LAC - Lega Abolizione Caccia - Sezione Trentino Alto Adige/Südtirol

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    Started 4 petitions

    Petitioning Sergio Costa, Ministro dell'Ambiente, Roberto Bizzo, Bruno Dorigatti

    NON UCCIDERE LUPI E ORSI

    Read the petition in English Giugno 2018 La triste staffetta di morte delle Giunte delle Province (troppo) Autonome di Trento e Bolzano! La Provincia Autonoma di Trento il 4 e quella di Bolzano il 5 giugno 2018 hanno presentato due disegni di legge gemelli, per auto-affidarsi la possibilità di decidere in piena autonomia sull’uccisione di lupi e orsi. Sostengono di dare così attuazione all’art. 16 n. 92/43/CEE, conosciuta come direttiva Habitat. L’art. 16 della Direttiva tratta di deroghe al regime di rigorosa tutela di alcune specie animali, tra cui lupo e orso. A derogare, però, possono essere esclusivamente gli Stati membri dell’Unione Europea: quando è successo che le minuscole Province di Trento e Bolzano sono diventate due Stati? La Provincia di Trento e quella di Bolzano, piccolissime per estensione ma di smisurata arroganza, non possono auto assegnarsi alcun tipo di deroga! Si tratta di squallida mossa elettorale, per tentare di conservare la poltrona alle prossime elezioni provinciali che si terranno in autunno in entrambe le province. Una mossa elettorale che si manifesta sanguinaria e di estrema prepotenza: chiediamo al Governo di impugnare i provvedimenti se approvati, ma chiediamo anche al ministro dell’Ambiente di adoperarsi affinché non siano nemmeno portati in discussione per l’approvazione. È inaccettabile che gli amministratori di due province, per quanto a statuto speciale, invece di informare, servendosi di studi rigorosamente scientifici, sul modo di convivere con la fauna selvatica, si arroghino il diritto di sterminare preziose e rare specie animali che testimoniano ricchezza di biodiversità e salubrità ambientale dei luoghi in cui sono presenti. Si tratta di politici di bassa lega che pensano di raccattare qualche voto andando incontro alle richieste della parte meno attenta, informata e aggiornata dell’elettorato che, insultando tutti gli altri, considerano maggioritaria. Invece i cittadini sono attenti e si informano, come hanno ben dimostrato nell'ultima petizione a tutela del lupo che ha raggiunto un numero altissimo di consensi. Questo disegno di legge mira a consegnare alla maggioranza politica uno strumento di sterminio e di persecuzione delle specie animali che devono, invece, essere protette. È un’azione politica scellerata e ed è in contrasto con ogni evidenza scientifica, per questo va fermata! Tutti gli studi scientifici dimostrano che sparando e uccidendo questi animali si amplificano i problemi di convivenza che si creano tra fauna selvatica ed attività umane, invece che ridurle. Occorreva, invece, incoraggiare e sostenere quegli operatori economici e allevatori che si dimostrano disposti a impegnarsi, pur di mantenere il privilegio di convivere con specie selvatiche di enorme interesse ecologico in un ambiente che lo consente ampiamente e che ne viene arricchito. Di fatto le Giunte Provinciali trentina e alto atesina/sudtirolese si propongono di sperperare l’ingente capitale naturale rappresentato da lupi, orsi e il magnifico ambiente che consente di ospitarli, per raccattare qualche voto che non sarà sufficiente a mantenerli sulle poltrone che occupano indecorosamente. Capitale naturale, è bene chiarirlo, che è patrimonio collettivo e non riserva di caccia di pochi dispensatori di morte amanti dello schioppo. La distruzione dell’ambiente e degli animali che lo abitano, non dovrebbe essere contemplata nell’agire di un pubblico amministratore. La gestione di orsi e lupi va affrontata con gli efficaci e validi strumenti di prevenzione e non con il fucile. Quando si distruggono elementi di biodiversità, questi non saranno più disponibili per i cittadini, ma nemmeno per il distruttore e nessuno potrà stabilire chi avrà vinto o perso, perché la sconfitta sarà dell’intera collettività. Il capitale naturale, patrimonio della collettività, una volta dilapidato non potrà più essere ricostituito, perché alla morte non c’è rimedio. Chiediamo al nuovo Ministro per l’Ambiente di adoperarsi perché il disegno di legge sia ritirato e si portino avanti le attività di prevenzione e tutela previste dalla Direttiva Europea che in Trentino Alto Adige/Südtirol vogliono annullare. Nulla sarà lasciato di intentato per fermare la carneficina annunciata dai Presidenti delle due Giunte Provinciali. Chiediamo a tutti di sostenere la rigorosa tutela delle specie protette lupo e orso e di consentirci di presentarci al Governo Italiano e alle Autorità Comunitarie con un gran numero di firme, tale da sconsigliare ogni azione avventata. Dimostriamo che le politiche di persecuzione non sono accettate dai cittadini e ci batteremo in ogni sede perché quest’ultima iniziativa delle Giunte di Trento e Bolzano finisca nella spazzatura, come merita. SALVIAMO IL LUPO! SALVIAMO L’ORSO!

