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Ricostruire memoria, condivisa dal basso e non riconciliata dall’alto. Mettere in rete le competenze, del Sud e per il Sud. Elaborare idee innovative e di resistenza per il Mezzogiorno. Ragionare attorno a una nuova e originale identità meridionale. Nasce in Calabria, nel 2005, con queste ambizioni l’associazione antimafie daSud. Dal 25 aprile 2009 l’associazione ha la sua sede nazionale presso lo Spazio daSud nello storico quartiere del Pigneto a Roma

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Non c'è più tempo da perdere: subito la Commissione antimafia

Non era mai successo prima. A distanza di sette mesi dall’inizio della legislatura, il Parlamento italiano è ancora orfano di una delle sue più importanti commissioni: quella antimafia. L’argomento suscita evidentemente poca attenzione sulle pagine dei più grandi quotidiani nazionali, eppure questo ritardo è giorno dopo giorno sempre più grave e ingiustificabile. Cosa sta accadendo? Per sette mesi i due principali partiti della strana maggioranza, Pd e Pdl, hanno rivendicato per sé la presidenza della Commissione, bloccandone di fatto l’insediamento. Le altre forze politiche invece, evidentemente, non hanno considerato la commissione un'urgenza e una necessità. Colpevolmente. Un quadro estremamente preoccupante che è stato confermato anche dalla discussione sul rinnovo della fiducia al governo Letta – che ha determinato una nuova strana maggioranza - durante la quale, salvo qualche accenno di maniera, nessuno ha posto come centrale l'obiettivo di contrastare la presenza dei clan in Italia. Nel frattempo il Paese boccheggia in una crisi che è economica, politica e sociale insieme. Terreno fertile per le mafie che, infatti, accumulano patrimoni da capogiro e conquistano pezzi sempre più significativi del nostro Paese. Nel silenzio. E invece, proprio in questo contesto, la Commissione antimafia avrebbe potuto e dovuto dire la sua. Sui cambiamenti del sistema economico causato dai soldi sporchi dei clan. Sulla modifica del reato di voto di scambio, per esempio. Sul tema dei giochi d’azzardo. Sulle infiltrazioni delle cosche nei partiti e nelle amministrazioni. Sui nuovi territori di presenza mafiosa, a partire dalla città di Roma. E sui beni confiscati, argomento sul quale la politica dovrebbe avviare una seria riflessione. Mentre infatti a fine agosto veniva evitata per un soffio la vendita all’asta della tenuta di Suvignano, in Toscana, la Legge Rognoni-La Torre continua a essere impunemente aggirata. Per tutte queste ragioni non c'è più tempo da perdere. I partiti evitino la retorica antimafiosa e smettano di nascondersi dietro simboli e simulacri. Il governo si faccia carico di mettere in campo una vera politica antimafie. Le vittime innocenti della mafie e tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese meritano di più. Attivino piuttosto subito la Commissione parlamentare antimafia indicando presto un'agenda di lavori urgenti da compiere, di inchieste da svolgere. Facciano un dibattito approfondito al proprio interno e assumano il punto di vista antimafia come un prerequisito del proprio agire. Viceversa il futuro del nostro Paese resterà per sempre compromesso. Le responsabilità a quel punto avranno nomi e cognomi.Osservatorio Restart antimafia daSudwww.dasud.it/commissione-antimafia

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