PETIZIONE CHIUSA

Rendere obbligatoria la bonifica dell'amianto

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La legge n. 257/’92 che ha messo al bando l’amianto nel nostro paese, pur essendo una buona legge, non ha  stabilito espressamente il divieto di utilizzo dell’amianto né un termine preciso  alla dismissione dell’amianto. Ad oggi,  infatti, non essendo ancora  avvenuta quella dismissione graduale prevista dal legislatore del ’92 sono ancora presenti sul territorio notevoli quantitativi di amianto per lo più in condizioni deteriorate la cui installazione va da un minimo di vent’anni ad oltre quaranta.

 

Si propone pertanto di aggiornare la legge n. 257/’92 con l’introduzione di una disposizione che stabilisca il divieto di utilizzo dell’amianto con particolare riferimento all’eternit e all’amianto friabile con la definizione di un termine preciso dall’entrata in vigore della norma.

 

A tal proposito si rende necessario garantire forme certe di incentivazione anche fiscale,  oltre al potenziamento dell’incentivo già in atto costituito dalla sostituzione delle tettoie in eternit con il fotovoltaico.

L’obbligatorietà della bonifica, in presenza di manufatti che sono obbiettivamente  ormai deteriorati a causa della loro vetustà è l’unica forma di prevenzione capace oggi di interpretare correttamente l’art. 32 Cost.

 

Si renderebbe necessario aggiornare anche il DM 6.9.1994 relativo alla valutazione del rischio amianto, quale normativa di  riferimento per gli organi di vigilanza che viene applicato attualmente secondo criteri e procedure che non tengono conto del tempo trascorso, come se il tempo si fosse fermato al 1994. Inoltre gli organi di vigilanza  (AUSL e Arpa) operano secondo modalità diverse da regione a regione, da territorio a territorio e ciò costituisce una disparità di trattamento nell’ambito della prevenzione e della tutela della salute. Una normativa di riferimento che tenesse conto del parametro della vetustà come elemento prioritario di valutazione e la definizione di precise responsabilità che definissero il ruolo delle Ausl e/o delle Arpa sarebbe senz’altro d’aiuto nell’accelerare il percorso delle bonifiche che invece non trova il giusto supporto proprio da parte di tali organi. Va inoltre tenuto in conto  che i dipartimenti di prevenzione sono nella maggioranza dei casi sotto organico, con personale ispettivo dedicato in numero inferiore alle effettive necessità.  Per nostra esperienza facciamo presente la carenza di controlli, la differente interpretazione della norma attualmente in vigore, la diversa disciplina adottata dalle regioni e in una stessa regione: in particolare gli interventi delle Asl si sostanziano in una mera formalità che non si traduce nell’assunzione di responsabilità e in definitiva nella adozione di misure di bonifica, lasciando così che le fibre disperse continuino ad essere respirate inconsapevolmente da tutti.

 



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