    LAC - Lega Abolizione Caccia - Sezione Trentino Alto Adige/Südtirol
    6,860 supporters
    Petitioning Paolo Gentiloni, Karmenu Vella

    PROTEGGERE IL LUPO

    Lesen Sie auf Deutsch    Read in English 14 marzo 2018 - PETIZIONE CONTRO IL LUPO? NO GRAZIE:                                                        VIVA I LUPI! La recente petizione di Arnold Schuler (SVP) assessore provinciale all'agricoltura, foreste, protezione civile e comuni della Provincia Autonoma di Bolzano chiede: “Sul piano europeo, che si adottino immediatamente le necessarie misure per abbassare il livello di tutela del lupo; Sul piano nazionale, che si adottino immediatamente le necessarie misure per rendere possibile il prelievo controllato del lupo in Alto Adige, in armonia con le direttive europee.” Vuole cioè rendere i lupi cacciabili in modo da offrire risposte facili al suo elettorato di cacciatori/allevatori/agricoltori impermeabili a qualunque informazione scientifica e alle efficaci buone pratiche di prevenzione dei danni. Non dimentichiamo che, nella regione Trentino Alto Adige/Südtirol e quindi anche nella Provincia Autonoma di Bolzano, nel prossimo autunno si voterà e l’SVP deve darsi immagine maschia, forte e autoritaria (mai autorevole). Noi, e quanti sottoscriveranno questa nostra petizione, siamo decisamente contrari a tali proposte che consideriamo fuori da ogni logica. LAC - LEGA ABOLIZIONE CACCIA TRENTINO ALTO ADIGE/SÜDTIROL onlusASSOCIAZIONE WWF BOLZANO - VEREIN WWF BOZENCHIEDONO:  * A livello delle istituzioni europee che il grado di tutela del lupo sia mantenuto e aumentato nella fascia più alta; * A livello delle istituzioni nazionali: 1.      Che si respingano le pretese di abbassare il grado di protezione elevandolo; 2.      Che si educhi la popolazione all’uso dei metodi di prevenzione che si sono, ampiamente, dimostrati efficaci laddove sono realizzati correttamente; 3.      Che si adottino finalmente risolute ed efficaci strategie atte a eliminare il fenomeno del bracconaggio; 4.      Che non si diano ulteriori possibilità di uccisione (oltre ai casi eccezionali già previsti dalle norme vigenti, ma mai presentatisi) in armonia con le direttive europee. Premesso che il lupo non attacca l’uomo e preda animali d’allevamento quando li trova incustoditi, il territorio alto atesino avrebbe diritto a una gestione, concretamente, a favore di ambiente e animali e della convivenza civile tra la sfera di antropizzazione e la sfera di vita selvatica che in molte occasioni si sovrappongono e possono convivere con reciproco vantaggio; una gestione a favore del reinsediamento naturale dei lupi e contraria all’attuale sovra sfruttamento dell’ambiente. La presenza dei grandi carnivori e della ricca fauna selvatica avrebbe potuto essere occasione di crescita culturale e civile qualificata dal punto di vista della sostenibilità ambientale, e invece ancora una volta si sceglie la strada dell’arroccamento su posizioni arcaiche e prive di alcuna giustificazione né scientifica né economica né di evoluzione culturale. Il turismo qualificato ama le aree dove gli ambienti e gli animali selvatici sono realmente tutelati; proprio adesso che le misure lungimiranti