PETIZIONE CHIUSA

La storia di Riccardo Dapi, io

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Mi chiamo Riccardo e questa non è un’invettiva contro i politici, né voglio fare pena a nessuno, ma solo raccontare la mia storia.

Mentre studiavo per diplomarmi, la domenica andavo a fare l’arbitro di calcio, e d’estate aiutavo mio zio nella sua ditta edile. Poi mi sono iscritto ad architettura, ma lasciai presto la facoltà insieme alla professione di arbitro perché vinsi una borsa di studio all’Istituto Europeo di Design, a Roma. Sono stato subito molto entusiasta: per me fu come vincere ottomila Euro, quindi riempii il borsone e partii. Ben presto però mi resi conto che, nonostante i costi dei corsi fossero coperti, mantenersi a Roma non era facile. I miei genitori avevano già i loro problemi economici per via di mio fratello più piccolo, che non è stato bene per molto tempo.

Inizialmente trovai lavoro part-time come istruttore in una palestra, ma poi alcuni miei insegnanti videro che avevo competenze avanzate e mi introdussero in un’agenzia dove lavorai come grafico e modellatore 3d, prima da casa e poi presso la sede, ma mai con un contratto. Mi dicevano che finiti gli studi avrebbero regolarizzato la mia posizione, ma nel frattempo avevo bisogno di essere pagato per i mesi in cui stavo lavorando, ma a parte il primo rimborso spese di 300 Euro, non vidi nulla. Prima di perdere il posto letto tornai a chiedere nelle palestre, ma l’unica cosa che trovai fu un lavoro nella sicurezza di un locale. Appena finivo andavo a casa a farmi una doccia e poi a seguire i corsi. Mi sentivo comunque molto fortunato ad avere un lavoro che mi lasciasse libero dopo lezione. Purtroppo però sotto tesi lo stress si fece sentire pesantemente, ma dovevo tenere duro solo un altro po’ - pensavo - poi avrei potuto dedicarmi solo al lavoro e alla bambina che stavo per avere dalla ragazza con stavo da sette anni. Mi laureai con il massimo dei voti, e mi ricontattò l’agenzia grafica che però non volle prima assolvere i suoi debiti né assumermi nell’immediato come mi aveva detto. Sostenni quindi altri colloqui a Roma e fui conteso tra due agenzie per uno stage di sei mesi con possibilità d’inserimento. Scelsi quello che mi sembrava più adatto alle mie capacità, ma dopo sei mesi l’agenzia mi offrì un altro stage di sei mesi, sempre con stipendi che erano in realtà rimborsi di 400 Euro. Avendo avuto una bambina - bellissima ed in salute - per cui ringrazio Dio ogni giorno della mia vita, decisi di lasciare a Roma e tornare a casa per dedicarmi alla manovalanza edilizia, almeno per mettere da parte qualcosa che potesse supportarmi nel futuro durante gli stage infiniti da dieci ore al giorno che “ai tempi d’oggi bisogna accettare”.

Lavorai occasionalmente dando una mano ad un muratore, altre volte ad un idraulico, ma il lavoro non era molto neanche per loro quindi sono già grato che mi abbiano tenuto in considerazione quando gli serviva aiuto. A volte veniva fuori anche qualche commissione grafica, ma non sto a dire quanto fosse difficile ed umiliante farmi pagare da persone che ogni volta rimandavano o che a lavoro finito mi davano meno di quanto pattuito dicendomi che ci saremmo visti, poi. Oltre al fatto che quando le persone erano a conoscenza dei lavori “più umili” che svolgevo non disdegnavano dallo sminuire la mia formazione, le mie capacità. In seguito subii pure il furto del portatile con i miei lavori mentre tornavo da un viaggio a Roma per un colloquio; viaggiavo di notte per non perdere un altro giorno di lavoro, ma per la stanchezza mi addormentai, ed ancora oggi a pensarci mi arrabbio moltissimo con me stesso. Purtroppo queste vicissitudini, questa mancanza di stabilità, si ripercossero profondamente sulla mia autostima, sulla mia vita privata, e mi separai dalla mia ragazza perché, essendo io sempre malinconico, non riuscivo più a darle le attenzioni che meritava. Ed ogni volta che le promettevo che sarei tornato quello di prima mentivo spudoratamente, ed andava tutto ancora peggio. Perciò decisi di allontanarmi per cercare nuove opportunità, anche se l’unica cosa che mi fa sentire ancora un uomo è vedere settimanalmente mia figlia e darle ogni volta il mio contributo economico. 

Svolsi lavori occasionali di manovalanza, e un anno fa mi ammalai, ma non avendo contratto, ferie o possibilità di mettermi in malattia, continuai a lavorare per non perdere il lavoro. Alla fine mi venne una bronchite e dovetti riposarmi per forza, ma tornando a lavoro sempre prematuramente le mie condizioni si aggravarono e la bronchite divenne cronica. Ora sto meglio, ma sono al limite delle risorse e della forza morale. Ho passato questi anni a sacrificarmi, pensando che se avessi lavorato sempre, tenuto duro, alla fine ce l’avrei fatta, perché mi hanno sempre detto che sono un ragazzo a cui non manca niente, che se ci si contenta qualcosa la si ottiene, che sono in salute, forte, beneducato, istruito, volenteroso, sicuramente non uno scemo insomma, e qualcosa nella vita esce sempre. Eppure mi sembra di essere arrivato al capolinea già alla soglia dei trent’anni, dopo tutto il tempo speso a lavorare senza un briciolo di contributo, senza essere riuscito a mettere nulla da parte per le emergenze future - perché le emergenze non aspettano mai il futuro - e senza mai lamentarmi dell’umiltà del lavoro che mi sarebbe spettato, senza mai chiedere un Euro a nessuno né spendendo soldi per alcun vizio.

L’unica cosa che volevo, alla fine, non erano soldi, non era un futuro, era l’opportunità di dimostrare al mondo il mio valore e poter ricevere magari ogni tanto la gratitudine di qualcuno. Volevo offrire aiuto, ed invece, dopo tanti anni in cui ho lottato per evitare di farlo, sembra che ora lo stia chiedendo. Ma vorrei davvero essere d’aiuto in qualsiasi modo lo si possa essere, nella speranza che mia figlia, crescendo, possa vedere in me un padre capace non solo di sacrificarsi per darle un tozzo di pane, ma anche capace di costruire qualcosa per lei che sia durevole, sia stabile, sia una base per delle piccole certezze che tutti i bambini dovrebbero avere.

Grazie per esservi fermati a leggere questa storia, non chiedo nulla, ma mi farebbe piacere se la diffondeste. La mia email è riccardodapi@hotmail.com

Riccardo, Pisa lì 25/03/2017



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