Per un AGESCI che sia presente e agisca con coraggio nel presente

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Scriviamo questa petizione per porre sotto i vostri occhi una questione a noi molto cara legata a quanto accaduto a Staranzano, paese in provincia di Gorizia, in Friuli Venezia Giulia. Poco tempo fa si sono celebrate le nozze civili tra una coppia omosessuale composta da un Consigliere comunale e un Capo Scout dello Staranzano 1 facente parte dell'AGESCI. Il fatto di per sé ha seguito quando disposto dalla nuova legge, tuttavia poiché riguardante un Capo Scout, ha riscontrato il dissenso del Parrocco del paese, che si è espresso opponendosi alla continuazione della professione di Educatore poiché non conforme al concetto di “cattolico” proposto dall'AGESCI. A seguito di questa dichiarazione molti giornali hanno riportato la notizia, gonfiandola e facendo finire sotto gli occhi di tutti la neo coppia, il gruppo scout e lo stesso Parroco.
Ciò che noi chiediamo è di rivalutare il ruolo di Educatore, che prescinde da orientamento sessuale, situazione familiare e scelte di vita, se in grado di svolgere il suo compito con passione e dedizione mantenendo l'integrità morale. Il ruolo di educatore non riguarda l'insegnamento dell'amore privato, quello carnale e affettivo per un compagno o una compagna, ma riguarda quello dell'amore universale come fratellanza e accoglienza del prossimo, che quindi sfocia anche nell'amore per una famiglia, intesa come nucleo di rapporti basati sull'amore e sul rispetto. Le scelte private di ogni educatore rimangono al di fuori delle attività associative e non influenzano o “deviano” i ragazzi in alcun modo. Quanti educatori, sia scout che appartenenti ad altre associazioni cattoliche sono omosessuali, divorziati o conviventi, eppure finché l'atto non è reso di pubblico dominio, nessuno obietta. Molti, prima di questo Capo Scout, sono stati allontanati dall'AGESCI per lo stesso motivo e sono usciti di scena a testa bassa, nel silenzio, nonostante fossero persone perfettamente in grado di ricoprire il loro ruolo. E' questo l'insegnamento che si vuole dare ai ragazzi, quello di vivere di compromessi e sotterfugi, nascondendo ciò che si è, pur di continuare a fare quello che piace? Essere omosessuali non è una colpa né un fattore invalidante per la partecipazione alla vita associativa e chi sceglie di renderlo pubblico non deve aver paura di essere abbandonato o escluso.
“Ciò che chiediamo all'AGESCI”, citando la Carta del Coraggio scritta durante la Route Nazionale nel 2014, “è di allargare i propri orizzonti affinché tutte le persone, indipendentemente dall'orientamento sessuale, possano vivere l'esperienza scout e il ruolo educativo con serenità senza sentirsi emarginati. A questo proposito, chiediamo alla Chiesa di accogliere e non solo tollerare qualsiasi scelta di vita guidata dall'amore.”
Queste parole sono sembrate a molti troppo forti e troppo pretenziose, quasi eretiche. Tuttavia l'AGESCI è un' “associazione di frontiera”, come definita dal patto associativo, e deve quindi sia seguire il percorso di fede scelto, che essere in grado di vedere i cambiamenti, gli sviluppi, le problematiche che via via emergono. Non può restare confinata nel passato, rifiutando le dinamiche di una società moderna, composta da giovani che chiedono di essere ascoltati, per essere cittadini attivi del proprio presente e vivere con coraggio un cambiamento, che non ha nulla di sbagliato.
Quello che i giovani chiedono alla Chiesa, tramite la Carta del Coraggio, non è di ottenere matrimoni omosessuali celebrati da un Prete, il riconoscimento del divorzio o l'appoggio ad avere figli fuori dal matrimonio, ma semplicemente di reinterpretare il concetto di Fede Cattolica come Amore Universale, che è diverso dal concetto di Chiesa a cui è spesso associato. Chiesa è anche Fede, ma non sono sinonimi. Una persona può avere Fede ma non credere in tutto ciò su cui si basa la Chiesa, cosa che il più delle volte succede, soprattutto tra i ragazzi. L'AGESCI dovrebbe quindi valutare e non svalutare queste nuove giovani idee, perché frutto non di un mondo sbagliato, ma di un mondo semplicemente successivo in cui la stessa realtà privata da cui provengono i giovani è, il più delle volte, lontana da quanto la Chiesa propone come modello. Dunque per questo molti ragazzi non dovrebbero ricevere la Prima Comunione, iscriversi ad associazione cattoliche o essere scout? La divisa scout rende tutti uguali, elimina i pregiudizi e fa si che ognuno di noi si senta accolto e accettato in questa grande famiglia: vogliamo che quest'uguaglianza vada oltre all'apparenza e chiediamo all'AGESCI di schierarsi ed uscire dal limbo in cui da troppi anni naviga, trascinando con sé tutti gli iscritti.
Chiediamo che quanto scritto sulla "Carta del Coraggio", firmata da 30mila ragazzi, venga finalmente ascoltato.

La realtà di oggi è un'altra e l'AGESCI, in quanto parte del presente, deve rendersi presente.



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