È ora che anche in Ticino SI ACCETTI l'assistenza sessuale per le persone handicappate!

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Di recente ho cambiato il titolo della petizione, sperando che si comprenda che chiedo NON che la Cassa malati o chi altri paghi alle persone handicappate le sedute di assistenza sessuale (ovvio che, se all'handicap viene ad aggiungersi una situazione finanziaria non rosea, qualcuno o qualche Ente dovrebbe fungere da sponsor), MA che si accetti che pure in Ticino ci siano assistenti sessuali per le perone handicappate. Nel nuovo titolo ho sostituito il verbo "offrire" — che non era poi ambiguo se si leggeva bene anche il testo — col verbo "accettare": "È ora che anche in Ticino SI ACCETTI l'assistenza sessuale per le persone handicappate!". Uso di proposito la locuzione persone handicappate per evidenziare che non mi riferisco esclusivamente ai rappresentanti il sesso maschile.

Oh TICINO, svegliati! Non siamo tutti uguali, per cui non lo sono neppure le persone handicappate. Ve ne sono di sicuro tante, in età adulta e perciò vaccinate, che hanno bisogno di assistenza sessuale. Non trovi, oh Ticino Bello, che non abbia senso far ricorso ad assistenti sessuali che verrebbero dalla Svizzera francese o tedesca oppure dall’estero? Dài anche tu alle persone handicappate, che in tal senso le persone “normali” non degnano neppure di uno sguardo, la possibilità di ricorrere all'assistenza sessuale che è assolutamente diversa dalla prostituzione! La Cassa malattia o chi altri finanzierebbe le sedute, in parte o interamente, soltanto nel caso in cui la persona handicappata non avesse i mezzi. Si potrebbe temere che si verifichino abusi, nel senso che persone "normali" si fingerebbero handicappate e trufferebbero la Cassa malati. Ma siamo sicuri che la CM non venga già truffata da persone "normali" che si fanno prescrivere dal medico tot sedute di massaggi terapeutici presso studi di massaggi vari, tra cui quelli erotici? Io mi sono rivolto per lettera a uno di questi studi. Credete che mi abbiano risposto? No. Perché? O perché non fanno sconti o perché sono handicappato. Potrei diventare disonesto, recarmi dal medico e fammi pagare dalla CM, che ne dite? Lo fa chi non ne ha davvero bisogno, perché non io? Semplice: perché non sono disonesto. La “legge sulla parità” evoca uno scenario paradisiaco, ma nel concreto denomina l’ennesima utopia. Non per altro sono nate le sottoleggi: “Legge sulla parità dei sessi”, “legge sulle pari opportunità”, per esempio. Non bastava la “legge sulla parità”? E esiste perfino la “legge sulla parità di trattamento” — un’assurdità, e vi mostrerò perché… — estesa irriflessivamente anche a noi, persone handicappate. Perché è un’assurdità? Perché trattare le persone handicappate come le persone normodotate è discriminante. Esempio: perché credete che i datori di lavoro non assumono più persone handicappate in grado di lavorare? Perché i datori di lavoro ora dovrebbero trattarle come tutte le altre, già dallo stipendio; e, per legge, le persone handicappate possono pretendere lo stesso stipendio delle altre, dal momento che, per legge, quelle sono uguali a queste. Altro esempio: una persona handicappata non può più frequentare né una scuola normale né l'università, pena la perdita del diritto alla rendita AI. Un altro esempio, il più grottesco: se la Cassa malati pagasse sedute di massaggi erotici alle persone handicappate dovrebbe pagarli anche alle altre. Ecco lo scenario demenziale in cui ci ha proiettati la legge sulla parità di trattamento con la quale inizialmente si intendeva forse ben altra cosa, e cioè che le persone handicappate venissero accettate finalmente da tutte le altre per quello che sono e si riservasse loro un trattamento particolare a seconda dei loro bisogni. (Il 7 marzo '17, abbiamo raccolto 100 firme in 6 ore!). Le firme e i commenti dicono chiaro che qualcuno doveva prendere pubblicamente questo genere d’iniziativa: se è toccato a me — mi fa molto piacere, certo — è soltanto perché non rinuncio con facilità quando sento che una cosa è giusta e che, quindi, va fatta.

https://www.google.ch/search?q=sessualit%C3%A0+disabili+ticino&rlz=1C5CHFA_enCH732CH732&oq=sessualit%C3%A0+disabili+ticino&aqs=chrome..69i57.26094j0j4&sourceid=chrome&ie=UTF-8

La mia è comunque una PROVOCAZIONE, perché noi, persone handicappate, meritiamo di più, e cioè una vita sentimentale-erotica con una compagna o un compagno stabile. Si tratta di una provocazione nel senso che si potrebbe invece fare di meglio, come creare in ogni paese, comune e città luoghi fisici, pubblici e specifici, dove persone handicappate, e non, avrebbero l'occasione d'incontrarsi, di frequentarsi, d'innamorarsi...

