Il Fatto Quotidiano

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Petitioning Giuseppe Conte, Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Nicola Zingaretti, Vito Crimi, Matteo Renzi, Pier Luigi Bersani, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, Carlo Calenda, Emma Bonino, Mat...

Contro la crisi del Covid sì a contributo del 2% per ricchezze superiori a 50 milioni

Un piccolo contributo da parte dei quasi tremila super-ricchi italiani per aiutare i milioni di lavoratori autonomi, precari, commercianti e imprenditori in difficoltà. È la proposta de  ilfattoquotidiano.it  per provare a limitare, almeno in parte, gli effetti della crisi economica scatenata dal coronavirus. Non è una patrimoniale, non è una nuova tassa, ma solo una misura una tantum  da far scattare sui grandissimi patrimoni: il 2% per i cittadini che possiedono più 50 milioni di euro (in Italia sono circa 2.700), il 3% per quelli che superano il miliardo (meno di una quarantina). L'idea del contributo straordinario nasce dalla lettura delle analisi sulle diseguaglianze di due economisti attenti a queste dinamiche: Gabriel Zucman ed Emmanuel Saez. Secondo i loro studi, negli Stati Uniti applicando un prelievo del genere si otterrebbe un gettito di almeno 100 miliardi. Traslata nel contesto italiano, questa imposta una tantum garantirebbe circa 10 miliardi di euro. Un contributo del genere non avrebbe, al contrario di una patrimoniale da far scattare sopra i 500mila euro, effetti recessivi. Perché i super ricchi non si impoverirebbero. I grandi patrimoni producono rendimenti annui superiori a quelli del prelievo proposto. Ormai anche il Fondo monetario internazionale suggerisce ai governi di tassare le grandi ricchezze. Il motivo è semplice: le diseguaglianze eccessive sono letali per l'economia. L'Italia in questi mesi ha chiesto grandi sacrifici a chi guadagna anche meno di 1000 euro al mese. Secondo l'Inps sono morti oltre 13mila lavoratori che durante il lockdown della scorsa primavera garantivano l'assistenza negli ospedali, le consegne di pacchi, l'apertura dei supermercati e altri servizi. È giusto quindi che anche gli italiani più fortunati diano ora il loro contributo per tutelare la collettività. Peter Gomez, Marco Travaglio, Simone Ceriotti e la redazione de ilfattoquotidiano.it

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Ora i parlamentari vogliamo sceglierli noi

AL PARLAMENTO e AI PARTITI diciamo: Basta con le liste bloccate Come promesso, dopo la vittoria del Sì al Referendum sul taglio del numero dei parlamentari, Il Fatto lancia una nuova campagna, aderendo all’appello di 10 autorevoli costituzionalisti del Sì e del No. Chiediamo alle forze politiche una nuova legge elettorale che cancelli la vergogna delle liste bloccate che dura da 15 anni. Ora serve restituire ai cittadini il diritto-potere di scegliersi i propri rappresentanti.      ECCO L’APPELLO DEI 10 COSTITUZIONALISTI CHE FACCIAMO NOSTRO Lorenza Carlassare, Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria, Paolo Caretti, Roberto Romboli, Stefano Merlini, Emanuele Rossi, Giovanni Tarli, Andrea Pertici Visto il risultato del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, come professori di Diritto costituzionale, riteniamo che sia indispensabile procedere rapidamente verso la definizione di una nuova legge elettorale.  Tra di noi, alcuni hanno votato Sì e altri No, ma ora riteniamo che debba essere comune il nostro impegno per sollecitare una legge che favorisca la rappresentanza e il pluralismo politico e territoriale, da anni sacrificati.  Essenziale è un sistema elettorale che consenta alle persone di individuare e scegliere chi mandare in Parlamento, instaurandovi un effettivo rapporto rappresentativo e potendo far valere la loro responsabilità politica. In questo modo si potrà dare una migliore qualità alla rappresentanza e favorire anche una maggiore efficienza delle Camere.Da troppo tempo le nostre leggi elettorali (“Porcellum”, “Italicum” e “Rosatellum”) hanno imposto sistemi di liste bloccate e la proposta oggi in discussione in Commissione Affari costituzionali della Camera non può rischiare di cadere nello stesso errore, né in quello di privare molti elettori di rappresentanza con soglie troppo elevate. La Corte costituzionale (sentenze n.1 del 2014 e n.35 del 2017) è stata chiara: niente lunghe liste bloccate. Partendo da questo punto, riteniamo essenziale favorire un’effettiva scelta da parte degli elettori, valorizzando i principi costituzionali, superando liste bloccate e candidature multiple. Con questo appello intendiamo rivolgerci a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché si impegnino nell’approvazione di una legge elettorale che restituisca una maggiore, rappresentanza, invitando coloro che condividano le queste posizioni a unirsi alle nostre richieste. FIRMA ANCHE TU 

