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Lo scorso 12 maggio in prima serata è andato in onda su canale 5 «La guerra dei venti anni», uno speciale che ricostruiva la vicenda processuale di Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Karima el Marough, alla vigilia della requisitoria del Pm Ilda Boccassini.

Lo speciale è stato un comizio, un utilizzo delle proprie reti da parte di Berlusconi per una controrequisitoria. 

"Eppure, qualche norma esiste per impedire tutto questo. Si tratta degli articoli 3 e 7 del testo unico della radiotelevisione (d.lgs. n. 177/2005), disposizioni quest’ultime che tendono ad assicurare le necessarie condizioni di imparzialità nell’informazione televisiva. In base a queste norme le trasmissioni di informazione, compresi i telegiornali, le rubriche e le trasmissioni di approfondimento, sono tenute ad assicurare l’equilibrio delle presenze politiche, ad evitare che i conduttori dei programmi abbiano un comportamento fazioso, ad essere obiettive.

Ma è soprattutto l’atto di indirizzo sulla rappresentazione dei processi in Tv (delibera Agcom 13/08/CSP) ad essere stato clamorosamente violato. Per chi non lo ricorda, si tratta di un provvedimento voluto per colpire Santoro e le sue docufiction. Molto scalpore destò allora l’intervento dell’Agcom e dunque ci sarebbe aspettati che oggi qualcuno lo ricordasse: “chi di spada ferisce di spada perisce”. Ed invece nulla. Le disposizioni dell’atto di indirizzo, presidiato da un apposito comitato, sono però chiare. Cito l’incipit: “le emittenti radiotelevisive pubbliche e private […]sono tenute a garantire l’osservanza dei principi normativi di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione, rispetto delle libertà e dei diritti individuali, ed in particolare della dignità della persona e della tutela dei minori, in tutte le trasmissioni che hanno ad oggetto la rappresentazione di vicende e fatti costituenti materia di procedimenti giudiziari in corso, quale che sia la fase in cui gli stessi si trovino.” Ed ancora: “…. la cronaca giudiziaria deve sempre rispettare i principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità dell’informazione e di tutela della dignità umana […]e rifuggendo da aspetti di spettacolarizzazione suscettibili di portare a qualsivoglia forma di “divizzazione” dell’indagato, dell’imputato o di altri soggetti del processo”. Infine, la violazione di tutte queste disposizioni é sanzionabile con pesanti multe. Chi è il giudice del caso? Ovviamente la stessa Agcom." (Estratto da "La delibera AgCom sui processi in Tv serviva solo a zittire Santoro?" di Nicola D'angelo -che ringrazio) 

Le regole insomma già esistono a vanno fatte rispettare. Agcom deve invocare il rispetto della legge e porre una limitazione a questa palese manifestazione del conflitto di interessi. 

Letter to
Centro Direzionale, Isola B5 - 80143 Napoli - Tel. 081/7507111 AGCOM Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Via Isonzo 21/b, 00198 Roma - Tel. 06/69644111 AGCOM Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Roma)
Piazza G. Verdi, 6/a - 00198 Roma - Tel: +39.06.85.82.11 AGCM Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
AGCOM Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: Sanzione a Gruppo Mediaset per la trasmissione "La guerra dei vent'anni..."

Lo scorso 12 maggio in prima serata è andato in onda su canale 5 «La guerra dei venti anni», uno speciale ricostruiva la vicenda processuale di Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Karima el Marough, alla vigilia della requisitoria del Pm Ilda Boccassini.

Lo speciale è stato un comizio, un utilizzo delle proprie reti da parte di Berlusconi per una controrequisitoria.

"Eppure, qualche norma esiste per impedire tutto questo. Si tratta degli articoli 3 e 7 del testo unico della radiotelevisione (d.lgs. n. 177/2005), disposizioni quest’ultime che tendono ad assicurare le necessarie condizioni di imparzialità nell’informazione televisiva. In base a queste norme le trasmissioni di informazione, compresi i telegiornali, le rubriche e le trasmissioni di approfondimento, sono tenute ad assicurare l’equilibrio delle presenze politiche, ad evitare che i conduttori dei programmi abbiano un comportamento fazioso, ad essere obiettive.

Ma è soprattutto l’atto di indirizzo sulla rappresentazione dei processi in Tv (delibera Agcom 13/08/CSP) ad essere stato clamorosamente violato. Per chi non lo ricorda, si tratta di un provvedimento voluto per colpire Santoro e le sue docufiction. Molto scalpore destò allora l’intervento dell’Agcom e dunque ci sarebbe aspettati che oggi qualcuno lo ricordasse: “chi di spada ferisce di spada perisce”. Ed invece nulla. Le disposizioni dell’atto di indirizzo, presidiato da un apposito comitato, sono però chiare. Cito l’incipit: “le emittenti radiotelevisive pubbliche e private […]sono tenute a garantire l’osservanza dei principi normativi di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione, rispetto delle libertà e dei diritti individuali, ed in particolare della dignità della persona e della tutela dei minori, in tutte le trasmissioni che hanno ad oggetto la rappresentazione di vicende e fatti costituenti materia di procedimenti giudiziari in corso, quale che sia la fase in cui gli stessi si trovino.” Ed ancora: “…. la cronaca giudiziaria deve sempre rispettare i principi di obiettività, completezza, correttezza e imparzialità dell’informazione e di tutela della dignità umana […]e rifuggendo da aspetti di spettacolarizzazione suscettibili di portare a qualsivoglia forma di “divizzazione” dell’indagato, dell’imputato o di altri soggetti del processo”. Infine, la violazione di tutte queste disposizioni é sanzionabile con pesanti multe. Chi è il giudice del caso? Ovviamente la stessa Agcom." (Estratto da "La delibera AgCom sui processi in Tv serviva solo a zittire Santoro?" di Nicola D'angelo -che ringrazio)

Le regole insomma già esistono a vanno fatte rispettare. Agcom deve invocare il rispetto della legge e porre una limitazione a questa palese manifestazione del conflitto di interessi.