Bullismo a scuola: aiuterebbe punire anche gli adulti?

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E' allarme bullismo: servirebbe una punizione per gli adulti?

Da Lucca a Venezia, da Chieti a Velltri, dai professori ai compagni di scuola, si moltiplicano le vittime dei violenti. Studenti, adolescenti, coetanei si trasformano in classe in aguzzini dei loro compagni, dei loro insegnanti. Spesso, per postare poi le loro "imprese" in rete. Inizialmente casi rari, oggi sono sempre più frequenti a causa dell'effetto emulazione e anche delle misure, forse adeguate sul piano singolo, ma inefficaci sul piano generale, perché i casi sono via via più frequenti.

Accanto a questa notizia un'altra non meno allarmante: nel 2017, 354 adolescenti suicidi.

E una terza: gli studenti italiani appaiono nelle rilevazioni internazionali i più ansiosi. Sono tutti segnali indicativi che qualcosa non va e che qualcosa di altro deve pur farsi, a fronte di leggi, dibattiti e convegni.

A proposito di bullismo e disagio adolescenziale si passa, come anche su molto altro, dal piano del giustizialismo (bocciamo, espelliamo, disintegriamo!!) a quello del garantismo (è una ragazzata, mi hanno chiesto scusa, non è il caso di esagerare sono azioni isolate). Entrambe le posizioni, a mio parere, producono pochi frutti sul piano generale, posso agire a incollare i cocci ma non a evitare altri vasi torri.  

Sbagliate le "pene esemplari" che servano solo a provocare l'allontanamento da scuola, specie nei luoghi più difficili, come sbagliata la remissività di fronte a chi cresce senza regole, limiti o rispetto verso gli altri.

Di fronte a fatti gravi rimane da dire che se non c'è una pena che certifica la definizione del fatto grave non si crea l'assunzione di responsabilità individuale che è alla base del vivere civile. Sia come azione sul singolo, la giusta punizione, sia come ricaduta sul gruppo, il giusto esempio. Sine poena nulla lex, è alla base del diritto come giustizia, giustizia come diritto non come vendetta. Le pene che servono però sono quelle giuste. Educative, non vendicative, appunto.

Rimane però da prendere atto della realtà: punire il protagonista dell'atto di bullismo non sta bastando, perché il nocciolo del problema non sono i ragazzi ma va rintracciato altrove, negli adulti, nel sistema sociale, nella stessa scuola.

Lo sappiamo e s’è detto:  siamo di fronte a un profondo deficit educativo da parte delle tre principali "agenzie educanti": scuola/docenti, famiglia/genitori, società/rete(reale o digitale che sia) e ciascuna a suo modo scarica sull'altra il peso delle azioni gravi, quando sarebbe il caso di prenderselo tutto e dividerselo in modo adeguato a seconda del caso. Agire separatamente è il problema e da qualche parte bisogna iniziare per capire come invertire la rotta per tornare ad agire insieme, con intenti comuni, metodi comuni per valori comuni.

Quel che si dovrebbe evitare è la deresponsabilizzazione personale che poi troviamo diffusa nel corpo sociale e di cui radice e sintomo vediamo manifestarsi a scuola a partire proprio da come agiamo di fronte ai fenomeni gravi di bullismo o a quelli meno gravi ma non minimizzabili di deficit educativi.

Come venirne a capo? Inoltre, giusta o sbagliata che sia, è risolutiva la punizione al solo protagonista del fatto?

Considerato anche il fatto che, da qualche parte, anche se punito,  troverà una qualche giustificazione deresponsabilizzante (dai genitori sotto forma di sostegno e di guerra alla scuola, dal docente sotto forma di minimizzazione del fatto a fronte di facili scuse del protagonista o della famiglia, dalla società/media sotto forma di notorietà, salvo ciascuno dei tre indicare l'altro adulto come reo e non come correo, o caricare la responsabilità  solo al ragazzo) è evidente a tutti che non sta bastando e che comunque le scuole e le famiglie possono mettere in campo altri strumenti per venirne a capo insieme e non separatamente.

E allora io mi chiedo e chiedo, è un’ipotesi la mia, una via percorribile, prima che sia troppo tardi, non è il caso di indirizzare anche verso il mondo adulto delle possibili "pene" accanto a quelle al ragazzo/a, non in alternativa, per corresponsabilità in colpa?

