Femminicidio, violenza sulle donne: basta con la narrazione tossica di alcuni media!

Femminicidio, violenza sulle donne: basta con la narrazione tossica di alcuni media!

0 hanno firmato. Arriviamo a 500.
Più firme aiuteranno questa petizione a ottenere una risposta da parte del decisore. Aiuta a portare questa petizione a 500 firme!
Daniela Valdiserra ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Ai direttori dei giornali e al direttore generale della RAI

Amiche, compagne, donne, ragazze. Care tutte

Proviamo a fare qualcosa di concreto per spingere i media a cambiare la loro narrazione della violenza sulle donne e dei femminicidi, spesso più vicina al punto di vista del carnefice che a quello della vittima?

Proviamo a fare in modo che rispettino gli impegni da loro stessi presi con il Manifesto di Venezia?

Firmiamo questa lettera aperta, sotto forma di petizione, che sarà inviata a tutti i direttori di giornali e al direttore della RAI.

TESTO DELLA LETTERA APERTA 

Troppe volte, in occasione di violenza sulle donne o di femminicidio, abbiamo letto frasi come “era depresso perché lei lo aveva lasciato” o “era ... in preda a un raptus” o addirittura “la amava troppo”.

Narrazioni che sembrano cercare una giustificazione o almeno un ridimensionamento della gravità dei crimini compiuti contro le donne e svelano più empatia con l’aggressore che con la vittima.

Con la morte di Elisa Pomarelli qualcuno ha fatto di peggio.

Di Elisa sappiamo poco. Ci avete raccontato dell' amicizia con il suo aguzzino e poco altro. Qualcuno ha detto che era lesbica, ma più per aggiungere colore all'argomento che per parlare davvero di lei.

Ci avete raccontato di più sul suo assassino. Il gigante cattivo violento e possessivo che l'ha uccisa. Di lui qualcuno ha raccontato tanto: che amava arrampicarsi sugli alberi, che gli piaceva camminare a piedi nudi... "l'ha seppellita in un bosco da cui si vede la pianura come da una balconata" queste sono le testuali parole apparse su Repubblica, come a voler sminuire l'orrore di questo femminicidio.

Di lui è stato scritto tanto, di lei pochissimo.

Non può essere un caso: le donne uccise vengono messe in secondo piano, perché è quello che spetta a una donna in questa società, secondo la mentalità che contribuite a mantenere viva.

Anche Bruno Vespa ha fatto del proprio peggio durante l’intervista a Lucia Panigalli: le ha “spiegato” con i gesti e con le parole quanto sia stata fortunata a sopravvivere (cosa volere di più?) e le ha anche detto che in fondo un po’ se l’era cercata dato che è rimasta dentro a quella relazione per diversi mesi.

E infine, in questi giorni, il terrificante caso di Partinico che qualcuno ha raccontato mobilitando la peggiore retorica del patriarcato.

Dalle interviste alla moglie che giustifica il marito perché comunque è un buon padre e arriva addirittura a sentirsi in colpa per non avere capito la sua insoddisfazione, a quelle padre dell’assassino, un uomo che attacca esplicitamente le donne che oggi “si permettono di dire delle cose, incitare, riscattare, volere, pretendere e sopprimere di modo che la persona va fuori di cervello”. (Il Giornale di Sicilia)

Addirittura sarebbe stata Ana a sopprimere lui, non viceversa!

Affermazioni di questo genere, diffuse sulla stampa senza nessuna lettura critica, ci mostrano quanto la mentalità patriarcale, che vuole le donne subalterne e subordinate, sia radicata anche nell’ambiente della informazione.

Noi non accettiamo più tutto questo.

Non troviamo più le parole per esprimere la nostra rabbia verso questo tipo di “informazione”.

Noi vogliamo togliere le parole a chi fa informazione in questo modo.

PERCIO’ DICHIARIAMO CHE

non intendiamo continuare a comprare o a seguire sui social, sul web o in TV quei mezzi di informazione che tradiscono le regole del Manifesto di Venezia.

Questo non ci restituirà le nostra amiche morte, ma ci sottrarrà alla vergogna di fare parte di questa mortifera società maschilista.

Con questa lettera aperta avvisiamo anche gli inserzionisti, i quali devono sapere che certi giornali e certe trasmissioni non li seguiremo più fino a che non mostreranno di tenere in debito conto la nostra vita, la vita delle donne, e di portarci rispetto.

I vostri giornali non li compriamo più!

 

 

 

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