Il cuore del presidente Al-Sisi. Verità per Giulio Regeni.

0 hanno firmato. Arriviamo a 1.000.


Petizione da inoltrare al generale Abd al-Fattah al-Sisi, Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, chiedendogli di sottoporsi alla psicostasia.

Gli antichi egizi credevano nell’esistenza della vita dopo la morte. Il libro dei morti era un testo sacro che raccoglieva le formule magiche che avrebbero protetto il defunto durante il suo viaggio verso l’aldilà. Questo viaggio era pieno di insidie e di ostacoli e solo quelli che li superavano potevano accedere ad una specie di paradiso governato da Osiride, dio dell’oltretomba. Tra gli ostacoli e le prove da superare c’era quella della psicostasia, che consisteva nella pesatura del cuore.

La cerimonia della psicostasia è visibile su papiri e sarcofagi esposti nei musei egizi di mezzo mondo. I disegni mostrano il cuore del morto su un piatto della bilancia mentre sull’altro piatto è posta la piuma di Maat, dea della giustizia, della verità e dell’ordine cosmico. Nell’iconografia egizia Maat ha le sembianze di una donna con una piuma sul capo. Secondo il libro dei morti, prima della pesatura il defunto doveva confessarsi e proclamare di non aver commesso una serie peccati. Se il cuore pesava più della piuma il defunto veniva divorato da Ammet, un mostro terrificante con la testa di coccodrillo e il corpo metà leone e metà ippopotamo. Se il cuore pesava come la piuma la confessione era stata veritiera e il defunto andava verso la vita eterna.

Il culto dei morti riguardava in modo particolare i faraoni. Per permetterne la vita anche dopo la morte i corpi dei faraoni venivano mummificati. Insieme alla mummia nella tomba venivano messi svariati oggetti appartenuti al defunto e con essi il libro del morto. Tutto ciò avvenne per circa due millenni e fino a poco più di duemila anni fa. Persiani, greci, romani, bizantini, arabi e turchi modificarono poi costumi e credenze. Oggi i faraoni non ci sono più e nonostante l’Egitto da svariati decenni abbia un parlamento, la democrazia è ancora ben lungi dall’affermarsi. Nel luglio 2013 un colpo di stato ha portato alla guida del paese il generale Abd al-Fattah al-Sisi eletto poi Presidente della Repubblica Araba d'Egitto nel maggio del 2014.

Esattamente due anni fa, il 3 febbraio 2016, il corpo martoriato di Giulio Regeni è stato trovato sul ciglio della strada Cairo – Alessandria. Regeni era in Egitto per effettuare studi sui sindacati egiziani. La drammatica vicenda del ricercatore italiano è diventata un caso politico-diplomatico tra Italia ed Egitto. Da chi e perché Regeni è stato ucciso? La famiglia di Giulio vuole la verità. L’Italia intera vuole la verità. E anche gli egiziani vogliono la verità, almeno quelli i cui figli hanno fatto la stessa fine di Regeni. Sarebbero centinaia, forse migliaia. La verità è resa difficile dal muro di gomma delle manipolazioni delle prove e dei depistaggi effettuati dalle autorità egiziane. Il sospetto è che dietro manipolazioni e depistaggi ci siano i servizi segreti.

Nel mese di aprile 2016 il generale al-Sisi è intervenuto pubblicamente negando che i servizi segreti abbiano responsabilità nell’uccisione di Regeni e sostenendo che dietro l’omicidio c’è “gente malvagia”. Ma non ha aggiunto nulla che potesse chiarire chi sarebbero i malvagi. Il 31 gennaio scorso il presidente egiziano è tornato a parlare di Giulio Regeni. Lo ha fatto in occasione dell’apertura giacimento di gas di Zohr, scoperto dall'Eni e considerato uno dei più grandi del Mediterraneo. "Non ci dimenticheremo del caso Regeni e non ci fermeremo finché i responsabili non saranno consegnati alla giustizia" ha detto al-Sisi. Rivolgendosi all'amministratore delegato dell'Eni ha aggiunto che la morte di Giulio Regeni è stata causata da persone che “avevano bisogno di danneggiare le relazioni tra Egitto e Italia, per non farci arrivare al giacimento di Zohr".

Dunque, secondo al-Sisi, esistono persone malvage a questo mondo. Non che non ce ne fossimo accorti. Che la malvagità esistesse lo sapevano i suoi stessi avi. Pronunciate dal capo di uno Stato che ambisce al rispetto della comunità internazionale e forse anche del suo popolo, le parole di al-Sisi appaiano insufficienti e offensive delle altrui intelligenza e dignità. Esse rappresentano un goffo tentativo di giustificare la mancanza del rigore e dell’impegno che avrebbero dovuto portare all’accertamento della verità e banalizzano l’intera vicenda persino sul piano morale. Con le sue parole il presidente egiziano ha preso a schiaffi due millenni di storia del suo stesso paese dimenticando la grandezza della civiltà che in esso vi visse.

Con questa petizione, da inviare in conoscenza anche al Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni e al Ministro degli Esteri Angelino Alfano, si prega l'Ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, di chiedere al generale Abd al-Fattah al-Sisi, Presidente della Repubblica egiziana, di sottoporsi alla psicostasia.

 

Nota conclusiva: La psicostasia è chiaramente irrealizzabile e la petizione apparirà provocatoria. Lo è, ma non spudoratamente. Essa è un ulteriore contributo, l’ennesimo, non solo per chiedere giustizia per Giulio Regeni e per i tanti come lui, ma anche contro l’indifferenza agli abusi di potere, pericolosa anticamera del consenso che riscuotono i nemici della verità e della democrazia.



Oggi: Episcopo conta su di te

Episcopo Pasquale ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini: Il cuore del presidente. Al-Sisi si sottoponga alla psicostasia. Verità per Giulio Regeni.". Unisciti con Episcopo ed 806 sostenitori più oggi.