Cambiamo la maturità: vogliamo una riforma seria, da discutere con professori e alunni

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Visto lʼoperato del Ministero dellʼIstruzione nell'ambito della riforma dellʼEsame di stato per gli studenti delle classi quinte dellʼanno scolastico in corso, riteniamo un dovere ed un diritto sociale che tutti gli studenti si mobilitino e manifestino il loro dissenso riguardo non solo la nuova maturità in vigore, ma anche e soprattutto il modello di scuola che il nuovo governo vorrebbe imporre senza un confronto con le istituzioni della rappresentanza studentesca.

La scuola tutta è lʼistituzione più importante, fondamentale per la riuscita non solo del futuro del nostro paese, ma anche del presente: gli studenti sono una parte imprescindibile dellʼassetto sociale dellʼItalia di oggi, ed a essi devono essere dati spazi e poteri maggiori. Riteniamo infatti che soprattutto alle scuole superiori, debbano essere gli studenti stessi, attraverso un dialogo educativo proficuo con professori e dirigenza, ad avere voce in capitolo quando si parla di didattica: in un mondo che cambia sempre più in fretta, sono essi il motore, nonché i recettori fondamentali di questo cambiamento. Ed essi hanno il compito non di subire passivamente questo cambiamento, ma anzi di modellarlo, essendo gli unici ad avere gli strumenti generazionali per farlo.

Per troppo tempo la scuola in Italia è stata messa ai margini dei temi politici e soggetta a tagli e riforme la cui logica è scarsamente riscontrabile. Non solo: il rispetto verso quelli a cui si rivolge il compito stesso della scuola, gli studenti, è venuto sempre meno. Questa assoluta disorganizzazione, noncuranza e non rispetto si evince dal fatto che le stesse informazioni riguardanti lʼEsame di stato delle classi quinte siano arrivate in tempi estremamente lunghi: in sostanza gli attuali maturandi si ritrovano nella foschia più assoluta. Foschia che non è un prodotto originale del governo così detto del ʻcambiamentoʼ ma che ormai si trascina ad ogni riforma dellʼistruzione in questo nostro Paese. Ogni governo ha messo mano alla scuola, senza poi risolverne i problemi veri, senza mai affrontare lʼaggiornamento didattico di cui lʼItalia è spaventosamente carente e bisognosa (lo dicono drammaticamente i dati riguardanti la dispersione scolastica).

Questo nuovo Esame di stato sottolinea unʼillusione che tutti i governi hanno avuto: credere di cambiare la didattica, ossia quello che bisognerebbe fare, cambiando lʼesame. Ma non è così che funziona, e questo approccio è fallimentare sia a livello teorico che pratico. Perché la didattica non è finalizzata all'esame.

Le responsabilità del MIUR sono evidenti e noi le contestiamo perché è un nostro dovere come studenti e cittadini farlo.

1. Non è concepibile che in un Sistema scolastico che vuole essere efficiente ‒
e voglia crescere cittadini preparati e consapevoli ‒ si cambi una prova
dʼesame nel corso di svolgimento dellʼanno. Non solo: non è assolutamente
corretto né nei confronti degli insegnanti né nei confronti degli studenti
pubblicare le direttive dellʼesame a gennaio dellʼanno scolastico. Il tutto
rappresenta una negligenza da parte del sistema e una mancanza di rispetto
nei confronti del lavoro svolto fino ad allora da studenti e docenti.

2. La completa noncuranza del Ministero nellʼorganizzazione della prova si
dimostra anche nella copiatura pari passo di 6 esercizi su 8 del libro russo
ʻProblems in General Physicʼ di L.E Irodov (acquistabile su ʻAmazonʼ). Non
solo, il Ministero ha anche copiato un esercizio dalla prova ʻANNABAC
2015ʼ, esame di maturità per le scuole dʼeccellenza francesi.

3. Nellʼambito della prima prova, il tema di italiano, non è ben chiara la differenza tra la tipologia A e B visto che, sottoposte ad una attenta analisi, sembrano chiedere la medesima cosa ma formulandola in maniera lievemente
diversa. Inoltre la nuova tipologia C si discosta notevolmente dal modello di
tema argomentativo precedente, costituendo un elemento a sfavore dello
studente che da sempre si è esercitato basandosi sulle vecchie direttive.
Questo cambiamento, comunicatoci con così poco preavviso , pone in discussione tutta la preparazione didattica per quanto riguarda la produzione
scritta. Il risultato è che moltissimi studenti annaspano nella confusione più
totale, mentre solo un ristretto numero è riuscito effettivamente ad adattarsi
alla inedita metodologia della prova. Ecco perché è deleterio che il Ministero pensi che per cambiare la didattica basti cambiare lʼesame. Non solo
perché la didattica non deve basarsi sullʼesame, ma anche perché se si devono testare le competenze degli studenti, è fondamentale che ci sia un
principio di realtà a guidare la definizione dellʼEsame di Stato. Altrimenti
cosa si sta valutando?