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No ai permessi premio per i boss stragisti che non collaborano. Vogliamo subito una legge!

La Corte costituzionale ha stabilito che i boss mafiosi all'ergastolo per stragi e omicidi potranno ottenere permessi premio, anche se non collaborano con la giustizia. Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e della Grande Chambre, questo è un altro colpo mortale all'ergastolo “ostativo”: la condanna a vita che impedisce la concessione di benefici ai detenuti per mafia, stragi e omicidi che si rifiutano di rompere i legami con le organizzazioni criminali raccontando tutto quello che sanno. Si tratta di una crepa nella legislazione contro le cosche che rischia di allargarsi se la politica (e il governo) non interverranno subito. La Consulta, infatti, ha dichiarato incostituzionale l'articolo 4 bis comma 1 dell'Ordinamento penitenziario "nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l'attualità della partecipazione all'associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo". Ma come si fa a capire se boss all’ergastolo, come Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano, condannati per le stragi, stiano realmente compiendo un percorso rieducativo? Nei casi degli altri ergastolani “comuni” (per i quali già prima della sentenza della Consulta era permesso ottenere benefici) la valutazione si basa principalmente sul comportamento da loro tenuto in carcere. Un comportamento che per i boss mafiosi è, però, tradizionalmente sempre impeccabile. Come allora stabilire se un capomafia vuole cambiare davvero vita e non sta fingendo? È realmente possibile concedere benefici ai boss delle stragi, sebbene non abbiano raccontato i segreti di cui sono depositari? L'ergastolo ostativo era stato introdotto dopo la strage di Capaci. Da oggi in poi basterà invece trovare un giudice di sorveglianza che applichi pedissequamente la sentenza della Consulta per vedere mafiosi pericolosissimi uscire dal carcere in permesso premio. Anche perché se un giudice da solo dovrà decidere se concedere un beneficio a un boss, sarà inevitabilmente esposto alle pressioni, ai ricatti, alle minacce di morte (per sé e i suoi familiari) e ai tentativi di corruzione dei clan. E' qui che entra in campo la politica. Se la Consulta ha considerato incostituzionale l'articolo 4 bis dell'Ordinamento penitenziario, il legislatore deve adoperarsi subito per approvare una nuova norma che stabilisca parametri e principi fissi da seguire per concedere o negare i permessi agli ergastolani “ostativi”. Una legge che li sottragga alla discrezionalità dei semplici giudici di sorveglianza sul “percorso rieducativo” e “l'attualità della partecipazione all'associazione criminale”. “Mi aspetto e voglio un legislatore che riduca la fisarmonica del potere discrezionale del giudice”, ha detto per esempio Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro. “Spero che la politica sappia prontamente reagire e approvi le modifiche normative necessarie a evitare che le porte del carcere si aprano indiscriminatamente ai mafiosi e ai terroristi condannati all'ergastolo”, ha commentato Nino Di Matteo, componente del Csm ed esperto pm antimafia. Un altro membro di Palazzo dei Marescialli, Sebastiano Ardita, teme per la "pressione" che le organizzazioni mafiose potrebbero esercitare sui magistrati di sorveglianza. Ora, dice, “il legislatore ha il compito di modulare in concreto l'ampiezza di questa innovazione e impedire che quella che dovrebbe essere una eccezione diventi una regola, che va a beneficio di personaggi capaci di riorganizzare Cosa nostra e non rivolta a chi sta fuori dalla organizzazione". Alfonso Sabella, l'ex pm che catturò decine di boss corleonesi latitanti, invoca una "norma salva-magistrati" che preveda una “competenza collegiale" e non monocratica, per non "personalizzare la decisione" e "diluire le responsabilità tra i magistrati e quindi proteggerli". Per questo, considerata la necessità e urgenza della lotta alla mafia, chiediamo una legge - o meglio ancora un decreto legge - che impedisca a capimafia e agli altri responsabili di stragi di truffare lo Stato, i magistrati e i cittadini onesti ottenendo permessi e altri benefici senza meritarli. Una norma che il Parlamento dovrebbe approvare all’unanimità.