Definendo, attenzione, non delle punizioni giustizialiste e nemmeno delle assoluzioni garantiste, ma delle punizione efficaci e giuste, comuni ad ragazzo e adulto, che diano forte il segnale della correponsabilità e non quello della deresponsabilità?

E' possibile immaginare in ogni scuola una "punizione" o un'azione educante che coinvolga anche la famiglia e il corpo docente o parte del corpo docente della classe e non solo il ragazzo/a, di fronte a gravi fatti di bullismo o di azioni contro persone o cose?

E' una cosa che si può tentare e subito, non c'è bisogno di leggi. Basta deciderlo insieme in ogni scuola.

E' bene intanto fornire un'informazione poco nota: un istituto giuridico che individua la corresponsabilità del tutore (genitore o altro che siano) esiste e si chiama "Culpa in Educando" (Colpa nell'educare), oggetto dell' Art. 2048 Codice civile - Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d'arte ("l'espressione è usata per indicare il criterio di imputazione della responsabilità dei genitori e del tutore per i danni cagionati dal fatto illecito commesso dai figli minori non emancipati o dalle persone soggette a tutela -in caso di coabitazione-").

Se un docente viene accusato da un genitore di "abuso dei mezzi di correzione" (e accade spessissimo) arriva dritto in tribunale, è un reato penale e viene generalmente condannato a pena detentiva anche a fronte di azioni irrisorie (noto il caso dei tre mesi di carcere commutati a una docente per aver fatto scrivere a un allievo che bullizzava un compagno "sono deficiente"), per fatti gravi oltre la pena giudiziaria c'è l'allontanamento o il licenziamento (entrambe azioni in potestà al dirigente scolastico).

Lo stesso non accade ai genitori nei casi di responsabilità parimenti gravi: la punizione oggi va solo al ragazzo/a, eppure i fatti gravi commessi dal ragazzo/ragazza sono generalmente frutto di  inefficacia o inesistenza dell'azione educativa, di mancata consapevolezza del dovere di educare alla responsabilità delle proprie azioni e di frequente minimizzazione di fronte a marachelle meno gravi che via via diventano sempre più gravi.  

Minimizzazioni frequenti sia da parte dei genitori come anche da parte dei docenti, è bene precisarlo, non recano nessun vantaggio alla crescita del ragazzo. Come dicevamo sopra: inefficaci e deleteri i giustizialismi, non di meno i garantisimi.

Conoscere e condividere l'eventualità di una sanzione o una punizione (consistente anche in un'azione a vantaggio della scuola o di volontariato, da svolgere insieme) per "culpa in educando", da prevedere in anticipo nei regolamenti d'istituto e nei patti di "corresponsabilità educativa" che i genitori e i docenti firmano all'atto dell'iscrizione dei figli a scuola, potrebbe rendere tutti gli adulti corresponsabili nell'educazione di chi cresce, attraverso un "concorso di responsabilità"  attraverso una condivisione delle conseguenze delle azioni.

Potrebbe divenire un mezzo utile, oltre che alla punizione, anche all'educazione consapevole e alla prevenzione di atti di bullismo o vandalismo nei confronti di persone o cose a scuola? Ed essere d'aiuto alle famiglie e alla scuola nel loro agire insieme per stimolare la responsabilità dei ragazzi più difficili?

Solo alcuni di noi pensiamo che se tocchiamo quanto di più caro hanno alcuni, le tasche e il tempo, riusciremo a venire a capo delle teste? Perché è evidente che la situazione stia sfuggendo di mano a tutti. Sono delle domande che possiamo porci.

La firma e la diffusione di questa riflessione vale come la condivisione dell'idea che un'assunzione di responsabilità collettiva sul fatto che bisogna educare insieme e insieme decidere, così come è il caso di punire con giuste punizioni sia i ragazzi che la comunità educante di riferimento, genitori e docenti, per metterci tutti in discussione come singoli per agire insieme e per far pesare a ciascuno le conseguenze delle azioni.  E' il miglior aiuto che possiamo dare ai nostri figli e, dunque, al Paese.

 



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