4. La seconda prova dimostra la totale astrazione dal reale che il Ministero ha
compiuto. Quando si parla di unʼeducazione multidisciplinare, si parla di
una cosa seria. E il Ministero non può esclusivamente cambiare, in peggio a
nostro avviso, la seconda prova per raggiungere, solo in apparenza, unʼistruzione multidisciplinare : se si vuole arrivare a questo obiettivo, si attui
un cambiamento della didattica. Si renda davvero multidisciplinare e parallelo il programma. È un bisogno che la scuola italiana ha da molti anni: ma con questa riforma il MIUR crea solo più confusione. Cosa significa fare una
prova di due materie? In che modo? Con che basi? Su quali argomenti va a
vertere la multidisciplinarità?. Nessuno studente è stato preparato ad una
prova del genere che rischia di diventare, data la mancanza di preparazione
e chiarezza nei metodi da parte del MIUR, un esame dalla doppia difficoltà e
dal tempo dimezzato.

5. Il “terno al lotto” sullʼorale è la parte più deleteria della riforma. A proposito
di questʼultimo è necessario soffermarsi maggiormente sulla questione delle
buste. Il candidato infatti dovrà scegliere (totalmente a caso) una fra tre buste, contenenti un argomento, e lʼesame quindi verterà su quello (o comunque essa sarà uno spunto per le domande dei commissari). Questo sistema
sembra una presa in giro:
a) Non si capisce come si articoli lʼesame orale con questa modifica;
b)Non è chiaro cosa effettivamente possano contenere queste fantomatiche
buste;

Inoltre è da osservare che durante la prova orale verranno anche richiesti quesiti di “Cittadinanza e Costituzione”. Il che è legittimo, perché a scuola vengono formati i cittadini del presente, ed è più che necessario conoscere il
mondo per viverlo davvero. Ma questa è unʼaltra uscita dalla realtà del Ministero. Se la legge dice (dal 2017) che Cittadinanza e Costituzione bisogna
farla, nella realtà effettuale della scuola non si è mai fatta. Non solo per i
programmi fitti dei professori che dovrebbero occuparsene, ma anche per la
mancanza di ore a disposizione e di competenze. Noi vogliamo Cittadinanza
e Costituzione, ma prima di metterla nellʼesame sarebbe utile inserirla effettivamente nei programmi. Inoltre: lʼesperienza di Alternanza Scuola Lavoro
non è obbligatoria per accedere allʼesame. Ma allʼorale se ne dovrebbe comunque parlare. Ma non sarebbe stato invece proficuo rimodellare la tesina
degli studenti? Darle maggiore spazio? Del resto era lʼunica esperienza veramente soggettiva in cui lʼalunno metteva in pratica davvero le sue competenze, acquisite a scuola, insieme ai suoi interessi di rielaborazione personale. La scuola deve creare spirito critico, questa maturità invece di implementarlo, lo uccide.
In sunto, questo esame risulta un tentativo fallimentare di riforma scolastica,
soprattutto perché si rivolge agli ultimi momenti del nostro percorso scolastico e non costituisce un processo di miglioramento didattico che, se effettivamente svolto, migliorerebbe la qualità dellʼistruzione e renderebbe il
nuovo Esame di stato fattibile e adeguato. Somministrare alle attuali classi
quinte questo tipo di esame è irragionevole e lo dimostrano lʼassenza di confronto e dialogo, lʼastrazione dalla realtà e le modalità didattiche mai applicate veramente. Per questi motivi sarebbe stato più congeniale posticipare
questa evidentemente raffazzonata riforma allʼanno prossimo, per poterne
approfondire le amplie criticità con gli studenti ed i professori. Ma non è
una questione solo di tempistiche: lʼimpianto dellʼesame dimostra come il
Ministero stia andando in una direzione sbagliata rispetto allʼistruzione. Noi
non andiamo a scuola per fare la maturità. Noi andiamo a scuola per essere
guidati nel percorso di crescita personale e collettiva. È infatti attraverso
lʼistruzione che noi studenti e studentesse ci miglioriamo e diventiamo uomini e donne, cittadini e cittadine. Auspichiamo una riforma necessaria dellʼistruzione, atta a correggere gli errori che si sono creati nel corso del tempo e il suo immobilismo. La scuola deve davvero essere in grado di diventare un centro culturale accogliente, un punto di ritrovo per i giovani che vogliano davvero costruire, con gli altri, un vero senso di appartenenza. Non si cambia la scuola cambiando lʼesame di maturità.

Lʼesame infatti dovrebbe servire solo ed esclusivamente a certificare le competenze che lo studente ha raggiunto. Ecco che tutto il percorso, dalla prima alla quinta, deve essere valorizzato.

E non solo: non si vive solo di competenze. La scuola ha il dovere di attivare nello studente il senso critico. E questo va ben oltre il discorso delle buste. Lottiamo per una riforma che metta al centro lo studente,
il suo sviluppo individuale e i traguardi della collettività.
Come ultima questione è nostra intenzione lanciare un monito a tutti coloro
stiano leggendo questo scritto, per comunicare quanto ogni partecipante a
questa causa sia per noi più che fondamentale, perché la scuola è nostra.
Lanciamo un messaggio affinché questo monito diventi fondante della nostra
azione: gli studenti tutti vogliono cambiare il presente per migliorare il futuro.
Uniti.