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Petitioning Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati

#BastaVitalizi, basta privilegi

Quello dei vitalizi è uno dei più grandi scandali della Repubblica. Per gli sfacciati privilegi che i parlamentari si sono dati, per lo spreco di risorse che hanno comportato e comporteranno, per il peso che continueranno ad avere sui bilanci di Camera e Senato, dunque sulle finanze pubbliche. C’è un esercito di oltre duemila ex deputati e senatori che gode di questi ingiustificati trattamenti. In base ai quali persino chi non ha mai messo piede in Parlamento o ha partecipato a pochissime sedute delle Camere riscuote assegni di circa 2.000 euro netti mensili. Magari sommandoli ad altri vitalizi delle Regioni o del Parlamento europeo, oppure a trattamenti pensionistici maturati per le attività lavorative svolte. Per non parlare dei parlamentari eletti per più legislature, che arrivano ad incassare fino a 7 mila euro netti mensili. Cifre che i comuni cittadini neanche si sognano. Vero che a partire dal 2012 il sistema è stato riformato. E il vecchio sistema di calcolo dei vitalizi è stato rimpiazzato dal contributivo. Ciononostante, il trattamento dei rappresentanti del popolo continua a presentare elementi di smaccato favore rispetto a quello riservato ai normali lavoratori. A cominciare dall’età pensionabile. Per esempio gli eletti per la prima volta nel 2013, considerando il fatto che la legislatura è durata 4 anni 6 mesi e un giorno, con 5 anni di contributi versati, il 15 settembre 2017 hanno maturato a 65 anni il diritto ad una pensione di circa mille euro. Chi sarà eletto anche per un secondo mandato, con 10 anni di contributi, potrà iniziare a percepire l’assegno previdenziale addirittura a 60 anni. Mentre, a partire dal 2018, l’età minima richiesta ai comuni cittadini per andare in pensione salirà a 66 anni e 7 mesi. Per modificare il trattamento previdenziale degli ex parlamentari e rimuovere questo scandalo, non servono né leggi né complesse riforme costituzionali. Basta un semplice cambiamento ai regolamenti interni sui vitalizi varati dagli Uffici di presidenza di Camera e Senato. Nel maggio 2015, con una delibera approvata prima dalla Camere e poi dal Senato, sono stati eliminati i vitalizi solo per gli ex deputati condannati. Chiediamo a tutti i candidati delle elezioni che avverranno in Italia il prossimo 4 marzo, di impegnarsi affinché in futuro attraverso un nuovo regolamento, eliminino definitivamente e una volta per tutte le ingiustificate posizioni di rendita maturate dagli ex parlamentari prima della riforma del 2012 e quelle che, anche dopo quest’ultimo intervento, sono rimaste praticamente inalterate. Chiariteci la vostra posizione e quale sarà il vostro impegno in merito, una volta che salirete al Governo. Noi proponiamo che si ricalcolino tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo; che si elevi il limite d’età per la percezione dell’assegno previdenziale; che si introduca un tetto massimo al vitalizio di 5.000 euro lordi al mese. Un analogo tetto di 5.000 euro lordi al mese deve valere anche per tutti coloro che godono o godranno di un trattamento previdenziale frutto dei contributi versati nel corso della propria carriera professionale. Antonio Padellaro, Peter Gomez e Marco Travaglio

