FERMIAMO L'OSTRUZIONISMO NEI CONFRONTI DEI CITTADINI ITALIANI CHE SONO DOCENTI IN ROMANIA

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PETIZIONE  CONTRO L’OPERA DI OSTRUZIONISMO DEL MIUR NEI CONFRONTI DEI CITTADINI ITALIANI CHE SONO DOCENTI IN ROMANIA.

L’ITALIA SFIDUCIA LA ROMANIA!

IL DIRITTO FONDAMENTALE DELLE PARI OPPORTUNITA’ DEI DOCENTI  VIENE LESO.

IL FONDAMENTALE PRINCIPIO DELLA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PROFESSIONI SANCITO DAL TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA VIENE DISATTESO DAL MINISTERO ITALIANO A DANNO DEI CITTADINI ITALIANI .

DI FATTO I DOCENTI RUMENI SECONDO L’ITALIA NON  AVREBBERO CITTADINANZA EUROPEA!

 

 

I sottoscritti cittadini italiani, firmatari della presente petizione

 

CONSIDERATO CHE

Il Ministero dell’Istruzione sta perpetrando un’ingiustizia a danno di docenti precari italiani che hanno la qualifica professionale di docente in Romania (paese membro UE, con pari dignità degli altri Stati) in quanto il MIUR non riconosce l’equipollenza dell’esperienza professionale e delle competenze professionali maturate  come titolo equivalente al titolo abilitativo ai sensi della Direttiva 2005/36/CE in Romania da parte dei docenti italiani.

E’bene evidenziare che questi “docenti mortificati dal proprio paese” sono stati costretti ad andare in altri Paesi UE (tra cui la Romania)  per conseguire l’abilitazione all’insegnamento (TFA), in quanto l’Italia da un lato poneva il TFA come condicio sine qua non per l’accesso al Concorso a cattedra, dall’altro non ne organizzava i Corsi.

Infatti, i corsi per il Tirocinio Formativo Attivo in Italia erano a numero chiuso e attivati a singhiozzo da parte delle Università.

Migliaia di persone, sono stati di fatto obbligati a conseguire tale abilitazione all’estero sostenendo enormi sacrifici.

Ciononostante, a fronte delle corrispondenti domande per il riconoscimento della qualifica professionale di docente conseguite in Romania, il MIUR  rifiuta di emettere il decreto di riconoscimento per formalismi che appaiono puramente strumentali.

Infatti il MIUR, nel vagliare la documentazione a sostegno della domanda di riconoscimento, non contesta i contenuti teorico pratici, disciplinari e didattico-pedagogici, nonché le modalità di formazione (esami, tirocini, ecc.) alla base del conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nel rispettivo ordinamento nazionale.

 

Insomma, nonostante il diritto comunitario (direttiva 36/2005 in primis) dia la possibilità ai cittadini europei di poter effettuare analoghi percorsi di studio per conseguire le medesime qualifiche professionali in qualsiasi paese UE, il MIUR sta facendo opera di ostruzionismo.

 

Ad esempio, a fronte di una abilitazione all’insegnamento certificata dal Ministero della pubblica Istruzione rumena, nella quale lo stesso riconosce esplicitamente il diritto del docente ad insegnare in Romania, il MIUR contesta la competenza dell’ufficio ministeriale che lo ha emanato.

Può il MIUR rifiutare la certificazione entrando nel merito dell’organizzazione interna del Ministero rumeno?

Gli italiani vengono ABBANDONATI  dal proprio paese di appartenenza.

A sottolineare l’assurdità di tale situazione, basti considerare che i malcapitati hanno persino tentato di chiedere al Ministero rumeno di assecondare i “capricci” del MIUR, chiedendo al primo di modificare la certificazione secondo quando richiesto dal secondo.

Ebbene, il Ministero della pubblica istruzione rumeno ha risposto, normative alla mano, eccependo l’infondatezza delle pretese del Ministero italiano.

 

La morale è sempre la stessa: a fronte del contrasto tra i Ministeri dei due Stati, i diritti dei cittadini soccombono.

 L’indignazione è grande, ancora una volta si calpestano diritti fondamentali come quello di godere di pari opportunità e di costruire il proprio futuro senza inutili impedimenti.

E’ opportuno chiarire che i docenti in questione hanno seguito corsi particolarmente selettivi e professionalizzanti organizzati in Paesi che, al pari di quanto avviene in Italia, subordinano la qualifica e l’attività di docente  ad un rigoroso regime studio e di formazione .

“Anche in ROMANIA” il docente ha il compito di esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, pertanto  la sua  funzione educativa, culturale, etica e sociale è oggetto di grande attenzione e scrupolo  da parte del Ministero dell’Istruzione nazionale rumeno.  Il Miur, continua ad attuare una politica di chiusura e di pregiudizi nei confronti delle Istituzioni rumene e di fatto viola il fondamentale principio della libera circolazione delle professioni sancito dal Trattato dell’Unione Europea pregiudicando lo status lavorativo di docenti italiani precari che servono il loro Paese prestando servizio nelle scuole senza alcune garanzie di stabilità.

Tutto questo è vergognoso.

Il sommo diritto comunitario perde valore, i titoli di studio e di formazione in questione non vengono intesi come “qualifiche professionali” secondo quanto previsto dall’ordinamento comunitario in ordine alle professioni regolamentate.

Il MIUR insiste nel non rilasciare decreti di riconoscimento nonostante sia stato chiarito che l’accesso ad una professione può essere subordinato al conseguimento di specifiche qualifiche che possono consistere, alternativamente, in un titolo di formazione (ossia un diploma, un certificato e altro titolo comunque rilasciato da un’autorità pubblica che sancisca la formazione professionale acquisita) ovvero in una determinata esperienza lavorativa.

Di fatto il MIUR sta violando principi espressamente previsti dalle direttive comunitarie 2005/36 e 2013/55 UE, recepite dal Legislatore nazionale con D. Lgs. 6 novembre 2007 n. 206 e con D. Lgs. 28 gennaio 2016, n. 15.

Pertanto, i sottoscritti cittadini italiani, firmatari della presente petizione

 

 

CHIEDONO

Ai loro rappresentanti politici in Italia e in Europa nonché a tutte le Autorità preposte, di far luce su questa annosa questione e dirimere le controversie tra Ministero italiano e Ministero rumeno affinché i cittadini italiani trovino soddisfatti i loro diritti.

 



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