Facciamo ripartire i restauri di opere d'arte

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I restauratori italiani, che svolgono un’attività PRIORITARIA che rientra nei principi fondamentali della Costituzione italiana  in quanto rende possibile la TUTELA del   patrimonio storico artistico della nazione come prescritto dall’art.9  e che  si  adoperano anche intervenendo come volontari in occasione di calamità mettendo a disposizione  la  preparazione e l’esperienza  che li hanno resi famosi in tutto il mondo si vedono ora negata la possibilità di esercitare il loro lavoro.

Il DPCM del 26/04/2020 ha negato la possibilità di riprendere l’attività lavorativa dei restauratori di opere d’arte il 4 maggio, né ha prospettato che ciò sia possibile il 18 dello stesso mese.

Il codice Ateco 90.03.02 al quale sono associati non rientra tra quelli riportati nell’allegato 3 e autorizzati a riprendere l’attività.

Questo fatto  è dovuto a un palese errore nell’attribuzione del codice Ateco,  che è stato formulato con altri criteri e che  ha indotto al facile errore di assimilare attività economiche con esposizioni al contatto interpersonale molto diverse  quali quelle  Artistiche (cinema, sale da concerto, teatri),  Sportive (palestre), di Intrattenimento e  di Divertimento (circhi), e a ciò deve essere posto immediato riparo.

LO SVOLGIMENTO DEI LAVORI DI RESTAURO NON COMPORTA UN CONTATTO DIRETTO CON IL PUBBLICO.

Esso viene infatti  svolto  nell’ambito di cantieri (dei quali peraltro è consentita la riapertura)  oppure all’interno di laboratori chiusi al pubblico dove è molto semplice applicare tutte le norme di distanziamento sociale per la prevenzione della trasmissione del Covid-19.

Si fa inoltre notare che  settori affini, quali ad esempio quello dei restauratori di mobili o  dei doratori possono ripartire a partire dal 4 maggio.

Questa situazione causa ulteriori ed enormi problemi  economici a tutta la categoria oltre al rallentamento dei lavori in corso d’opera con un conseguente aggravio sulla spesa pubblica. Secondo quanto riportato da Confartigianato si parla “di quasi 4.000 imprese e tra i 10.000 ed i 12.000 addetti del settore, fermi da due mesi e senza alcuna prospettiva di ripresa della loro delicata funzione di restauro dei Beni Culturali”.

Chiediamo quindi  e CON SOMMA URGENZA la rettifica dell’allegato 3 del DPCM e l’autorizzazione alla ripresa delle attività di restauro a partire dal 4 maggio.

FIRMA QUESTO APPELLO PER IL DIRITTO ALLA RIPRESA DEL  LAVORO DEI RESTAURATORI ITALIANI