ALITALIA, RITIRA LA PUBBLICITA RAZZISTA!

ALITALIA, RITIRA LA PUBBLICITA RAZZISTA!

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Diana Mantese ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Andrea La Corte e a

La nuova campagna pubblicitaria di Alitalia destinata ai social media è stata pensata per pubblicizzare la nuova tratta di voli diretti per Washington D.C. Così, 4 dei più famosi presidenti degli Stati Uniti si aggirano sperduti per Roma in cerca di Washington. Tuttavia, il problema sorge quando osserviamo "Obama", e notiamo che l'attore che è stato ingaggiato per impersonarlo, è in blackface.

La blackface, è una pratica nata nei primi anni dell'Ottocento e durata fino agli anni '50-'60 del Novecento (e anche oltre) per cui uomini bianchi si dipingevano la faccia di nero e facevano spettacoli di intrattenimento scimmiottando il comportamento dei neri. Nasce con lo scopo di riproporre aspetti della cultura nera per il pubblico bianco e veniva usata come apologia per la schiavitù. E' quindi una pratica assolutamente razzista. 

Sui social, e soprattutto su Facebook, la risposta alle accuse di razzismo e di mancata consapevolezza da parte dell'azienda hanno trovato risposte dal tono paternalistico, con cui si sono difesi dicendo che "i turisti americani che si sono imbattuti nella troupe non hanno sollevato problemi" e che "l'attore è di origine tunisina e il trucco è stato applicato solo per aumentare la somiglianza". Queste sono risposte insufficienti e la nazionalità dell'attore irrilevante, poichè nonostante l'attore sia nordafricano è evidente che gli è stato applicato del pesante trucco per renderlo più somigliante ad Obama che è per metà keniota. Solo perchè la Tunisia e il Kenya si trovano entrambi in Africa non giustifica questa scelta.

Al giorno d'oggi la blackface è definitivamente considerata offensiva ed è per questo che magari molte persone, soprattutto in Italia, non sono al corrente della sua esistenza, della sua gravità e di ciò che simboleggia. 

Se negli USA una cosa del genere ormai non andrebbe più in onda da anni, in Italia non abbiamo la stessa consapevolezza perché il nostro discorso pubblico sulla razza è complicato e ha una storia lunga non cui non abbiamo mai fatto i conti in quanto nazione. Tuttavia non ci sono scuse: dobbiamo impegnarci a fare meglio, educare noi stessi e quelli che ci stanno intorno per andare avanti ed estirpare questa nostra cultura passivo-razzista tramite la quale si normalizza il razzismo all'aria aperta di alcune frange politiche estremiste o addirittura delle istituzioni stesse.

E' importante attivamente segnalare pubblicità, immagini e testi che riproducono stereotipi di qualsiasi tipo (di razza, di genere, di classe etc). In questa società dei consumi le immagini sono quello che ci insegnano a pensare; sono frutto e influiscono su ciò che pensiamo sia normale. 
E in Italia dobbiamo smettere di pensare che il razzismo sia normale.

Chiediamo ad Alitalia di ritirare la campagna e di scusarsi pubblicamente, con l'impegno di migliorare la comunicazione perché incidenti del genere non accadano più.

 

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