Comitato Spontaneo Salviamo il Fella

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    Petitioning Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga

    Un patrimonio comune da proteggere Liberiamo il fiume Fella dalle speculazioni

    «Chiunque avrà osato recare danno alle acque pubbliche sia dichiarato nemico della Patria» dalla lapide anticamente collocata all’ingresso del Magistrato alle Acque, a Venezia Per ben due volte le Comunità del Canal del Ferro e della Val Canale/Kanaltal/Kanalska dolina, con il sostegno dei loro amministratori, hanno già salvato il fiume Fella da insensati progetti di sfruttamento, che avrebbero prosciugato completamente il corso del principale affluente del Tagliamento. A distanza di decenni dalla completa bocciatura di quei progetti, formulati dalla Sade negli anni Sessanta e dall’Enel negli anni Ottanta, è in atto un nuovo e pericolosissimo «assalto al Fella», che contraddice ogni proposito di sviluppo sostenibile della vallata, di valorizzazione turistica e culturale delle sue superstiti qualità paesaggistiche nonché di rispetto dell’ambiente naturale e dei suoi equilibri geologici ed ecologici, trasformando un bene comune di pubblico interesse qual è l’acqua in un mero “profitto finanziario” nelle tasche di pochi soggetti privilegiati. Di assoluto rilievo è, OGGI, la proposta realizzazione di una nuova “CABINA PRIMARIA” specificatamente richiesta, inizialmente dalla società “Idroelettrica Val Gleris srl” e quindi dalla subentrata “Idroelettrica Fella srl” di Venzone (UD), con il progetto dell’ulteriore impianto idroelettrico sul fiume Fella con presa dell’acqua in località San Rocco e rilascio in località Braiduccis nella frazione Pietratagliata del Comune di Pontebba; scopo di tale cabina primaria, da costruirsi su fondi del Consorzio Vicinale di San Leopoldo, è l’immissione dell’energia prodotta direttamente nella rete elettrica di alta tensione. La rilevanza della stessa si impone sotto un duplice profilo: da un lato svelerebbe la volontà di realizzare un prossimo sistema di “CENTRALI A CATENA” per lo sfruttamento delle acque del Fella, compresi i suoi pochi affluenti ancora superstiti, e dunque di una probabile replica, OGGI non più accettabile, dello scempio che ha già messo in secca l’intera Val Raccolana nel territorio di Chiusaforte ; dall’altro la riconferma, ove ve ne fosse ancora bisogno, che l’energia idroelettrica prodotta con le nostre preziose acque se ne va ben lontano dai luoghi di produzione, senza possibilità alcuna che quota di quell’energia sia a sua volta “produttrice” di vera ricchezza in termini di occupazione e sviluppo economico dei nostri disagiati territori di montagna. E’ del tutto pacifico, infatti, come le attuali iniziative di sfruttamento idroelettrico : - siano per lo più volte ad acquisire quel profitto economico garantito con gli insensati incentivi statali previsti per il cosiddetto “mini-idroelettrico”; e con ciò gravando esclusivamente sulle bollette energetiche dei cittadini contribuenti ; - abbiano determinato impatti insostenibili sui corpi idrici a fronte di un contributo insignificante al pur riconosciuto necessario sforzo per l’abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra e per la diffusione delle energie rinnovabili ; Attualmente le acque del bacino idrografico del fiume Fella sono già interessate da 35 impianti idroelettrici ; ad essi, vanno aggiunti 11 nuovi impianti per i quali il procedimento di autorizzazione è in corso. Tale sfruttamento meramente speculativo, che risulta una delle principali cause del degrado dei corsi d’acqua di gran parte dell’Arco Alpino e che ha già arrecato danni irrimediabili alla preziosa fauna ittica del Canal del Ferro e della Valcanale, non è più oggi sopportabile, considerata anche la necessità di: - mitigare e convivere con gli effetti sempre più gravi dei cambiamenti climatici tra i quali, ricordiamo, la riduzione della nevosità, l’aumento delle temperature e dell’evapotraspirazione, la riduzione delle precipitazioni estive; - evitare ogni ostacolo al deflusso delle piene; - salvaguardare un territorio particolarmente sensibile e vulnerabile al dissesto idrogeologico. Pertanto si chiede che la Regione Friuli Venezia Giulia : - confermando il Decreto nr, 3226/AMB del 12 Agosto 2020 di pronuncia della Decadenza della Autorizzazione Unica alla costruzione ed esercizio dell’impianto, come pure riconfermando l’intervenuta INEFFICACIA della Pubblica Utilità dell’opera a far data dal 29 Gennaio 2020, si faccia parte attiva per la totale e definitiva bocciatura dell’impianto proposto dalla società Idroelettrica Fella srl in Comune di Pontebba anche nella odierna sede giurisdizionale del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma innanzi al quale è chiamata a difendere i propri assunti dalla stessa società ricorrente ; - si adoperi concretamente presso il Governo italiano affinché: a) in relazione agli impianti idroelettrici ad acqua fluente sui corsi d’acqua naturali, siano eliminati gli incentivi per quelli aventi potenza installata inferiore a 1 MW e fortemente ridotti per quelli di potenza inferiore a 3 MW, fermo restando il sostegno economico all’efficientamento degli impianti esistenti che non preveda incremento di portata derivata ed a quelli realizzati sulle reti acquedottistiche ; b) sia eliminato il riconoscimento della “Pubblica Utilità” per gli impianti con potenza inferiore a 3 MW perché la produzione elettrica che essi assicurano è irrilevante a livello del bilancio energetico nazionale ; c) riesamini completamente la propria politica nel settore, valorizzando la propria autonomia, a partire dai seguenti punti fermi : 1. Sospensione/moratoria immediata di tutte le domande di derivazione idroelettrica, presentate o già in istruttoria ; 2. Dettagliata rilevazione dello stato ecologico e delle reali pressioni odierne esercitate a scopo idroelettrico su tutti i corsi d’acqua, compresi i corpi idrici superficiali aventi estensione del bacino idrografico inferiore ai 10 Kmq., per i quali oggi NON è obbligatoria la tipizzazione con le relative schede di sintesi ; 3. Individuazione dei corsi d’acqua che per il loro pregio vanno inderogabilmente mantenuti integri ; 4. Verifica, sulle derivazioni in esercizio, della osservanza dei parametri di concessione e delle prescrizioni ivi previste ; 5. Fissazione con criteri restrittivi dei punti di derivazione e restituzione delle acque per evitare “centrali a cascata”; 6. Fissazione di stringenti priorità nell’eventuale, residuale rilascio di concessioni - fatta salva la priorità alle funzioni ecologiche, idrogeologiche, paesaggistiche e di sicurezza svolte dai corsi d’acqua e l’installazione di piccoli impianti ad uso esclusivo di singoli edifici isolati e/o rifugi – a Comuni ed Enti Esponenziali delle Comunità locali (ad.es.Vicinie), Enti Pubblici e Cooperative locali limitatamente alla previsione di soli impianti idroelettrici con verificate finalità di scopo a beneficio del territorio e delle comunità locali, nonché ad imprenditori che s’impegnino ad utilizzare l’energia prodotta in proprie attività manifatturiere locali, pena la revoca della concessione ; 7. Sanzioni severe, compresa la revoca della concessione, ai concessionari che derivano maggiori volumi d’acqua rispetto a quanto concesso; 8. Riesame di tutte le captazioni, attraverso un qualificato nucleo tecnico operativo, per garantire il deflusso ecologico in alveo, previsto dalle normative statali ed europee, ora non sempre garantito anche per assenza di controlli ; - che i Comuni del Canal del Ferro e della Valcanale, abbandonata la devastante e improduttiva logica delle “compensazioni”, sostengano apertamente queste rivendicazioni e promuovano, di concerto con la Regione, i processi partecipativi necessari per garantire la massima trasparenza e informazione delle Comunità e delle formazioni sociali da esse emanate (Vicìnie, categorie produttive, associazioni culturali e sportive, pescatori...), nonché il loro pieno coinvolgimento nell’elaborazione e nell’approvazione di ogni progetto di tutela, gestione e valorizzazione dei corsi d’acqua del bacino del fiume Fella, del quale va immediatamente realizzato il “Bilancio idrico integrato”, anche in vista della predisposizione di un auspicato “Contratto di Fiume”, secondo le più avanzate forme di pianificazione urbanistica e gestione socio-economica, che consenta anche il miglioramento dell’attuale stato ecologico del nostro fiume, come peraltro già obbligatoriamente previsto dalla Direttiva Quadro Acque dell’Unione Europea.          