Una PRECISAZIONE — Nell’intervista (di cui al link) racconto: «L’ho fatto solo due volte in vita mia, entrambe le volte con prostitute. Non mi lamento ma credo che, per me come per tanti disabili, ci sia bisogno di qualcosa di diverso». E poi: “… il bisogno «è anzitutto psicologico. Un momento di benessere e affetto può crearsi solo in un contesto protetto»”. Preciso che con “qualcosa di diverso” e “momento di benessere e affetto” intendo NON affetto o affettività in senso stretto, MA un'ora di compagnia: ciò che con le "persone che vendono piacere" non si ha, a meno che si abbia (anche) il portafoglio pieno...  http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1134326/Disabile-cerca-una--assistente-sessuale--L-appello-sul-web

“… E serve a risolvere situazioni difficili in cui le famiglie spesso devono cavarsela da sole”. (Quanto segue succede anche in Ticino, non crediate!): "Si racconta poco, ma le testimonianze sono tante, quelle di madri costrette a masturbare i propri figli per soddisfare un bisogno che se inespresso si trasforma in rabbia e aggressività". Immagino anche padri costretti a masturbare le proprie figlie...  http://www.assistenzasessuale.it/il-fatto-quotidiano-ddl-in-senato-assistenza-sessuale/

Lampo biografico — Ho 65 anni. Nasco in Sicilia, a Mineo, terra natia di Luigi Capuana. La levatrice tortura mia madre per tre giorni, affinché io esca. Il medico prima mi tira fuori col forcipe, detto comunemente «i ferri», credo. Poi, afferratomi per la gamba destra, me la offende. L’handicap che ne riporto consiste in difficoltà motorie, anche nel parlare. I miei genitori, soprattutto mia madre, mi proteggono troppo. Ma riesco comunque a evitare la loro sorveglianza e vado a gettarmi nell’arena…, cioè fuori dove mi attendono la stupidità e la cattiveria dei bambini e anche di qualche adulto e l’indifferenza degli altri, brava gente, che non muovono un dito per difendermi. Cado sovente perché per fuggire devo correre. E io non so correre. Rincaso spesso con ferite alle mani o ai gomiti o alle ginocchia, a dipendenza di come cado… E i miei genitori che mi ripetono: «Te l’avevamo detto…». Ma non me ne frega. Quando ho nove anni, emigriamo in Svizzera dove scopro che le persone handicappate sono benaccette, quindi trattate bene, ma soltanto durante l'infanzia. Ovvero fino a quando non si sveglia in loro il divino Eros. Da allora in poi le si abbandonano a sé stesse, sebbene non le si maltrattino. Ma questo è il peggiore dei maltrattamenti, perché non si permette loro di crescere nei sentimenti. Io, come molte altre persone handicappate, non ho avuto la fortuna di trovare né compagnia né una dolce metà. A causa del mio handicap o dell’incapacità altrui di accettarmi? Forse per entrambi i motivi. Detto non proprio en passant, ho sviluppato una bella allergia nei riguardi dei neologismi «disabile/disabilità», «diversamente abile/diversa abilità», «speciale»,… che considero invece spudorati eufemismi, perciò ugualmente offensivi: basta pronunciarli con un certo tono, e ecco che «disabile», «diversamente abile», «speciale» ecc. diventano un’offesa, proprio come «handicappato» che, pronunciato normalmente, significa soltanto «svantaggiato», svantaggiato nell'abilità. (Nell'intervista di cui sopra è stato il giornalista a usare il termine "disabile"). Ognuno di noi possiede un'abilità diversa: siamo tutti diversamente abili. Invece la persona handicappata è svantaggiata nella sua diversa abilità. Disabilità, voce morta e fatta risuscitare di recente, voleva e vuol dire inabilità. Noi, persone handicappate, non siamo inabili: siamo svantaggiate nella nostra diversa abilità. E non siamo neppure speciali: anche noi siamo terrestri! — Scrivo dal 1967. Sono uno scrittore. Questo è il mio e-shop: http://www.wennew.ch/shop/



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