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Petitioning capigruppo di Camera e Senato

I parlamentari vogliamo sceglierli noi

1. La partita che si sta giocando sulla legge elettorale è una partita sulla Costituzione perché il modello di democrazia consegnatoci dai Costituenti e convalidato dal referendum del 4 dicembre 2016, è fondato sulla centralità di un Parlamento rappresentativo attraverso il quale trova espressione il principio supremo che la sovranità appartiene al popolo, per cui “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49 Cost.). Un Parlamento che fosse nuovamente eletto con un sistema elettorale incostituzionale e con parlamentari nominati dall’alto non offrirebbe alcuna resistenza ai ricorrenti tentativi di stravolgimento della Costituzione. 2. Malgrado due pronunce della Corte Costituzionale, che hanno pesantemente censurato il porcellum e l’italicum facendo sorgere la necessità che il Parlamento intervenga per far sì che sia restaurato un sistema elettorale omogeneo per le due Camere e coerente con la Costituzione, il disegno di riforma elettorale attualmente in discussione ripropone il carattere oligarchico e manipolativo della volontà popolare che viziava i precedenti sistemi. 3. Ancora una volta una ristretta oligarchia, composta dal capo o dai capi dei principali partiti, potrà determinare la composizione delle Assemblee parlamentari, assegnando il seggio ai propri fedelissimi ed espropriando gli elettori della possibilità di scegliersi i propri rappresentanti. Inoltre si potranno tenere fuori dal Parlamento le minoranze sgradite ostacolando la nascita di nuove formazioni politiche.  Con il nuovo sistema quasi due terzi dei seggi verranno attribuiti sulla base di liste bloccate, mentre per la quota eletta con il maggioritario, la minima possibilità di scelta insita nel collegio uninominale verrà annullata mediante il meccanismo del voto unico al candidato di collegio e alle liste collegate. La volontà degli elettori, inoltre, viene ulteriormente manipolata attraverso una formula che favorisce coalizioni di facciata destinate a sciogliersi dopo il voto, a scapito delle formazioni non coalizzate e della pari dignità dei cittadini elettori. 4. Chiediamo che siano ricostruite le condizioni di legittimità democratica del Parlamento: che il prossimo Parlamento non sia eletto un’altra volta con una legge elettorale incostituzionale, che sia consentito a tutti i cittadini elettori di scegliersi liberamente i propri rappresentanti, che sia eliminato ogni meccanismo che manipoli la volontà degli elettori (come il voto unico) o che possa alterare la volontà espressa dal voto popolare. Ribadiamo con forza le richieste formulate nella Petizione popolare presentata alle Camere su iniziativa del CDC: abolizione del premio di maggioranza, dei capilista o dei listini bloccati, delle pluricandidature. Occorre quindi un sistema sostanzialmente proporzionale, che può essere compatibile sia con il voto di preferenza sia con i collegi uninominali. 5. Facciamo appello alle elettrici ed agli elettori a mobilitarsi perché siano garantite la scelta libera e diretta dei parlamentari da parte dei cittadini e la rappresentatività delle Camere. 6. Invitiamo a partecipare alla campagna i Comitati territoriali. Promuoviamo la tenuta di incontri pubblici nazionali e locali, nei quali chiedere alle forze politiche e ai loro rappresentanti nei territori di pronunciarsi contro il sistema elettorale in discussione e a favore di un sistema conforme alla Costituzione e pienamente democratico. Aggiornamento 18 ottobre 2017  Il Governo ha deciso di compiere, per la seconda volta nel corso di questa legislatura, nata sotto il segno di una legge elettorale incostituzionale, il gesto provocatorio ed offensivo per una democrazia parlamentare di porre il voto di fiducia sulla legge elettorale. Approvare la legge elettorale, a pochi mesi dalle elezioni, con il voto di fiducia è un atto politicamente grave ed inaccettabile, inoltre è contrario alla lettera e allo spirito dell’articolo 72 della Costituzione che esige il ricorso alla procedura normale per approvare le leggi elettorali. Siamo innanzi all’ulteriore tentativo di espropriare i Cittadini della libertà di scegliere i propri rappresentanti nel Parlamento, quindi di ostacolare i principi di rappresentanza e di partecipazione attiva. Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha contribuito in modo rilevante al successo del 4 dicembre 2016 e al sostegno di tutte le richieste dei Cittadini nei molteplici e complessi contenziosi innanzi alla Corte Costituzionale rivolti ad ottenere norme conformi alla Costituzione in materia elettorale. Al riguardo, chiediamo di sostenere le iniziative rivolte a promuovere la partecipazione democratica e ad attuare la Costituzione. L’impegno del Coordinamento necessita di un sostegno, come già avvenuto nella stagione referendaria, per finanziare le iniziative in corso. Naturalmente daremo conto dell’utilizzo delle risorse raccolte, che verranno impiegate esclusivamente per le iniziative contro questa legge elettorale che toglie ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentanti in parlamento e per le altre campagne sulla democrazia costituzionale. Una donazione per difendere la CostituzioneSegnaliamo i riferimenti bancari per le donazioniTramite bonifico all’Iban:IT50H0101003201100000015772Intestato a: COORDINAMENTO per la DEMOCRAZIA COSTITUZIONALESul Sito: http://www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it/contatti/#dona  

