Il Fatto Alimentare

377,620 Supporters

Il Fatto Alimentare è una testata giornalistica on line indipendente, che ha iniziato la sua attività nel giugno del 2010, pubblicando notizie su temi alimentari riguardanti: sicurezza, prodotti, etichette, prezzi, consumi, legislazione… La redazione è composta da giornalisti professionisti che affiancano avvocati specializzati in diritto alimentare, docenti universitari ed esperti di settore.

Started 4 petitions

Petitioning Nestlé

Let's say no to palm oil in our foods!

Starting from the 13th of December 2014, European consumers can finally identify the presence of an ingredient that in the past, although used, was not properly labeled. This ingredient is palm oil, concealed for many years behind the broad name within the category 'vegetable oils and fats'. Just to underline the real measure of palm oil use in food processing, it is enough to point out that it represents the main fat in almost all sweet and savory snacks, biscuits, and creams available in the European market, but even lipstick and detergent soap. One third of worldwide consumption of vegetable oil is derived from palm fruit. In recent years, global consumption has more than doubled. The extensive use of this raw material is mainly due to its longer shelf life than butter and other vegetable oils, its butter-like density and because it’s cheap. Palm oil is also widely used by mass caterers who use it to fry and to cook. 'Great Italian Food Trade' (www.greatitalianfoodtrade.com) and 'Il Fatto Alimentare' (ww.ilfattoalimentare.it) started a campaign to say STOP to palm oil use, calling the stakeholders to reflect on the ethical, environmental and health concerns associated with its consumption. The petition, already launched in Italy two months ago, has already collected hundreds of thousands of signatures and statements of commitment from major retailers, to rule out palm products from their brand. So why should we say NO to palm oil? 1) The production of palm is strictly related to the practice known as land grabbing, which implies the displacement of millions of African and Asian families. It represents also the first cause of deforestation (increasing CO2 emissions) in Southeast Asia as well as the destruction of natural habitats. Palm oil request by the market has encouraged wider cultivation of palm trees with the consequence that every year many kilometers of forests are completely destroyed to obtain palm oil monocultures. All these operations involve human rights violations, such as the abolishment of food sovereignty and the reduction of biodiversity. In order to solve some of these issues and to clean up the image of palm oil there is a sustainable certification (RSPO), which, however, covers only a minor part of the production, without a relevant mitigation of the reported negative consequences due to palm exploitation. 2) Palm oil is used by many food producers because it is cheap and because it can be used in several ways. Despite that, palm oil causes low-grade inflammation that is linked to insulin resistance, obesity and other metabolic diseases that are partially mediated by our resident gut microbes. According to nutritionists a daily intake of high amounts of this ingredient can be dangerous for our health, also because the presence of a relevant percentage of saturated fats. Such a consumption is very frequent due to the presence of this vegetable fat in a large quantity of processed foods, especially in those ones targeted to young people. Although there are no studies in Europe on the individual consumption of palm oil, nutritionists recommend limiting its intake, especially for children who are the most exposed. 'Great Italian Food Trade' and 'Il Fatto Alimentare' are asking food manufacturers and food business operators in general to replace palm oil with other non-hydrogenated vegetable oils or fats, and to implement this commitment as their main challenge. At the same time we solicit supermarkets to delist products containing palm oil. We call the Ministries of Agriculture of the Member States of the EU to implement the CFS (Committee on World Food Security) - FAO Guidelines for the responsible management of land, forests and waterfields. We solicit, at the same time, the Governments of the Member States of the EU and their agencies to ban foods containing palm oil from public procurements. This clause should be inserted in the terms of reference of the calls regarding public procurements to schools, hospitals and all public authorities. The same ban should be extended to all those products sold by vending machines placed in public areas or in public buildings. Finally we call the agri-food industries to commit to reformulate products without the use of palm oil, so that here hence on European foods can really stand out to a certain standard of sustainability and quality. Dario Dongo www.greatitalianfoodtrade.com Roberto La Pira, www.ilfattoalimentare.it ______ Italian

