Legalizzare per sottrarre!

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La stima dei benefici fiscali della legalizzazione delle droghe leggere in Italia, calcolata per l’anno 2011, varia dagli 8,7 ai 6,0 miliardi di euro. Stime confermate anche dai dati provenienti dal Colorado, il primo Stato Usa a legalizzare nel 2014 la cannabis per uso ricreativo (David, 2016).

A questi benefici diretti vanno aggiunti quelli indiretti:

a) Migliore qualità del prodotto: con il mercato delle droghe leggere in mano alle organizzazioni criminali nessun consumatore sa esattamente cosa sta assumendo. L’università di Berna nel 2016 ha analizzato 191 campioni di marijuana sequestrati sul territorio svizzero e ha scoperto che il 91% di questi risultava contaminato. Questa come altre inchieste hanno dimostrato come, mischiate con la cannabis venduta nei mercati illegali d’Europa, ci sia ammoniaca, lacca, lana di vetro e piombo. Ma anche alluminio, ferro, cromo, cobalto ed altri metalli pesanti altamente nocivi. Tutte sostanze che vengono aggiunte per aumentare il peso dell’erba ed avere più profitti, ma che possono causare al consumatore anche danni più gravi rispetto al THC. Un mercato regolamentato comporterebbe un controllo di qualità della filiera e meno rischi per i consumatori.

b) Segmentazione dei mercati: altro aspetto molto rilevante riguarda il passaggio dal consumo di droghe leggere a quello di droghe pesanti. Nella situazione attuale questo passaggio è incentivato dagli spacciatori che hanno tutto l’interesse a convincere il consumatore di droghe leggere (incapaci di creare dipendenza) a provare eroina, cocaina e droghe sintetiche (che invece creano dipendenza). Con la legalizzazione della cannabis i contatti tra i due mercati sarebbero meno frequenti, e si limiterebbe il passaggio dal consumo di droghe leggere a quello di droghe pesanti.

c) Contrasto alle mafie: nel caso italiano inoltre, la legalizzazione della cannabis, rappresenterebbe anche un’importante politica di contrasto alle organizzazioni criminali. Come segnalato dalla Direzione Nazionale Antimafia nella Relazione Annuale 2014, (pp. 354-355), se si volesse reprimere più efficacemente il traffico di droghe pesanti (eroina e cocaina) o impiegare più risorse in altri reati, andrebbe ipotizzata una regolamentazione delle droghe leggere. Tale provvedimento ridurrebbe contemporaneamente la liquidità delle organizzazioni criminali (spesso reinvestita nell’economia legale, alterando la concorrenza) ed il loro consenso sociale: nelle periferie urbane e tra gli strati più poveri della popolazione la prospettiva lavorativa offerta dalla criminalità organizzata con lo spaccio degli stupefacenti è molto più sicura e remunerativa di quella offerta dallo Stato. Legalizzando le droghe leggere si dimezzerebbe per le mafie la liquidità proveniente dallo spaccio di stupefacenti e si ridurrebbe il consenso sociale.

Infine alcune considerazioni conclusive. Quello delle droghe è un mercato a tutti gli effetti, dove si incontrano una domanda ed un’offerta, e lo scambio avviene con il reciproco consenso. Droghe e prostituzione infatti per il Sistema Europeo dei Conti Nazionali vanno incluse nella produzione nazionale – l’ISTAT (2017) stima il fatturato dei due mercati in 15,8 miliardi di euro nel 2015- e vengono sommate nel calcolo annuo del PIL.

A questo si aggiunge che il consumo di droghe leggere è ormai un fenomeno di massa. Secondo l’Osservatorio europeo delle droghe: il 19% dei ragazzi italiani tra i 15 ed i 34 anni, ha fatto uso di cannabis nel corso degli ultimi dodici mesi: una percentuale inferiore in Europa solo a quella della Francia. E come tutti i fenomeni di massa è più efficace regolarlo che proibirlo: impedire l’accesso al mercato legale sposta solo i consumatori su quello illegale, non riduce la domanda.

Per tali ragioni, soprattutto nelle economie più avanzate come gli USA o il Canada, dove hanno minore influenza stigma morali o religiosi, ci si sta avviando velocemente verso la regolamentazione del mercato legale della cannabis. E considerati i risultati positivi di questi primi anni di legalizzazione è verosimile aspettarsi che altre economie capitalistiche seguiranno l’esempio degli USA. Pertanto, ritornando al dibattito italiano, la domanda da porsi non è “perché legalizzare”, ma “quando”.

 

 

"The drug market is now established as the main business for criminal organizations. The prohibition policy has failed to reduce the consumption of drugs, but rather had the effect of increasing costs. Regulation and legalization of this market, in terms of costs and benefits to the community, would result in substantial net benefits, resulting primarily from the emergence of transactions, at this time, illegal."

Di Piero David, Ferdinando Ofria

http://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/perche-legalizzare-la-cannabis-una-analisi-di-costi-e-benefici/



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