Alcolisti sfrattati da Casa dell'Immacolata dopo 32 anni.

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Il Vescovo ha recentemente rinnovato il consiglio di amministrazione di Casa dell'Immacolata, creatura di Don Emilio De Roja. Una delle decisioni del nuovo consiglio di amministrazione è stata lo stravolgimento del programma di accoglienza e riabilitazione per alcolisti voluta all'interno della struttura, 32 anni fa, appunto da Don Emilio De Roja.

Segue il testo intero della petizione.(Qualche tempo dopo la stesura di quest'ultimo, è stato ordinato al club di spostarsi in altra sede. Le riunioni dello stesso non potranno più essere fatte all'interno di Casa dell'Immacolata, dove il club è nato.)

 

1) Perché gli alcolisti a Casa dell'Immacolata?

Il programma non è nato per un capriccio o per caso; è stato lo stesso prof. Hudolin a proporlo a don Emilio De Roja nel lontano 1986 come una precisa necessità.
Dai dati sulle astinenze e sulle ricadute, che al tempo si rilevavano con cura, era emerso che una categoria di persone ricadeva nell'alcol con più frequenza. Anzi, nella quasi totalità. Persone sole, soprattutto maschi senza famiglia, o con vissuti di grande sofferenza. Da qui l'idea di creare un " surrogato di famiglia", un luogo che desse a queste persone un riferimento preciso, un sostegno che consentisse loro una buona riuscita del trattamento di Castellerio.

2) Provenienza degli ospiti
Per lo più da Castellerio o dalla nascente sezione di alcologia di S. Daniele. 0 dai club che non avevano forza sufficiente per sostenere la gravità dei casi, o da parroci, da sindaci, dal carcere e comunque dall'intera società civile.

3) Qual era il percorso riabilitativo e quali le strategie?
Non c'erano modelli da copiare. Il tutto era fondato sul carisma di don Emilio, sull'appoggio dello staff dell'alcologia di Castellerio, su operatori di club volontari, e su tante figure di sostegno che ognuna nel suo campo portava il proprio contributo. E con l'accoglienza disinteressata e l'assoluta mancanza di giudizio. Grazie a tutte queste forze, con il passare degli anni, si è andato via via delineando un percorso ben definito, codificato in regole, comportamenti e obiettivi. Sempre in stretta collaborazione con i servizi pubblici; Alcologie, S.E.R.T. e servizi sociali dei comuni
E sempre con il grande sostegno del Vescovo. Soprattutto mons. Battisti, il quale ci raccomandava continuamente i carcerati. Cosa che abbiamo cercato di fare.

4) Risorse impiegate e risultati
Naturalmente, dalla sola accoglienza non ci si poteva attendere grandi risultati, soprattutto pensando al fatto che reparti specializzati come l'alcologia avevano lavorato invano. E dunque andava cambiata la prospettiva. Passare da una vita da emarginati, dove l'alcol aveva buon gioco, a una vita in compagnia di altre persone con le quali costruire delle relazioni e soprattutto a una vita attiva.
Ci voleva un lavoro. Fu fondata la Cooperativa " Nascente", dal nome di una Madonna alla quale don Emilio era particolarmente devoto. Cooperativa sociale che è riuscita a dare lavoro alla gran parte degli ospiti che si impegnavano seriamente nel percorso.
L'astinenza dall'alcol, la compagnia, il lavoro, costruivano cosi prospettive impensabili fino a qualche mese prima e la reale possibilità di un futuro autonomo, per queste persone che rientravano a far parte della società a pieno titolo e con ritrovata dignità, non era più un'utopia ma un reale cambiamento e definitivo riscatto.
In questi 32 anni, più di 250 persone sono state accolte e oltre il 50%, per nostra conoscenza diretta hanno raggiunto una solida e duratura autonomia

