Giustizia per il capitano De Grazia

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Il capitano Natale De Grazia era sulle tracce delle navi dei veleni che venivano utilizzate per inabissarre sostanze tossiche. Egli era arrivato a un passo dal risolvere il mistero dei cargo affondati nel Mediterraneo. Natale De Grazia la notte in cui morì si stava recando a La Spezia, porto nel quale doveva fare una serie di approfondimenti sull'imbarcazione Latvia, una motonave dell'ex Unione Sovietica, che era stata dei servizi segreti sovietici (Kgb), incontrando anche alcune fonti "riservate". La Latvia, così come già era stato fatto per la Rigel e la Jolly Rosso, avrebbe dovuto essere preparata per salpare nell'arco di 4 giorni con un carico non ben definito (rifiuti tossico-nocivi e/o radioattivi) per poi seguire la rotta La Spezia- Napoli - Stretto di Messina - Malta - ritorno sulle coste joniche per l'affondamento. Il capitano De Grazia morì durante il viaggio di andata verso La Spezia, i dati dell'esame autoptico verranno poi trasmessi alla famiglia solo dopo dieci anni dalla morte, nel 2012 viene stabilito da una ulteriore perizia la morte a causa tossica. Secondo il pentito Francesco Fonti, audito in sede di Commissione parlamentare d'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti, il capitano di fregata De Grazia sarebbe stato ucciso in ragione delle indagini da lui condotte relative allo smaltimento illecito di rifiuti tossici. Il pentito ricollegò altresì la vicenda all'assassinio di Ilaria Alpi, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Una morte resa ancora più sospettosa da un fatto: il 15 dicembre 1995, due giorni dopo il decesso del capitano De Grazia, l'ispettore Tassi trasmise un fax alla procura circondariale di Reggio Calabria nel quale testualmente riferiva che "In data odierna è stata accertata la partenza della Motonave Latvia, avvenuta all'incirca verso la terza decina del Novembre per raggiungere il porto di Ariga (Turchia)".  

Ci sono prove concrete per la riapertura del caso, per questo motivo mi rivolgo a tutti coloro che hanno a cuore la verità e allo stesso tempo il futuro del proprio Paese afflitto dallo smaltimento illegale di sostanze tossiche.



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