prese in passato stanno dimostrando efficacia e i lupi tornano, del tutto spontaneamente, a ripopolare le montagne non si può tornare indietro e demolire il lavoro paziente di quarant’anni a protezione di animali preziosissimi per il mantenimento di un equilibrio ecologico perfetto che solo gli animali selvatici possono garantire e non l’intervento sparatutto di cacciatori presi dalla frenesia sanguinaria. Il territorio alto atesino e i suoi abitanti potrebbero trarre vantaggio dal dimostrarsi (davvero!) terra vocata alla convivenza pacifica tra gli uomini e le loro attività economiche e gli animali che popolano la natura selvaggia nei pochi lembi di territorio in cui ancora è presente e salvaguardata. Il fragile ambiente di montagna è posto, seriamente, in pericolo dalla pretesa di allevare in montagna bestiame in impossibile concorrenza con gli allevamenti di pianura e, contemporaneamente, di poter accogliere milioni di turisti abbagliati da discutibili serie televisive con sceneggiature improbabili e approssimative e non di certo dalla preziosa, salvifica presenza di lupi, orsi e rarissime linci. Anche in questa celebrata montagna alto atesina, solo apparentemente sana ed ecocompatibile, non si seguono più i ritmi, le risorse e le possibilità offerte dai luoghi. Avvertiamo una sorta di schizofrenia nella gestione ambientale dell’Alto Adige/Südtirol: da un lato l’immagine edulcorata e fasulla che si vuole offrire, a fini promozionali, di un paesaggio intatto e un ambiente naturale custodito come sotto una campana di vetro; dall’altro la triste realtà di cacciatori, allevatori e contadini che pur non costituendo la maggioranza della popolazione continuano ad avere un enorme e ingiustificato potere d’influenzare le decisioni politiche a discapito di ogni ragionevole e scientificamente dimostrata argomentazione.  In Alto Adige/Südtirol si preferisce un ambiente naturale levigato ma vuoto, privo di spessore e di reale biodiversità. L’inquinamento, il bracconaggio, la caccia indiscriminata, perfino ad animali altrove protetti, perfino nei parchi; il maltrattamento degli animali sia selvatici sia domestici esiste e aumenta tanto quanto e più delle altre regioni italiane anche se ben poco trapela sugli organi d’informazione. In tutto il mondo cresce la consapevolezza che la salute degli umani passa indiscutibilmente per la salute e la reale difesa di animali, ambiente e paesaggio ma questo è un concetto che in Alto Adige/Südtirol, oggi, fa fatica a essere compreso. Alcuni scienziati di larga fama che da decenni tengono vivo il dibattito sul fondamentale tema della biodiversità si augurano, per il bene del pianeta, per interrompere la terribile spirale di estinzioni provocate dalle attività umane sempre più aggressive, di proteggere, addirittura, metà del pianeta a favore di paesaggi, ambienti fauna e flora selvatica; in Alto Adige/Südtirol, invece, non si ascoltano i messaggi di speranza nel futuro della Scienza ma le argomentazioni di morte e sterminio della parte di potere, la meno riqualificata della sua popolazione. "Scompariremo e sarà tutta colpa nostra": l'ultimo avvertimento del grande scienziato Stephen Hawking scomparso proprio oggi.      

