Non ripristinare i Consigli Provinciali in Sicilia

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Con il voto del 30 luglio 2015, la Sicilia ha abolito le province, sostituendole con i "liberi consorzi comunali" e le "città metropolitane": l'Assemblea regionale ha approvato la riforma che istituisce sei liberi consorzi e le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. La legge varata dall'Assemblea completava una riforma, approvata l'anno precedente, attribuendo funzioni e competenze ai nuovi enti intermedi, eliminando definitivamente le nove ex province regionali della Sicilia. In atto le funzioni di Presidente vengono svolte da un Commissario nei Consorzi, e dal sindaco della città capoluogo nelle città metropolitane. Era prevista un'elezione di II grado (cioè non effettuata dagli elettori). Una proposta di legge, approvata in Commissione e che ora andrà in aula, prevede l'elezione diretta dei consiglieri e del presidente delle ex Province, e in più un gettone di presenza: il presidente della città metropolitana o del Libero consorzio riceverà uno stipendio pari a quello del sindaco del capoluogo, mentre il consigliere avrà un compenso equiparato a quello del consigliere comunale. LA LEGGE, se approvata, COSTITUIREBBE UN RITORNO AL PASSATO E UN NUOVO IMPULSO AD UNA POLITICA FATTA DI POSTI DA OCCUPARE E COMPENSI, invece che di impegno da parte di tutti; COSTITUIREBBE NUOVO AGGRAVIO DI SPESE PER I BILANCI PUBBLICI; andrebbe controtendenza rispetto a quanto esistente nel resto  d'Italia.

NON ABBIAMO BISOGNO DI UN NUOVO ORGANISMO ELETTO, ma di semplificazioni dei poteri decisionali.

CHE LA PROPOSTA VENGA RESPINTA DALL'AULA!



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