dopo cento anni, sia riconosciuto che Cadorna non fu un eroe ma un massacratore. Chiediamo almeno che sia svelata questa ipocrisia. CHE SIA CANCELLATO IL NOME DI CADORNA DALLA VIA! A Udine, sede del comando di Cadorna, l'hanno già fatto. Se abbiamo bisogno di santi e di eroi, che almeno siano quelli autentici.



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