    LAC - Lega Abolizione Caccia - Sezione Trentino Alto Adige/Südtirol
    46,005 supporters
    Petitioning Pietro Grasso (Presidente del Senato della Repubblica)

    CHIEDIAMO L’ISTITUZIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE DELL’ORSO

    Da diversi anni la sezione di LAC del Trentino Alto Adige/Südtirol organizza il 26 maggio di ogni anno, la “Giornata dell’orso” celebrando il giorno del 1999 in cui l’orso Masun proveniente dalla Slovenia fu rilasciato in val di Tovel, per evitare che la specie di orso alpino si estinguesse in Trentino. In seguito al progetto “Life Ursus” sono stati rilasciati gli orsi Masun e Kirka nel 1999, Daniza, Jose e Irma un anno dopo, Jurka e Vida nel 2001, infine, Gasper, Brenta e Maya nel 2002. Solo dieci orsi in tutto. Ovviamente non abbiamo mai apprezzato il modo. Gli orsi non sono oggetti ma creature vive e degne di rispetto. Sarebbe stato di gran lunga preferibile avere dei corridoi naturalistici, o almeno dei passaggi protetti, per lasciarli spostare autonomamente, come è nelle loro natura di animali girovaghi, ma il territorio fortemente e pesantemente antropizzato, specie a valle, non lo ha consentito. Alcuni animali riescono a superare le barriere costruite dagli umani come i lupi, altri hanno bisogno dell’intervento umano per tornare a colonizzare i territori da cui sono stati spazzati via con le armi e la violenza, ma anche con la perdita di habitat. “L’orso bruno non è mai scomparso dal Trentino, unica zona delle Alpi a poter vantare la continuità della sua presenza. Il regime di protezione, istituito a partire dal 1939, non ha però scongiurato il rischio della sua estinzione. La persecuzione diretta da parte dell’uomo e, in misura minore, le modificazioni ambientali intervenute negli ultimi due secoli hanno ridotto l’originaria popolazione sulla soglia dell’estinzione; alla fine degli anni ’90 del secolo scorso erano probabilmente presenti non più di tre - quattro esemplari, confinati nel Brenta nord-orientale, gli ultimi delle Alpi. Ma proprio quando tutto sembrava perduto è iniziata la ripresa, la cui storia nasce con l’impulso fornito dal Parco Naturale Adamello/Brenta che, assieme alla Provincia Autonoma di Trento e all’ISPRA, (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dato avvio al progetto “Life Ursus”, cofinanziato dall’Unione Europea, il quale tra il 1999 e il 2002 ha consentito il rilascio di 10 orsi (3 maschi e 7 femmine) che hanno originato la popolazione attuale. I rilasci sono stati preceduti da un dettagliato Studio di fattibilità, curato dall’ISPRA, il quale ha accertato l’idoneità ambientale di un territorio sufficientemente ampio a ospitare una popolazione vitale di plantigradi (40-60 orsi), che costituisce l’obiettivo minimo del progetto. Tale areale va ben oltre i confini della provincia di Trento, interessando le Regioni e gli Stati vicini.” (Graf C., Bragalanti N., Rizzoli R., Angelini P. (a cura di), 2014 Rapporto Orso 2013 del Servizio Foreste e fauna della Provincia Autonoma di Trento) L’azione di “Life Ursus” ha salvato gli orsi dall’estinzione provocata non da eventi naturali ma dallo sterminio sistematico dei bracconieri. Quei 10 orsi sloveni, compirono il risultato tanto atteso: riprodursi e salvare la specie. Non era un esito scontato, non sempre simili attività sono state coronate da successo e per questo l’intera comunità trentina dovrebbe essere tanto più orgogliosa. La LAC - Lega Abolizione Caccia, si è mossa a difesa degli orsi per motivi etici, poiché ritiene gli animali selvatici in particolare, e tutti gli animali in generale, portatori di diritti, primo fra tutti alla vita, alla libertà e a svolgere indisturbati il proprio ciclo di vita nell’ambiente naturale in cui sono da sempre inseriti, secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell’animale del 1978. Chiediamo almeno una zona di riserva integrale all’interno del Parco Adamello Brenta dedicato esclusivamente agli orsi e agli altri animali selvatici e agli studiosi provenienti da facoltà universitarie e associazioni protezioniste. L’Italia tutta, e non solo il Trentino Alto Adige/Südtirol, sarebbe vocata al turismo culturale ed eco-consapevole! L’unica speranza che gli orsi e gli altri animali selvatici hanno di sopravvivere sta nell’accettazione sociale. L’unica speranza che gli orsi e gli altri animali selvatici hanno di sopravvivere in questa Europa sovrappopolata e iperstrutturata è di vivere con noi, tra noi, evitandoci il più possibile. Ed è fattibile, anzi già succede. Accettazione sociale, necessaria anche per l'orso bruno marsicano che, rappresentando un endemismo esclusivo dell'Italia centrale, essendo sottospecie differenziata geneticamente dagli orsi delle Alpi, è particolarmente a rischio di estinzione in assenza di concrete, reali politiche di tutela. Animale totemico, in Europa e Asia è l’orso il re della foresta. Questo animale, così amato dai popoli di tutto il mondo, simboleggia la rinascita periodica della natura. L’orso incarna il mito dell’eterno ritorno, un “timer” biologico lo fa uscire dal letargo all’inizio di ogni primavera, risvegliandosi, in perfetta sincronia con i cicli naturali. Lo scrittore Dino Buzzati scrisse nel 1957: ''Una valle dove vivono gli orsi, non occorre essere poeti per capirlo, è più bella di una valle senza orsi. La sopravvivenza di questo magnifico personaggio non è infatti solo un nudo dato faunistico, ma leggenda, avventura, continuazione di una vita antichissima, cessata la quale ci sentiremmo tutti un poco più poveri e sminuiti''. CHIEDIAMO CHE IL PARLAMENTO ISTITUISCA LA GIORNATA NAZIONALE DELL’ORSO – IL 26 MAGGIO – E SI FACCIA PROMOTORE PRESSO LE ISTITUZIONI EUROPEE PERCHE’ LA GIORNATA SIA RICONOSCIUTA A LIVELLO EUROPEO

