LAC

349,135 supporters

La Lega per l'Abolizione della Caccia è una associazione ambientalista fondata nel 1978. Da oltre trent’anni ci battiamo per la difesa della fauna, la conservazione ed il ripristino dell’ambiente con iniziative giuridiche, politiche, culturali, educative, informative ed editoriali. Banchetti, raccolte firme cartacee e digitali alle petizioni contro la caccia in deroga, l’uccellagione, l’ingresso dei cacciatori nei fondi altrui, l’utilizzo dei richiami vivi, la caccia nei parchi. Manifestazioni in città e nelle vallate più impervie e contestare i roccoli, a presidiare i valichi interessati dalla migrazione (come quello di San Zeno). Incontri con i politici, la stampa per perorare la causa degli animali selvatici e ricordare gli orrori della caccia. Siamo diventati guardie volontarie giurate e attivisti antibracconaggio in luoghi in cui tutti dicevano che non si poteva andare perché era troppo pericoloso, ma noi ci siamo andati per trent'anni, nelle valli bresciane, nelle lagune venete, sulle isolette tirreniche, nella macchia sarda, a estirpare reti, raccogliere lacci, distruggere archetti, disattivare trappole. E quanto sono diminuite le trappole: illegali da tanto tempo ma intoccabili da sempre! Per decenni abbiamo presentato ricorso su ricorso, esposto su esposto, in tutte le sedi amministrative e penali e in sede europea per forme di caccia proibite da istanze dei padrini politici dei bracconiericacciatori, li abbiamo visti soccombere in giudizio e abbiamo salvato milioni di vite animali. Ci occupiamo di molti altri problemi, non solo di caccia: circo con animali, pellicce, commercio di selvatici, migrazioni di anfibi sulle strade (promozione campagne di salvataggio come quella sul lago d’Idro), recupero di uccelli feriti (abbiamo promosso corsi con veterinari), creazione di oasi (ricorsi e iniziative di sostegno), lotta contro la cementificazione selvaggia

Started 5 petitions

Petitioning sindaco@comune.paratico.bs.it , presidenza@provincia.brescia.it , vigilanza@parcooglionord , tecnico@parcooglionord.it , comunicazione_agricoltura@regione.lombardia.it , lombardiaverde@regione.lomb...

Salviamo gli Aironi del Bosco Taxodi Paratico (BS)

Il Bosco dei Taxodi si trova all'interno del Parco Regionale dell'Oglio Nord, in area vincolata sulle rive del fiume ed è il rifugio di una delle colonie più grandi di Aironi cenerini, la seconda garzaia più numerosa della provincia di Brescia. Quest'area a partire dal 2002 è diventata, proprio grazie al suo relativo isolamento, una colonia di Airone cenerino nella quale si sono contati fino a 83 nidi. Poi per l'effetto dei cantieri aperti nelle immediate vicinanze e per l'abbattimento di alcuni alberi nel 2016 i nidi sono scesi a 73. Ora, i piani di sviluppo turistico, cemento  e il forte impatto antropico la cancelleranno per sempre: sono infatti previsti nuovi insediamenti residenziali a ridosso del Parco,  piste ciclabili e passerelle che attraversano il bosco. Inoltre in questi giorni, a ridosso dei nidi degli Aironi, i movimenti di camion e macchine operatrici, vibrazioni, rumori e polveri del cantiere sono fonti di stress, disturbo degli uccelli che sono in attività di riproduzione : alcune alcune coppie stanno allevando i piccoli. Le associazioni ambientaliste hanno inviato un dossier con richieste di risposte- finora cadute nel vuoto- agli enti interessati e hanno depositato un esposto ai carabinieri forestali per chiedere la verifica dei profili di legittimità  della normativa urbanistica, dei permessi di costruire del comune di Paratico (BS):  l'esistenza della garzaia e le relative ripercussioni ambientali  sembrano essere state del tutto ignorate. Agli enti in indirizzo, chiediamo: - La sospensione immediata del cantiere, la verifica degli interventi in corso e l'adozione degli opportuni provvedimenti  per scongiurare un vero e proprio scempio ambientale che snaturerebbe radicalmente uno degli  habitat più pregiati, rifugio di una fauna selvatica sempre più rara, luci e colori di una natura che dobbiamo preservare e saper fruire con estrema attenzione. Le associazioni: Gruppo Giovani Ambientalisti Paratico, Garzaie Italia, LAV, LAC, OIPA, LIPU, Legambiente Basso Sebino

LAC
739 supporters
Petitioning Stefano Patuanelli, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico, Mariastella Gelmini, Francesco Lollobrigida, Riccardo Molinari, Federico Fornaro, Francesco D'Uva, Manfred Schullian, Graziano ...

STOP alla caccia alla volpe in tana!

