Vittoria confermata

Aiutate Carmelo ad ottenere il passaporto per rientrare in Italia

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Questa è la storia dell'ennesimo italiano che cerca una via d'uscita dalla crisi, si rimbocca le maniche e parte.

Carmelo Nicoloso è un padre di famiglia, un lavoratore onesto che vuole una vita migliore per sè e i suoi figli, così nel 2010 sfida la sorte e coraggiosamente, a poco più di 50 anni, prende un volo e va in Marocco a tentar fortuna.

Carmelo è un bravo artigiano, ha una bella falegnameria in Italia ma il lavoro scarseggia. Carmelo non conosce nè l'arabo nè il francese perció cerca una persona del luogo che possa meritare la sua fiducia e aiutarlo negli affari. Trova un socio e prende l'appalto della ristrutturazione di un grosso bar-ristorante.

Purtroppo la sua fiducia è malriposta, infatti Nabil incassa dal committente i pagamenti, anche anticipati sui lavori da farsi, e se li intasca.
Quando Carmelo chiede i soldi al committente, questo lo denunzia per truffa ritenendo che i due soci fossero daccordo per estorcergli altro denaro.

Immediatamente viene portato in galera e per due mesi rimane in attesa di poter pagare una cauzione di 15.000,00 euro in una cella con altre 8 persone facendo i turni per potersi sedere, tanto era piccola la cella.

Finalmente pagata la cauzione può uscire, ma senza il passaporto e quindi senza poter rientrare in Italia e senza poter alloggiare in albergo (non potendosi registrare in assenza di documenti), è costretto a mendicare a qualche occasionale conoscente un posto dove passare la notte.

Ora sono quasi tre mesi che, senza dimora e senza passaporto, questo poveretto cerca di avere indietro dal tribunale il passaporto.

Questa è l'ennesima beffa dopo due mesi di prigione, 90.000 euro di merce e lavori perduti, 15.000 euro di cauzione versata ed una falegnameria in Italia che senza la sua presenza rischia di fallire.


Il tutto nel totale disinteresse del consolato italiano. Chiediamo un deciso intervento delle Istituzioni a sostegno di Carmelo per permettergli il rientro in Patria.

Siamo cittadini italiani e il nostro Paese deve tutelarci e difenderci quando, come in questo caso, siamo vittime impotenti, innocenti ed indifese.



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