    LAC - Lega Abolizione Caccia - Sezione Trentino Alto Adige/Südtirol
    2,576 supporters
    Petitioning Alberto Pacher, Corrado Clini, Forno Paolo, Widmann Lorenzo, Marcello Bonadiman, Fra Fabio Scarsato, Mons. Luigi Bressan, Sergio Menapace

    UNA TANA PER BRUNO, l'orso dei Carpazi deportato in Trentino

    Bruno, è un orso dei Carpazi, ha circa 23 anni e potrebbe viverne altri venti. Bruno è stato catturato sulle sue montagne quand’era solo un cucciolo; da giovane ha vissuto prigioniero innocente, detenuto abusivamente, nel parco di una villa di Palestrina insieme a tanti animali che come lui, erano tenuti in gabbie, in condizioni malsane, da una persona che definire umana è fin troppo gentile. Nel 2001, le forze dell’ordine hanno tolto Bruno e gli altri suoi compagni di sventura, dalle mani dell’aguzzino e l’hanno affidato al Parco d’Abruzzo che, a causa dei continui tagli alle risorse economiche, versa in condizioni disastrose, come tutti gli altri parchi d’Italia. Il Parco Nazionale d’Abruzzo ha potuto, soltanto, custodire Bruno in un recinto di ferro e cemento di 400 metri quadrati, garantendogli cibo e assistenza sanitaria. Dopo una lunga trattativa, durata anni, tra Ministero dell’Ambiente (Ambiente?), Provincia di Trento, Curia di Trento, i comuni di Coredo, Sanzeno e Romeno della val di Non e i frati dell’eremo di San Romedio, Bruno l’orso, infine è stato ceduto a fini turistici all’Eremo ed è arrivato nella notte dell’11 marzo 2013. Nessuna persona ragionevole e di buon cuore comprende come possa essere compatibile con un’atmosfera di mistico raccoglimento religioso la presenza in condizioni di sofferenza di un povero animale. Vi diranno che è tradizione che un orso viva a san Romedio: FALSO!  Una tradizione si sarebbe instaurata molti secoli fa ma il primo orso ospitato a San Romedio era un esemplare da circo, destinato alla morte, arrivato all’eremo solo nel 1958! Ciò che allora era semplice pietà, arretratezza culturale, e competenze scientifiche inesistenti, oggi alla luce delle nostre nuove conoscenze e sensibilità si trasforma in vera malvagità. Sarà poi vero, però, che ogni tradizione merita rispetto? Pensiamo allo schiavismo, al cannibalismo, alla tortura, all’infibulazione, alla caccia, non direi che sia una regola sempre valida… Vi diranno che Bruno vivrà meglio nell’eremo: FALSO!  Sappiamo tutti, purtroppo, che il benessere dell’orso è solo una maschera ipocrita, quello che queste persone desiderano è un patetico e anacronistico richiamo per turisti grezzi e inconsapevolmente crudeli. Oggi esiste tutto un settore di turismo a basso impatto, ecologicamente ed eticamente corretto, dal quale San Romedio si autoescluderebbe. A nostro parere, proprio al turismo eticamente ed ecologicamente corretto l’Eremo di San Romedio, dovrebbe corrispondere! A San Romedio il sole non c’è mai nemmeno a ferragosto e l’animale non avrebbe modo di sottrarsi alle irrispettose e invadenti presenze dei turisti. Mancano inoltre molti altri parametri che valutano il benessere