Vittoria

Non togliete i cartelli Berghem!

Questa petizione ha creato un cambiamento con 239 sostenitori!


Stando a quanto riportato da alcune interviste degli ultimi giorni (per esempio,  http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/in-bicicletta-sorridente-per-via-xx-cosi-chiedi-al-sindaco-gori_1062209_11/ risulta che il neosindaco di Bergamo Giorgio Gori abbia l'intenzione di rimuovere questi cartelli, che “hanno fatto la loro stagione”, per sostituirli con altri recanti la dicitura “Bergamo città d'Europa”. 

 

Secondo questa visione, il bergamasco sarebbe un residuo del passato, un simbolo di chiusura verso l'esterno, un ostacolo all'integrazione europea. Ma in che modo il bergamasco precluderebbe l'integrazione europea quando la stessa Europa è a favore della diversità linguistica? 

L'iniziativa sembrerebbe essere maggiormente in accordo con i partiti anti-europeisti come il Front National di Marine Le Pen, dichiaratamente avverso alla toponomastica bilingue. Inoltre, viene completamente ignorato l'articolo 10 della della Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie, che incoraggia “l'uso e l'adozione […] di forme tradizionali e corrette della toponomastica nelle lingue regionali e minoritarie”; http://conventions.coe.int/Treaty/ita/Treaties/Html/148.htm). 

 

Va ricordato, a scanso di equivoci che il bergamasco (variante della lingua lombarda, riconosciuta dall'ISO, dal Consiglio d'Europa, dall'UNESCO come “lingua a rischio di estinzione”) non è una variante decaduta dell'italiano, ma è un idioma meritevole di tutela esattamente quanto lo sono altre lingue regionali d'Europa come il gallese, il bretone, il sardo, il frisone e il catalano. 

 

L'idioma orobico, fonte di cultura e di storia che caratterizza la città di Bergamo, è un orgoglio da mostrare al mondo, non una vergogna da nascondere. 

 

Parlavano in bergamasco gli uomini che hanno fatto grande questa città, quelli che sono dovuti migrare in cerca di fortuna. In questa lingua parlavano grandi artisti di ogni epoca come Andrea Fantoni, Giovan Battista Moroni e Giacomo Manzù, Gaetano Donizetti, il compianto papa Giovanni XXIII, il coraggioso Costantino Beltrami scopritore delle sorgenti del Mississippi e molti dei Mille che con Garibaldi si imbarcarono per unire l'Italia. Parlano tuttora in bergamasco molti di quelli che hanno reso celebre in tutto il nostro Paese le virtù di quella terra stretta tra Adda e Oglio: laboriosità, onestà, pazienza, umiltà, determinazione, passione. Tutte caratteristiche racchiuse nel celebre detto: caràter de la ràssa bergamàsca: fiàma de rar, sóta la sènder bràsca. 

Citando quanto scritto da Bortolo Belotti nella sua monumentale Storia di Bergamo e dei Bergamaschi potremmo dire che il bergamasco “non distoglie punto dalla grande famiglia italiana la nostra famiglia minore, ma vale a identificarla in quella e a dimostrarne, esempio forse anche non inutile, la vivace, operosa, onesta presenza”.

 

Chiaramente la rimozione dei cartelli non implica l'automatica estinzione del begamasco, e naturalmente non lo salveranno i cartelli all'ingresso delle città, beninteso; anzi, ci vorrebbe molto di più. Ma essi sono un segno di una sensibilità verso la nostra variegata cultura, la nostra diversità, la nostra storia. Toglierli per rimarcare la discontinuità nei confronti della giunta precedente è un gesto che porta solo rancori che non danno profitto a nessuno, mentre c'è solo una vittima: l'incolpevole bergamasco, trattato come trito strumento di politica partitica. 

 

Per questo chiediamo al Sindaco di riconsiderare la sua decisione per il bene di Bergamo e dei Bergamaschi. 

 

Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici 

www.patrimonilinguistici.org



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