Verità per Giulio Regeni. Il cuore del presidente Al-Sisi.

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Petizione da inoltrare al generale Abd al-Fattah al-Sisi, Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, chiedendogli di sottoporsi alla psicostasia.

Gli antichi egizi credevano nell’esistenza della vita dopo la morte e nella psicostasia, che consisteva nella pesatura del cuore.

La cerimonia della psicostasia riguardava in modo particolare i faraoni ed è visibile su papiri e sarcofagi esposti nei musei egizi di tutto il mondo. I disegni mostrano il cuore del morto su un piatto della bilancia mentre sull’altro piatto è posta la piuma di Maat, dea della giustizia, della verità e dell’ordine cosmico. Nell’iconografia egizia Maat ha le sembianze di una donna con una piuma sul capo. Secondo il libro dei morti, prima della pesatura il defunto doveva confessarsi e proclamare di non aver commesso una serie peccati. Se il cuore pesava più della piuma il defunto veniva divorato da Ammet, un mostro terrificante con la testa di coccodrillo e il corpo metà leone e metà ippopotamo. Se il cuore pesava come la piuma la confessione era stata veritiera e il defunto andava verso la vita eterna.

Tutto ciò avvenne per circa due millenni e fino a poco più di duemila anni fa. Persiani, greci, romani, bizantini, arabi e turchi modificarono poi costumi e credenze. Oggi i faraoni non ci sono più e nonostante l’Egitto da svariati decenni abbia un parlamento, la democrazia è ancora ben lungi dall’affermarsi. Nel luglio 2013 un colpo di stato ha portato alla guida del paese il generale Abd al-Fattah al-Sisi eletto poi Presidente della Repubblica Araba d'Egitto nel maggio del 2014.

Esattamente tre anni fa, il 3 febbraio 2016, il corpo martoriato di Giulio Regeni è stato trovato sul ciglio della strada Cairo – Alessandria. Regeni era in Egitto per effettuare studi sui sindacati egiziani. La drammatica vicenda del ricercatore italiano è diventata un caso politico-diplomatico tra Italia ed Egitto. Da chi e perché Regeni è stato ucciso? La famiglia di Giulio vuole la verità. L’Italia intera vuole la verità. E anche gli egiziani vogliono la verità, almeno quelli i cui figli hanno fatto la stessa fine di Regeni. Sarebbero centinaia, forse migliaia. La verità è resa difficile dal muro di gomma delle manipolazioni delle prove e dei depistaggi effettuati dalle autorità egiziane. Il sospetto è che dietro manipolazioni e depistaggi ci siano i servizi segreti.

Sollecitato dai rappresentanti del governo italiano il presidente egiziano al-Sisi ha più volte affermato di volersi impegnare per assicurare i responsabili alla giustizia. Tre mesi dopo l'omicidio, nell'aprile 2016, al-Sisi intervenne pubblicamente negando che i servizi segreti avessero responsabilità nell’uccisione di Regeni. In quella occasione sostenne che dietro l’omicidio c’è “gente malvagia”. Ma non aggiunse nulla che potesse chiarire chi sarebbero i malvagi. 

Dunque, secondo al-Sisi, esistono persone malvage a questo mondo. Non che non ce ne fossimo accorti. Che la malvagità esistesse lo sapevano i suoi stessi avi. Pronunciate dal capo di uno Stato che ambisce al rispetto della comunità internazionale e forse anche del suo popolo, le parole di al-Sisi appaiano insufficienti. Esse rappresentano un goffo tentativo di giustificare la mancanza del rigore e dell’impegno che avrebbero dovuto portare all’accertamento della verità e banalizzano l’intera vicenda persino sul piano morale. Con le sue parole il presidente egiziano ha preso a schiaffi due millenni di storia del suo stesso paese dimenticando la grandezza della civiltà che in esso vi visse.

Con questa petizione, da inviare in conoscenza anche al Presidente della Camera Roberto Fico e al Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, si prega l'Ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, di chiedere al generale Abd al-Fattah al-Sisi, Presidente della Repubblica egiziana, di sottoporsi alla psicostasia.

Nota conclusiva: La psicostasia è chiaramente irrealizzabile e la petizione apparirà provocatoria. Lo è, ma non spudoratamente. Essa è un ulteriore contributo, l’ennesimo, non solo per chiedere giustizia per Giulio Regeni e per i tanti come lui, ma anche contro l’indifferenza agli abusi di potere, pericolosa anticamera del consenso che riscuotono i nemici della verità e della democrazia.