La caccia alla volpe in tana è una pratica orribile.Cani appositamente addestrati entrano nella tana di una volpe e, incitati ed istigati dal cacciatore, ingaggiano un combattimento mortale con chiunque la occupi.Ci sono già delle leggi che proibiscono il maltrattamento e il combattimento fra animali ma la caccia in tana ancora non è vietata. Chi dirige questo tipo di caccia è conscio che il cane e l’animale braccato dovranno affrontare lotte furiose: incita i cani consapevole che andranno incontro a una serie di ferite, anche gravi, dovute alla lotta ingaggiata.L'uccisione della volpe, nella maggior parte dei casi, non avviene solo successivamente all'uscita dalla tana, con un colpo di fucile sparato dal cacciatore, ma in un modo ingiustamente crudele, dopo un cruento combattimento fra animali. Una pratica inaccettabile! LAC e Rifugio Miletta chiedono Ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Alla Commissione Ambiente di Camera e Senato di promulgare immediatamente una legge che impedisca esplicitamente la caccia in tana. Non aspettare che qualcuno faccia qualcosa per fermare questa tortura, diventa attivista per gli animali. Firma subito la petizione e invita tutti i tuoi contatti a partecipare.Le volpi ti ringrazieranno. Ulteriori informazioni

LAC
166,570 supporters
Petitioning segreteria_presidente@regione.lombardia.it; , alessandro.fermi@consiglio.regione.lombardia.it; , fabio_rolfi@regione.lombardia.it; , anna_bonomo@regione.lombardia.it , ministro@politicheagricole.it...

NO alla cattura di richiami vivi in Lombardia.

La Regione Lombardia ci riprova anche quest'anno: autorizzata l’uccellagione in totale violazione della legge e con i soldi dei contribuenti   Le associazioni LAC ENPA LAV LIPU WWF CABS Legambiente: gravissimo. Subito ricorso, richiesta di intervento al Ministero dell’Ambiente e denuncia alla Commissione europea. Il 31 luglio la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la riapertura dei cosiddetti “roccoli”, dall’1 ottobre al 15 dicembre, per catturare uccelli selvatici a fini di richiamo vivo. Quasi 13 mila piccoli uccelli tra tordi, merli e cesene, da regalare ai cacciatori ed allevatori, o sedicenti tali, per attirare altre prede a tiro di fucile. Si tratta di un atto gravissimo, completamente illegittimo, adottato in violazione della normativa nazionale e per la normativa comunitaria, che non a caso ha già incontrato i pareri negativi di Ispra e Ministero dell’Ambiente. Dopo il fallito tentativo dello scorso anno, quando le proposte di uccellagione e caccia in deroga per “legge” furono bocciate dal consiglio regionale, la Giunta ha deciso di seguire quest’anno una via amministrativa, non meno illegittima della modifica di legge e altrettanto negativa sotto il profilo dei contenuti. Rifiutando la sostanziale abolizione nella legge nazionale 157/1992 della cattura di richiami vivi, avvenuta nel 2015 anche per rispondere ad una procedura europea, la Lombardia tenta dunque di ridare un futuro ad una pratica vietata dalle norme e contraria ad ogni forma di etica, buon senso e rispetto degli animali, in una forma di vera e propria sudditanza psicologica e culturale della Giunta regionale verso la minoritaria lobby venatoria. In tal senso, la sproporzionata quantità di energie, tempo e denaro che gli amministratori della  Lombardia dedicano all’assecondare le richieste dei cacciatori è la conferma di un approccio che si ripete sempre uguale nei decenni: insensibile alle convenzioni europee, alla legge quadro nazionale, ai pareri rilasciati dall’Ispra, alle ripetute sconfitte incassate sul piano legale grazie ai ricorsi contro scelte illegali, nonché anche al pensiero e alla sensibilità dell’opinione pubblica. Le associazioni, condannando fortemente l’iniziativa regionale, annunciano sin da subito il ricorso alla giustizia amministrativa, la richiesta di intervento urgentissimo del Ministero dell’Ambiente e la denuncia altrettanto tempestiva alla Commissione europea, con richiesta di riapertura della procedura, che questa volta sarà rapida e inevitabilmente condurrà alla condanna. E’ dunque probabile che il gesto sconsiderato e puramente propagandistico della Lombardia si ritorca contro gli uccellatori e chi li sostiene, servendo a chiudere in maniera definitiva questa brutta, indecorosa storia di retrocultura italiana. Per tutto quanto sopra esposto, i firmatari della presente petizione chiedono che gli impianti di cattura (roccoli) restino chiusi, che i soldi pubblici non vengano sperperati nella manutenzione, attivazione, gestione, ecc. di questi impianti e che la Regione Lombardia si allinei alla legge nazionale e comunitaria sulla regolamentazione della caccia e tutela della fauna una volta per tutte.  Caccia: Presidio di protesta Sabato 21 settembre a Milano Sabato 21 settembre, dalle 14.30 alle 17.30,  le associazioni  LAC, LAV, CABS, LIPU, ENPA,WWF e molte altre   organizzano un presidio contro la caccia, a Milano in piazza Duca d'Aosta/Palazzo Pirelli (Stazione Centrale). Per tenersi aggiornati su evento: https://www.facebook.com/events/1170082916526717/  

LAC
41,919 supporters
Petitioning presidente@pec.governo.it, uscm@palazzochigi.it , Ministero, Segreteria Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ministro@politicheagricole.it , rita.rubini@senato.it , Seg...