Il Fatto Alimentare
176,810 supporters
Victory
Petitioning Nestle

Stop all’invasione dell’olio di palma

Dallo scorso 13 dicembre milioni di consumatori italiani ed europei hanno scoperto la presenza di un nuovo ingrediente in migliaia di prodotti alimentari. Stiamo parlando dell’olio di palma, una sostanza fino a oggi camuffata dietro la scritta “olii e grassi vegetali”. Per rendersi conto di quanto l’olio di palma sia diffuso basta dire che è il grasso principale di quasi tutte le merendine, i biscotti, gli snack dolci e salati, le creme… in vendita nei supermercati. L’ampio utilizzo di questa materia prima è dovuto sia al costo estremamente basso, sia al fatto di avere caratteristiche simili al burro. Il Fatto Alimentare dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute e invita le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali non idrogenati o burro. 1) La produzione di palma è correlata alla rapina delle terre e alla deportazione di milioni di famiglie africane e asiatiche (land grabbing). È inoltre causa primaria della deforestazione di aree boschive (prima causa di emissioni di CO2 nel Sud-Est asiatico) e della devastazione degli “habitat” naturali per lasciare spazio alle monocolture come quelle della palma da olio. Queste operazioni comportano gravi violazioni dei diritti umani, l’eliminazione della sovranità alimentare e la riduzione della biodiversità. Per stemperare le problematiche e ripulire l’immagine dell’olio di palma esiste una certificazione sostenibile (RSPO), che tuttavia copre solo una quota minima della produzione, senza neppure mitigare i problemi denunciati. 2) L’olio di palma viene utilizzato dalla maggior parte delle aziende alimentari perché costa poco e si presta a molti utilizzi. Secondo i nutrizionisti l’assunzione giornaliera di dosi elevate di questo ingrediente può risultare dannosa per la salute a causa della presenza dei grassi saturi. Questa ipotesi si verifica più spesso di quanto si creda, visto che il palma si trova nella maggior parte degli alimenti trasformati, soprattutto in quelli più consumati dai giovani. Anche se in Italia non esistono studi sul consumo pro-capite, i nutrizionisti consigliano di limitarne l’assunzione, in particolare ai bambini che sono i più esposti. Il Fatto Alimentare chiede al Ministero della salute e agli enti pubblici di disporre l'esclusione dalle pubbliche forniture di alimenti che contengano olio di palma. Questa clausola deve essere inserita in tutti i capitolati di appalto per l'approvvigionamento delle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, nonché dei distributori automatici collocati in scuole e pubblici edifici. Chiediamo al Ministero delle politiche agricole e agli altri Stati membri dell'Unione Europea di aderire subito alle Linee Guida del CFS (Committee on World Food Security) - FAO, per una gestione responsabile delle terre, delle foreste e dei bacini idrici. Chiediamo ai supermercati di escludere dalle forniture dei prodotti con il loro marchio (private label) l’olio di palma. Chiediamo alle industrie agroalimentari di impegnarsi a riformulare i prodotti senza l’utilizzo di olio di palma, affinché il cibo “made in Italy” possa davvero distinguersi come buono e giusto. Roberto La Pira (Il Fatto Alimentare) Dario Dongo (Il Fatto Alimentare, Great Italian Food Trade) ____ English

Il Fatto Alimentare
176,810 supporters
Petitioning tutte le catene di supermercati

Stop a dolci, caramelle e snack, venduti alle casse dei supermercati

Il Fatto Alimentare chiede di eliminare dolci, caramelle e snack in vendita alle casse dei supermercati. Con questa petizione si invitare le più importanti catene di supermercati a togliere dalle casse tutti i prodotti alimentari collocati intenzionalmente in quella posizione per attirare l’attenzione dei bambini e incentivare l’acquisto di impulso. Si tratta di una scelta di marketing molto aggressiva perché colpisce soprattutto i più piccoli e diventa ancor più inaccettabile considerando i problemi di sovrappeso che interessano il 30% dei bambini e molti adulti. Tesco la più grande catena di supermercati inglesi, insieme a Lidl, ha deciso di eliminare snack, caramelle e dolci dagli espositori vicini alle casse. Le due catene hanno adottato questo provvedimento dopo avere valutato l’esito di un’indagine, secondo cui il 65% delle persone non accetta di buon grado la presenza di questi prodotti bene in vista in prossimità delle casse. Le persone hanno motivato la scelta con la volontà di acquistare alimenti più sani per i propri figli (67%). L’esposizione di prodotti e snack generalmente ricchi di zuccheri, grassi, sale, conservanti e coloranti rappresenta infatti un elemento di conflitto tra genitori e bambini, che quando sono in fila per pagare la spesa, fanno capricci finché non ottengono uno di questi snack. La scelta di posizionare alimenti classificati come junk food vicino alle casse è una forma di marketing inaccettabile, alla luce dei problemi di sovrappeso che interessano il 30% dei bambini e anche molti adulti. Anche in Italia più volte è stata chiesto ai responsabili dei supermercati di cambiare posto a questi prodotti, ma le risposte non sono mai arrivate. Spostare dolci, caramelle e snack dalle casse ad altri scaffali probabilmente rallenta le vendite, ma si tratta di un gesto doveroso da parte delle catene di supermercati che ogni giorno si dichiarano vicine ai problemi e alle esigenze dei consumatori. Il Fatto Alimentare ha inviato la richiesta alle più importanti catene (Coop, Conad, Esselunga, Auchan, Carrefour, Simply, Eurospin, Lidl, Il Gigante, Pam, Iper, Billa, Crai, Unes, Selex, Sma, Gruppo Lombardini, MD Market, LD Market, Supersigma, NaturaSì). Per supportare l’iniziativa chiediamo a lettori, cittadini, consumatori, genitori e alle associazioni di dietisti e pediatri di aderire alla petizione.