5) 11 Club
Il club, sul modello dei club Hudoliniani, è uno dei tasselli fondamentali di cui si compone l'intero percorso riabilitativo, e nelle intenzioni iniziali e anche successive doveva essere frequentato all'interno della Casa fino a che durava l'accoglienza, per poi essere sostituito dal club più vicino alla nuova abitazione che nel frattempo veniva loro assegnata.
A parte coloro che rientrano nei propri paesi, dove c'e comunque un club e una rete di conoscenze che il nuovo stile di vita permette di recuperare, quelli che restano in città o dintorni, non vogliono saperne di sperimentare nuove relazioni in gruppi diversi, e se vi vengono inviati non vogliono frequentarli o ritornano indietro. E proprio in questo, pensiamo, stia la grande difficoltà che li spaventa e li blocca. Dopo tanti anni di isolamento, fra di loro si sentono sicuri ma questo fa si che il gruppo da speranza e risorsa diventi anche resistenza al cambiamento .Questo è un nodo pesante di non facile soluzione.
D'altronde, i buoni risultati raggiunti confermano che tutto un insieme di fattori e variabili concorrono al raggiungimento di una sobrietà duratura, motivata dall'ottenimento di un lavoro e di un alloggio, ma anche da tutte quelle risorse umane e professionali che Casa dell'Immacolata continua a fornire anche dopo l'uscita dell'ospite dall'accoglienza. Operatori all'altezza sempre disponibili, occasioni d'incontro, aiuto nell' amministrare il denaro quando si rendono conto di non saperlo fare, spazi dove trovare qualcuno con cui parlare ed essere ascoltati, un piatto caldo o talvolta un letto per iniziare gradualmente quei cambiamenti che sembrano impossibili da raggiungere senza una programmazione cosi generosa e intelligente, tutta una serie di cose piccole che rendono praticabili cambiamenti grandi. Per questo temono di abbandonare il club. E fintanto che non si troverà una nuova via, potrebbero avere ragione. In ogni caso sarebbe folle togliere loro gli ormeggi.

6) Il Diktat
Tutto questo con il sempre riconosciuto apprezzamento di servizi,sindaci e comuni, familiari. All'improvviso, ad un cambio di mandato degli amministratori della Casa, un immediato quanto drastico cambiamento. Partendo dai conti economici, fino all'attacco al metodo di lavoro (Hudolin) e alla filosofia che sta dietro all'intero programma, con un'arroganza inaccettabile viene comunicato al club che la seduta seguente, (lunedi 4 giugno) dovra essere l'ultima.
C'era stata addirittura la richiesta di una sala esterna.
E poi il divieto agli operatori dipendenti di partecipare alle riunioni di club, di gestire il denaro,i farmaci
Venivano sistematicamente demoliti quei puntelli su cui si regge il programma di ogni ospite.

7) La risposta del Club
Alla riunione del 4 giugno dopo lo sconcerto di tutti e partendo dalla considerazione che questo club può reggersi
soltanto a "Casa dell'Immacolata", vengono considerati i mandanti dell'ordine, (peraltro mai visti né sentiti), troppo
distanti come pensiero per rappresentare un ragionevole interlocutore, e quindi viene deciso di rivolgersi al Vescovo,
in quanto Pastore e primo responsabile della comunità diocesana.
Questo per evitare uno scontro mediatico con clamori che non ci appartengono.
Riassumendo, ci sono stati:
Una richiesta di chiarimenti del Sindaco Fontanini.
Svariate domande di udienza negate a un gruppo di familiari.
L'intervento del Dr. Piani e del Dr. Peressini a rimarcare i risultati ottenuti e considerati ottimi dal servizio di Alcologia in tutti questi anni.
Non è stata data alcuna risposta, mentre si continua a smontare pezzo per pezzo la "creatura"
in cinica attesa che crolli su se stessa.
Cosa peraltro inevitabile.
La conclusione finale, soprattutto dei famigliari che temono un ritorno al dramma dell'alcol,
è stata la seguente:
questo progetto, frutto dell'intuizione di due giganti, Hudolin- de Roja , che ha permesso a centinaia di persone, con nomi e volti, e non numeri e dati economici, di ritrovare salute,autonomia e dignità, non può venire distrutto da chi crede di sapere.
E dunque le firme, che sostengono questo sofferto documento, dicono, a voce alta e consapevole, che nessuno, sia
pure amministratore o Vescovo, può distruggere la più grande difesa dal dramma dell'alcol degli ultimi trent'anni.
Questo dicono i Club e la società civile, che in tutti questi anni ha sentito molto parlare di alternative e di miglioramenti, ma che sa bene dove ha trovato concreto aiuto.

Giugno 2018
Il Club di Casa dell'Immacolata



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