BASTA CACCIA NEL NOSTRO TERRENO; CHIEDIAMO L'ABOLIZIONE DELL' Art. 842 c.c.

Il codice civile all'articolo 842 mette in seria discussione la tutela del diritto della proprietà privata, consentendo di praticare l'attività venatoria anche nei fondi privati e senza previa autorizzazione. L'articolo prevede, infatti, che il proprietario di un terreno non possa impedire che in esso sia praticata la caccia. Chi ha la fortuna di abitare in mezzo alla natura, anche  in un terreno privato, non può chiedere ai cacciatori di non entrare a sparare ed uccidere. Senza considerare quanto sia pericoloso abitare dove si pratica la caccia: l'incolumità e la sicurezza dei cittadini non è garantita. Basta aprire un qualsiasi giornale per rendersene conto: troppi i morti e feriti per "incidenti" durante la stagione venatoria.  Chi abita in una zona in cui non è vietata la caccia, è costretto a vivere con questo coprifuoco che dura quasi 5 mesi.  Questo articolo va abrogato ed è in netto contrasto con quanto previsto nel resto d'Europa, una vera e propria anomalia sottolineata più volte dalla Corte europea dei diritti dell'uomo che ha sancito che, in caso di contrasto tra concessione venatoria e proprietà privata, l'interesse primario da tutelare si individua nel diritto, per ogni cittadino, a usufruire delle sue proprietà. L'articolo 842, consentendo ai cacciatori, e solo a loro, di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario, limita il diritto di proprietà e solleva forti perplessità di ordine costituzionale.  L'articolo 13 della COSTITUZIONE dice che la libertà personale è inviolabile.  La legge italiana consentendo a persone armate di introdursi e sparare nelle proprietà private, rappresenta una violazione dei diritti fondamentali di ognuno di noi.  A seguito di quanto esposto, anche ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, si chiede al Parlamento italiano l'abrogazione dell'articolo 842 del codice civile 

LAC
10,336 supporters
Petitioning Giuseppe Conte, Sergio Costa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico, ministro.caposegreteria@politicheagricole.it

Caccia: stop all'utilizzo dei richiami vivi

L’utilizzo degli uccelli come richiami vivi è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia da "capanni" fissi o temporanei. E' permesso tenere animali rinchiusi tutta la vita in minuscole gabbie, della dimensione di un foglio A4, per fungere da richiamo verso i propri simili ed attirarli così verso lo sparo di un fucile durante il periodo venatorio. I richiami vivi sono detenuti in condizioni durissime, per molto tempo al buio in modo che perdano la percezione del tempo e scambino il periodo in cui verranno esposti al capanno per la primavera. Il loro canto così attirerà maggiormente, riempiendo il carniere del cacciatore. Vivono in gabbia in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di distendere le ali destinate così ad atrofizzarsi e di fare le quotidiane abluzioni e bagni di sabbia, che in natura  amano fare per proteggersi dai parassiti. Costretti ad una detenzione dove le zampe si ricoprono di piaghe e ulcere, nella quale il tasso di mortalità è impressionante. A queste migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle è negata la libertà quotidiana di volare e seguire il loro istinto che li porterebbe a volare per chilometri e chilometri durante le stagioni migratorie. Migliaia perché ogni anno il "capannista" deve procurarsi degli uccelli freschi, per ragioni di richiamo o per rimpiazzare quanti sono morti nel corso dell’anno precedente. Oltre a queste specie vengono utilizzate anche anatidi per la caccia da appostamenti acquatici. Per questa pratica crudele vengono utilizzati uccelli allevati appositamente, ma troppo spesso anche frutto di catture illegali. Ogni anno  i traffici illeciti di uccelli scoperti sono tantissimi e rappresentano solo la punta di un iceberg di un business incredibile che svuota i nostri cieli e condanna gli uccelli selvatici a un'insopportabile prigionia. Per l'utilizzo ai fini di richiamo, a queste specie verrà negata la possibilità di esplicare l'attività fisiologica, un maltrattamento che cesserà solo con la fine dei loro giorni. Ai cacciatori, in alternativa ai richiami vivi, la normativa già ora consente fischietti o altri strumenti a bocca o a mano, oltre a stampi in plastica raffiguranti specie cacciabili. Mentre è già vietato l'utilizzo di richiami elettroacustici, a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, perché ha una incontrollabile e forte attrattiva per l'avifauna, ne è però ammessa la vendita, cosa che oggigiorno ne porta ad un utilizzo illegale e diffuso. Per tutto quanto sopra esposto io sottoscritto chiedo, anche ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione : -di abolire la pratica e vietare severamente l'utilizzo di uccelli come richiami vivi. - di mantenere il divieto di utilizzo di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono e di vietarne la vendita.

LAC
129,571 supporters