Il Fatto Alimentare
14,252 supporters
Victory
Petitioning Beatrice Lorenzin

Il Ministero della salute e i supermercati devono pubblicare la lista dei prodotti alimentari pericolosi ritirati dagli scaffali

Ogni anno centinaia di prodotti vengono ritirati dal commercio perché contengono corpi estranei, perché sono contaminati da batteri patogeni, perché ci sono degli errori nelle etichette, oppure le date di scadenza sono inesatte. I consumatori però raramente vengono informati, anche se si tratta di alimenti in grado di nuocere alla salute. È avvenuto in primavera quando otto lotti di frutti di bosco surgelati prodotti da quattro aziende hanno provocato 400 casi di epatite A. Purtroppo la maggior parte delle persone colpite non è stata avvertita in modo adeguato dai supermercati e dalle autorità e si è ammalata. Il Ministero della salute ha diffuso un comunicato dopo molte settimane, carente e senza fotografie. Per rendersene conto, basta dire che alcune aziende coinvolte nell’epidemia hanno deciso di non pubblicare né l’annuncio né le foto delle confezioni sul proprio sito. Alla fine di luglio è scoppiata un'allerta botulino (poi rientrata) per dei vasetti di pesto. In questo caso nonostante la gravità della situazione (le tossinfezioni da botulino possono essere mortali) e la vendita di decine di migliaia di vasetti, il Ministero della salute ha aspettato tre giorni prima di pubblicare le foto del prodotto (!) e anche i supermercati coinvolti hanno fornito informazioni con esagerato ritardo. Purtroppo non si tratta di episodi isolati. Ogni anno le catene ritirano dagli scaffali decine di alimenti per problemi seri e centinaia per aspetti di minor rilievo che comunque rendono le confezioni invendibili. In genere i clienti non sono informati, e solo in pochi casi viene esposto un piccolo cartello nei punti vendita. Perché le campagne di ritiro dei prodotti non sono pubblicizzate attraverso i siti dei supermercati? Perchè il Ministero della salute diffonde solo occasionalmente le notizie dei prodotti oggetto di allerta, e quando lo fa, in genere non propone le foto. Altri paesi europei pubblicizzano regolarmente le campagne di richiamo. Eppure in Italia esiste l’art. 19 del reg. 178/2002 che obbliga i produttori e i supermercati “ad informare i consumatori in maniera efficace e accurata, specificando i motivi del ritiro e, se necessario, richiamare i prodotti già venduti per tutelare la salute”. Chiediamo al Ministero della salute di diffondere con regolarità sul proprio sito e attraverso i media le foto e le schede di tutti i prodotti alimentari richiamati dal mercato perchè ritenuti pericolosi per la salute e di affiancare a queste notizie l’elenco dei punti vendita in cui sono stati commercializzati. Chiediamo al Ministero della salute di verificare che anche i supermercati seguano questo iter quando le contaminazioni riguardano: Botulino, Listeria, Norovirus, epatite e altre gravi problemi alimentari. Primi firmatari:  Roberto La Pira, Alfredo Clerici, Luca Bucchini, Paola Emilia Cicerone, Antonio Longo, Silvia Biasotto, Antonio Macrì, Valentina Tepedino, Giulio Tepedino, Elvira Naselli, Gianna Ferretti, Agnese Codignola, Valentina Murelli, Venetia Villani.

Il Fatto Alimentare
9,748 supporters