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Petitioning Matteo Salvini, Giuseppe Conte

Salvano vite a loro spese, date l’Inail ai Vigili del Fuoco

Giuseppe, Vigile del Fuoco, mani ustionate dopo un intervento, un trapianto di pelle e ora a lavoro senza nessun rimborso/indennizzo. Questo perché lui, come tutti i Vigili del Fuoco, ha il compito di salvare vite e non ha neanche un assicurazione Inail a tutelarlo. Crediamo sia giunto il momento di riconoscere ai Vigili del Fuoco un assicurazione contro infortuni sul lavoro e malattie professionali. Firma la petizione per sostenere la nostra battaglia! Questa è la storia di Giuseppe, Vigile del Fuoco, e delle sue mani ustionate e non “rimborsate”. Solo uno dei tanti casi accaduti e che rischiano di verificarsi ancora, se non si corre ai ripari. Ve la raccontiamo per farvi capire cosa vuol dire fare questo mestiere senza assicurazione e per chiedervi di sostenere la nostra battaglia per avere la copertura Inail. Era il 5 dicembre dello scorso anno. Lungo la via Salaria, all’altezza di Borgo Quinzio in provincia di Rieti, un’autocisterna di Gpl esplode in un distributore di carburanti. Perderanno la vita un Vigile del Fuoco, Stefano Colasanti, non in servizio con la squadra di soccorso intervenuta ma lì per aiutare le persone coinvolte, e un altro uomo investito dalla forte esplosione. Decine i feriti. Tra questi Giuseppe, Vigile del Fuoco del comando di Rieti. Lo ricorderete in alcuni dei video apparsi in rete. Era riverso per terra. Con la tuta bruciata e con le mani ustionate. Farfugliava ma una cosa era chiara: l’urlo di dolore per le sue mani. Giuseppe, intervenuto dopo la chiamata di emergenza, deve la sua vita all’esperienza accumulata. Nell’impatto con la palla di fuoco generata dall’esplosione della cisterna ha avuto il sangue freddo di lanciarsi per terra e trattenere il respiro. Evitando così che il fuoco carbonizzasse i polmoni, bruciandolo da dentro. Il 10 dicembre andammo al comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Rieti, per salutare Stefano Colasanti. Un compagno di lavoro e di vita, che umilmente ricordammo in un video, così. Da lì passammo a trovare Giuseppe all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, specializzato in grandi ustionati. Giuseppe aveva le mani fasciate e una voglia matta di tornare a lavoro. Dopo un trapianto di pelle, dalle gambe alle mani, venne dimesso una settimana dopo. E grazie alla sua caparbietà, al sostegno dei colleghi, del comando provinciale di Rieti e di tutta l’Amministrazione, il 15 maggio è tornato operativo. Ma deve tutto al suo impegno e a quello del Corpo perché Giuseppe per l’incidente subito non ha ricevuto alcun indennizzo. Anzi Giuseppe, per il trapianto ricevuto, indossa guanti speciali per proteggersi dal sole, dal costo di circa 900 euro. Pagati di tasca propria. Sembra paradossale ma è così. Svolgono un lavoro difficile, unico nel suo genere, spesso pericoloso, eppure non sono coperti da un’assicurazione Inail contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Sono costretti a pagarsi le cure e i presidi sanitari indispensabili a seguito di ricorrenti infortuni professionali. Esiste un’assicurazione privata, stipulata dall’Amministrazione, ma che rimborsa solo spese successive e se riconosciute. Per questo vi chiediamo per il sacrificio di Stefano, per la testardaggine di Giuseppe, di sostenere questa petizione, perché sia prevista per gli uomini e le donne del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco l’assicurazione Inail.

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