COVID FASE 2. CHIEDI AL GOVERNO REGOLE PER LA PROFILAZIONE DEI NOSTRI DATI SENSIBILI

0 hanno firmato. Arriviamo a 200.


UNA GOVERNANCE TRASPARENTE E AUTONOMA DEI DATI PER LA FASE 2 DELL'EMERGENZA COVID.

LE AUTONOMIE LOCALI SOTTO LA PRESSIONE DEI POTERI DEL CALCOLO DEI GRANDI MONOPOLI COME GOOGLE, FACEBOOK, APPLE E AMAZON 

CHIEDIAMO ALLE AMMINISTRAZIONI LOCALI E AI CONSIGLI COMUNALI DELL'A.N.C.I. ASSOCIAZIONE COMUNI ITALIANI DI ATTIVARSI PER UN PIANO REGOLATORE DELL'INFORMAZIONE CON I GOVERNI REGIONALI E NAZIONALI

PER UNA REGOLAMENTAZIONE PUBBLICA SULL'USO DEI NOSTRI DATI

Questa estenuante e tragica caccia al virus, che sta paralizzando le nostre città e regioni, pare sempre più scandita dai numeri.

I dati sugli effetti della pandemia, che compariamo, giorno per giorno, cercando di capire se la mattanza si placa e il contagio si possa mitigare, ci appaiono precari e non sempre fondati.

Anche perché sono cifre relative, instabili, a volte chiaramente inadeguate, raramente organiche e complete.

Eppure mai come in questo drammatico frangente abbiamo bisogno di contare, misurare, calcolare.

Solo riuscendo a farlo prima che si possa scatenare la minaccia di recrudescenza della malattia potremmo pilotare il percorso di gestione pubblica dell’uscita dall’emergenza.

Saremo per lungo tempo governati in base a questi numeri.

Soprattutto cercheremo sempre più assiduamente dati più attendibili e significativi, che ci possano permettere di dare un contorno certo all’epidemia, alla sua geografia e dinamica.

Dati che, ci dicono gli esperti statistici ed epidemiologi, non misurano solo i casi di contagio ma devono stimare anche l’incubazione e i movimenti degli asintomatici. Devono pesare i numeri che formulano.

Senza questa capacità, un potere pubblico non potrà, con la necessaria credibilità e consenso, imporre le decisioni più dure, quando debbano essere necessarie, quali ad esempio un ritorno, nel caso, a quarantene estese, con la conseguente chiusura di attività appena ri avviate.

Queste informazioni non possono prevalentemente provenire da dispositivi occasionali o App volontarie, affidate alla discrezionalità e alla collaborazione degli utenti. Questi strumenti aiutano ma non risolvono. Spesso sono solo intermediari dei proprietari delle memorie e dei sistemi operativi.

La storia recente, l’economia internazionale, i mercati finanziari, ci hanno insegnato che i dati significativi, completi ed attendibili, sono oggi raccolti, elaborati, combinati e anche commercializzati a nostra insaputa dai grandi monopoli della rete, come Google, Facebook, Apple e Amazon.

Come è possibile che non gli siano stati pubblicamente richiesti?

Come è plausibile che intere pubbliche amministrazioni, nazionali e locali, abbiano trasferito su queste piattaforme attività sensibili e di massa senza nemmeno reclamare una condivisione delle profilazioni che producono per i proprietari?

Napoli è città di relazioni e di narrazioni, che vive sulla circolazione, libera e creativa delle informazioni.

Come tale non può rimanere soggetta alla discrezionalità di qualche potentato che ritiene o meno di concedere dati vitali, per altro detenuti illecitamente come ci documenta il regolamento europeo GDPR.

Chiediamo che la nostra città reclami questa risorsa per assicurare una più puntuale ed efficacie azione di contrasto al virus, per rendere più sicuro il ritorno alle attività, per poter prevenire nuove ondate virali.

Servono i dati dei social, delle grandi piattaforma, la Regione e soprattutto il Governo rivendichino l’accesso ai data base anche in virtù delle committenze pubbliche che si sono concesse a questi gruppi.

Ma Napoli, come grande metropoli e centro di servizi urbani, è anche un grande produttore in sè di dati, un grande broker e raccoglitore di informazioni che provengono dalle utenze e dai servizi usati dai cittadini, a partire dal reticolo delle municipalizzate e dei servizi territoriali da cui si potrebbe avviare un modello pubblico di gestione della rete dei flussi informativi per un piano regolatore della comunicazione quale espressione di democrazia partecipata dal basso.

Una ricchezza che in un momento come questo non può essere sprecata, deve essere al servizio della città, della sua sicurezza e salute.

Un esempio che dobbiamo proporre alla Regione e al Paese: costruiamo nell’ambito del servizio pubblico, dell’amministrazione territoriale, un centro di competenza e di volontà politica che ottimizzi, combini ed elabori i dati della città, intrecciandoli a quelli dei service provider che vorranno continuare a lavorare con Napoli. Senza timidezza e subalternità.

Abbiamo bisogno di sapere, di sapere bene, di sapere liberamente, ora per il bene di tutti con i beni di tutti, quali sono i nostri dati.

Algoritmi e democrazia sono beni comuni inscindibili oggi più che mai!

 

Sergio D’Angelo Commissario ABC ACQUA BENE COMUNE

d'angelosergio bio


Michele Mezza - Giornalista e Docente Federico II

www.mediasenzamediatori.org