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Started 4 petitions

Petitioning Martin Schulz, Presidente Confcommercio, Presidente Confindustria, Rosario Crocetta, Leoluca Orlando, Piero Fassino, Rosy Bindi, Sergio Mattarella, Matteo Renzi, Presidente Confesercenti

Say NO to mafia as a worldwide Italian brand

The recent lavish funeral of a mafia boss from the Casamonica family in Rome sparked international interest. The event showed how mafia relies on symbols in order to declare its power and parade its existence. Mafia is increasingly becoming an Italian brand on a global scale, with numerous businesses, as well as products and gadgets sold throughout Europe are inspired by symbols that pay tribute to this ruthless criminal organization. Finding shops selling t-shirts, figurines and all kinds of gadgets inspired by mafia symbolism and by mafia stereotypes is nowadays all too common in all Sicilian and Italian tourist locations. Are these the souvenirs we wish tourists to remember us by? Say NO to mafia as a worldwide Italian brand. Alarmingly, what is even more widespread is the indifference to such behaviours, the unawareness that they are far from harmless. In fact, they gradually raise the acceptance of lawlessness as a way of life, even among young generations.  These activities are nothing but offences to all families of mafia victims, magistrates, police forces, journalists and associations who dedicate their lives to defeat mafia. They also are a means to expand an unacceptable culture of lawlessness. Let’s start little by little  We invite you to join the appeal of a vast number of honest Italians who indignantly scream “I am not a Mafioso”, and who demand national and Europeans laws to ban the running of businesses that quote mafia symbols, and to prohibit the sale of products which glorify mafia and denigrate anti-mafia organizations, thus contributing to the acceptance of lawlessness culture. ________ Italiano

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Petitioning Martin Schulz, Sergio Mattarella, Matteo Renzi, Rosy Bindi, Piero Fassino, Leoluca Orlando, Rosario Crocetta, Presidente Confindustria, Presidente Confcommercio, Presidente Confesercenti

Basta con prodotti e gadget che richiamando simboli di mafia diffondono la cultura dell’illegalità

Il recente caso alle cronache internazionali del funerale Casamonica dimostra come per le mafie i simboli siano importanti per affermare il proprio potere ed ostentare la propria esistenza. È ormai noto che in varie parti d’Europa attività commerciali, prodotti e gadget si rifanno a simboli che inneggiano alla mafia. La mafia è sempre più il brand dell’Italia nel mondo. Nelle città italiane a vocazione turistica e in quelle della Sicilia che accolgono il flusso vacanziero è ormai “normale” trovare in esposizione t-shirt, statuette e gadget d’ogni genere che richiamano simboli e atteggiamenti mafiosi.  Sono i souvenir che proponiamo per ricordarci a chi viene in Italia? NO alla mafia brand dell’Italia nel mondo. Ancor più grande è l’indifferenza diffusa e l’incomprensione che tali piccoli comportamenti non siano innocui ma alzino ogni giorno l’asticella dell’assuefazione all’illegalità anche tra i giovani.  Tutto questo è un’offesa: alle famiglie delle vittime di mafie, ai magistrati, alle forze dell’ordine, ai giornalisti, alle associazioni che giornalmente sono impegnate a contrastarle oltre che strumento per la diffusione della cultura dell’illegalità. Cominciamo dalle piccole cose.  Chiediamo di raccogliere l’appello dei tantissimi italiani onesti che indignati gridano ”io non sono mafioso”, prodigandosi per la nascita di leggi che vietino l’esistenza di attività in Italia e in Europa che richiamino simboli di mafia e proibiscano la vendita e la produzione di prodotti che disinvoltamente esaltino le mafie, denigrino i simboli dell’antimafia, diffondendo così la cultura dell’illegalità. ________ English

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Petitioning Emma Bonino

La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco

Siamo venuti a conoscenza che in una panineria viennese, Don Panino, si vendono panini dai nomi: Don Greco, Don Buscetta, Don Corleone, Don Mori, Don Falcone e Don Peppino, quest'ultimo con chiaro riferimento a Peppino Impastato. Nella descrizione del menù si legge: “Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue”.Per quello su Giovanni Falcone la descrizione è invece: “Sarà grigliato come un salsicciotto”.  Riteniamo l'episodio gravissimo e frutto non solo di un utilizzo di cattivo gusto per motivi commerciali, ma di qualcosa di più profondo. Il menù oltre ad essere offensivo nei confronti di Falcone ed Impastato fa un lavoro più sottile accomunando boss mafiosi e collusi con le vittime della mafia. Temiamo che non si tratti di un episodio occasionale, di luoghi comuni sull’Italia o di un episodio di xenofobia. Il logo del locale che richiama il manifesto del film “il padrino” lo abbiamo già visto anche in Germania, in alcuni locali spesso gestiti da italiani. Chiediamo quindi al Ministro degli Esteri Emma Bonino di intervenire presso le autorità austriache per l'immediata messa al bando di questi prodotti, l'oscuramento del sito e per l'avvio di accertamenti sull'origine dei locali che in Europa portano questo marchio. Danilo SulisPresidente Rete 100 passi

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Petitioning Rosario Crocetta

Il casolare dove fu assassinato Peppino Impastato venga consegnato alla collettività

Peppino Impastato, per aver denunziato dai microfoni della sua radio le attività della mafia, fu assassinato il 9 maggio del 1978. Gli assassini tentarono di farlo credere un attentatore facendolo saltare sui binari della ferrovia. La caparbietà dei suoi compagni, che trovarono in un vicino casolare una pietra con il suo sangue, fece però affiorare la verità. Ora, il casolare di contrada Feudo, a Cinisi (PA), dove lo hanno massacrato ed ucciso 37 anni fa è stato trasformato in una discarica, il terreno circostante è coperto da letame e lo stato di conservazione dell'edificio è talmente grave che rischia il crollo. Un piccolo passo era stato fatto lo scorso anno, 2014, quando il presidente della regione Crocetta ci aveva consegnato il provvedimento che metteva il vincolo al casolare. Questo doveva essere il primo atto verso l'esproprio, invece, dopo il vincolo il silenzio. L'unico risultato raggiunto è stato la chiusura del casolare da parte del proprietario alle tantissime persone che si recano a Cinisi per conoscere la storia di Peppino. Firma questa petizione per aderire all'appello di Rete 100 passi. Chiedi a Rosario Crocetta, Presidente della Regione Siciliana, che il casolare venga espropriato e consegnato alla collettività.

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