"Non è spegnendo la musica che risolviamo il problema"

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Ciao sono Daniela, lavoro al Setai da tanti anni, ormai è come la mia seconda casa ed ora la vogliono chiudere. Per sempre.

Io non ci sto.

Faccio parte di quella schiera di persone che hanno deciso di svolgere un secondo lavoro in orario notturno e durante il weekend. Ora io, come circa un centinaio di miei colleghi, ci troviamo senza alcun preavviso, senza stipendio.

Io non ci sto.

Nel corso degli anni la direzione del club per il quale lavoro ha assunto diverse misure atte a prevenire l’abuso di alcool. Il personale dedicato alla sicurezza, nelle serate in cui é permesso l’ingresso anche ai minorenni, chiede sempre l’esibizione del documento d’identità. All’ingresso con il costo del biglietto è compreso un drink analcolico. Per l'acquisto di drink alcolici alle casse bar deve essere esibito il documento d’identità.

Io non ci sto.

Se non fosse abbastanza, durante tutte le serate è sempre presente in loco un'ambulanza, pagata direttamente dal locale per il quale lavoro, come tutela maggiore.

Io non ci sto.

Tutti siamo restati colpiti da quello che è successo quella tragica notte, due ragazzi se ne sono volati via per una banale lite e questo è assolutamente inaccettabile. Ma che colpa ne abbiamo noi? Che colpa ne ha la direzione per cui lavoro?

Faccio appello a tutti voi. Aiutatemi a far sentire la nostra voce alle istituzioni, aiutatemi a sensibilizzare l'opinione pubblica che un locale non è droga e perdizione. Che non è togliendo una licenza che risolviamo il problema che sta alla base dei giovani di oggi: il divertimento responsabile!

4 Agosto. 4 della mattina. Si è spenta la musica.

Io non ci sto.



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