dell’animale. L’esperto Rüdiger Schmiedel - responsabile della fondazione - STIFTUNG für BÄREN Projekt Alternativer Wolf und Bärenpark Schwarzwald in Germania, attivo a livello europeo per la gestione di orsi e altri animali in cattività afferma: “Il santuario di San Romedio è un’attraente struttura, adeguata per la rappresentazione storico-culturale della religiosità tipica del luogo. Con certezza questa struttura non costituisce uno spazio vitale per un orso bruno di questa regione, che di solito – allo stato selvatico – vive in zone che si estendono dai 200 ai 400 chilometri quadrati.”.  Sostiene Rüdiger Schmiedel che “la struttura di San Romedio non è idonea per orsi, anche perché le condizioni climatiche di questa vallata non sono in grado di offrire agli orsi la possibilità di sottrarsi alle intemperie e ai cambiamenti climatici improvvisi.”  Bruno, l’orso dei Carpazi, è stato trasferito nell’area dell’eremo di San Romedio, che perde, di fatto, in questo modo, lo status di luogo di culto, per assumere quella di penitenziario per un animale innocente detenuto solo per renderlo ridicolo davanti a turisti rozzi e insensibili.  La Dichiarazione universale dei diritti dell'animale (UNESCO, 1978), dispone che “L’uomo, in quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali.”. (Art. 2, 2)  “Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo.” (Art. 10,1)  “Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.” (Art. 10,2) LAC – Lega Abolizione Caccia- Sezione Trentino Alto Adige/Südtirol, chiede al Ministero dell’Ambiente, alla Provincia Autonoma di Trento, alla Curia di Trento, ai comuni di Predaia (ex Coredo), Sanzeno e Romeno della val di Non, alla Comunità della Val di Non e ai frati dell’Eremo di San Romedio il trasferimento di Bruno l’orso presso una struttura più idonea secondo corretti parametri zoologici, entro la fine della prossima estate. Diamo a Bruno l’orso, la possibilità di trascorrere i suoi ultimi anni di vita nelle condizioni adeguate e dignitose che non ha mai provato nella sua vita. Bruno non ha chiesto di essere catturato e tenuto prigioniero per essere usato come zimbello, non ha chiesto nulla se non di vivere in pace la sua vita in libertà. Ormai dopo tutti questi anni di cattività non sarà più possibile lasciarlo libero, è una nostra umana responsabilità e dobbiamo farcene carico. Se San Romedio e San Francesco potessero esprimersi, lo farebbero certamente nel segno dell’amore e del rispetto verso tutte le creature di Dio, dalla più minuscola alla più grande, nostre compagne di viaggio in questa vita, su questo pianeta che potrebbe essere meraviglioso, se non fosse per l’arroganza e la colpevole indifferenza di taluni umani! L’Umanità dovrebbe essere custode del Creato non inquinarlo e distruggerlo! L’Umanità non dovrebbe uccidere, incrudelire e farsi beffe delle Creature che sono nostre compagne di viaggio in questa vita!

    LAC - Lega Abolizione Caccia - Sezione Trentino Alto Adige/Südtirol
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