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Petitioning I CITTADINI

Referendum costituzionale. Firma per le ragioni del No e per bloccare l'Italicum

Manca ormai solo il voto della Camera ad aprile per l'approvazione di una revisione costituzionale che riduce il Senato a un'assemblea non eletta dai cittadini e sottrae poteri alle Regioni per consegnarli al governo, mentre scompaiono le Province. Potevano essere trovate altre soluzioni, equilibrate, di modifica dell’assetto istituzionale, ascoltando le osservazioni, le proposte, le critiche emerse perfino nel seno della maggioranza. Si è preferito forzare la mano creando un confuso pasticcio istituzionale, non privo di seri pericoli. La revisione sarà oggetto di referendum popolare nel prossimo autunno, ma la conoscenza in proposito è scarsissima. I cittadini, cui secondo Costituzione appartiene la sovranità, non sono mai stati coinvolti nella discussione. Domina la scena la voce del governo che ha voluto e dettato al Parlamento questa deformazione della Costituzione, che viene descritta come passo decisivo per la semplificazione dell'attività legislativa e per il risparmio sui costi della politica: il risparmio è tutto da dimostrare e la semplificazione non ci sarà. Avremo invece la moltiplicazione dei procedimenti legislativi e la proliferazione di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato, tra Stato e Regioni. Il risultato è prevedibile: sono ridotte le autonomie locali e regionali, l'iniziativa legislativa passa decisamente dal Parlamento al governo, in contraddizione con il carattere parlamentare della nostra Repubblica, e per di più il governo non sarà più l'espressione di una maggioranza del paese. Già l’attuale parlamento è stato eletto con una legge elettorale definita Porcellum. Ancora di più in futuro: con la nuova legge elettorale (c.d. Italicum) - risultato di forzature parlamentari e di voti di fiducia - una minoranza, grazie ad un abnorme premio di maggioranza e al ballottaggio, si impadronirà alla Camera di 340 seggi su 630.  Ridotto a un'ombra il Senato, il Presidente del consiglio avrà il dominio incontrastato sui deputati in pratica da lui stesso nominati. Gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Csm) ne usciranno ridimensionati, o peggio subalterni. Se questa revisione costituzionale sarà definitivamente approvata la Repubblica democratica nata dalla Resistenza ne risulterà stravolta in profondità. E’ gravissimo che un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Corte abbia sconvolto il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale del nostro paese. Nel deserto della comunicazione pubblica e con la Rai sempre più nelle mani del governo, chiediamo a tutte le persone di cultura e di scienza di esprimersi in un vasto dibattito pubblico, anzitutto per informare e poi per invitare i cittadini a partecipare in tutte le forme possibili per ottenere i referendum, firmando la richiesta, e per bocciare con il voto nei referendum queste pessime leggi. Sentiamo forte e irrinunciabile il compito di costruire e diffondere conoscenza per giungere al voto con una piena consapevolezza popolare, prima nel referendum sulla Costituzione e poi nei referendum abrogativi sulla legge elettorale. Per ottenere questi referendum sulla Costituzione e sulla legge elettorale occorrono almeno 500.000 firme, per questo dal prossimo aprile vi invitiamo a sostenere pienamente questo impegno. Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico.  Nicola Acocella, Marco Albeltaro, Vittorio Angiolini, Alberto Asor Rosa, Gaetano Azzariti, Michele Bacci, Andrea Bajani, Laura Barile, Carlo Bertelli, Francesco Bilancia, Franco Bile, Sofia Boesch, Ginevra Bompiani, Sandra Bonsanti, Mario Bova, Giuseppe Bozzi, Alberto Bradanini, Alberto Burgio, Maria Agostina Cabiddu, Giuseppe Campione, Luciano Canfora, Paolo Caretti, Lorenza Carlassare, Loris Caruso, Riccardo Chieppa, Luigi Ciotti, Pasquale Colella, Daria Colombo, Michele Conforti, Fernanda Contri, Girolamo Cotroneo, Nicola D’Angelo, Claudio De Fiores, Claudio Della Valle, Ida Dominijanni, Angelo D’Orsi, Roberto Einaudi, Vittorio Emiliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Vincenzo Ferrari, Maria Luisa Forenza, Patrizia Fregonese, Mino Gabriele, Alberto Gajano, Giuseppe Rocco Gembillo, Roberto Giannarelli, Paul Ginsborg, Antonio Giuliano, Fabio Grossi, Riccardo Guastini, Monica Guerritore, Elvira Guida, Leo Gullotta, Alexander Hobel, Elena Lattanzi, Paolo Leon, Antonio Lettieri, Rosetta Loy, Paolo Maddalena, Valerio Magrelli, Luciano Manisco, Fiorella Mannoia, Maria Mantello, Ivano Marescotti, Annibale Marini, Anna Marson, Federico Martino, Enzo Marzo, Citto Maselli, Stefano Merlini, Gian Giacomo Migone, Giuliano Montaldo, Tomaso Montanari, Paolo Napolitano, Giorgio Nebbia, Guido Neppi Modona, Diego Novelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Oldoni, Moni Ovadia, Alessandro Pace, Valentino Pace, Antonio Padellaro, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Gianfranco Pasquino, Valerio Pocar, Daniela Poggi, Michele Prospero, Alfonso Quaranta, Antonella Ranaldi, Norma Rangeri, Ermanno Rea, Giuseppe Ugo Rescigno, Marco Revelli, Stefano Rodotà, Umberto Romagnoli, Gennaro Sasso, Vincenzo Scalisi, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Giuseppe Sergi, Tullio Seppilli, Toni Servillo, Salvatore Settis, Armando Spataro, Barbara Spinelli, Corrado Stajano, Mario Tiberi, Alessandro Torre, Aldo Tortorella, Nicola Tranfaglia, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Gianni Vattimo, Daniele Vicari, Massimo Villone, Maurizio Viroli, Mauro Volpi, Roberto Zaccaria, Gustavo Zagrebelsky, Alex Zanotelli.        

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