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    Petitioning presidente della regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga

    Un patrimonio comune da proteggere Liberiamo il fiume Fella dalle speculazioni

    «Chiunque avrà osato recare danno alle acque pubbliche sia dichiarato nemico della Patria» dalla lapide anticamente collocata all’ingresso del Magistrato alle Acque, a Venezia Per ben due volte le Comunità del Canal del Ferro e della Val Canale/Kanaltal/Kanalska dolina, con il sostegno dei loro amministratori, hanno già salvato il fiume Fella da insensati progetti di sfruttamento, che avrebbero prosciugato completamente il corso del principale affluente del Tagliamento. A distanza di decenni dalla completa bocciatura di quei progetti, formulati dalla Sade negli anni Sessanta e dall’Enel negli anni Ottanta, è in atto un nuovo e pericolosissimo «assalto al Fella», che contraddice ogni proposito di sviluppo sostenibile della vallata, di valorizzazione turistica e culturale delle sue superstiti qualità paesaggistiche nonché di rispetto dell’ambiente naturale e dei suoi equilibri geologici ed ecologici, trasformando un bene comune di pubblico interesse qual è l’acqua in un mero “profitto finanziario” nelle tasche di pochi soggetti privilegiati. Di assoluto rilievo è, OGGI, la proposta realizzazione di una nuova “CABINA PRIMARIA” specificatamente richiesta, inizialmente dalla società “Idroelettrica Val Gleris srl” e quindi dalla subentrata “Idroelettrica Fella srl” di Venzone (UD), con il progetto dell’ulteriore impianto idroelettrico sul fiume Fella con presa dell’acqua in località San Rocco e rilascio in località Braiduccis nella frazione Pietratagliata del Comune di Pontebba; scopo di tale cabina primaria, da costruirsi su fondi del Consorzio Vicinale di San Leopoldo, è l’immissione dell’energia prodotta direttamente nella rete elettrica di alta tensione. La rilevanza della stessa si impone sotto un duplice profilo: da un lato svelerebbe la volontà di realizzare un prossimo sistema di “CENTRALI A CATENA” per lo sfruttamento delle acque del Fella, compresi i suoi pochi affluenti ancora superstiti, e dunque di una probabile replica, OGGI non più accettabile, dello scempio che ha già messo in secca l’intera Val Raccolana nel territorio di Chiusaforte ; dall’altro la riconferma, ove ve ne fosse ancora bisogno, che l’energia idroelettrica prodotta con le nostre preziose acque se ne va ben lontano dai luoghi di produzione, senza possibilità alcuna che quota di quell’energia sia a sua volta “produttrice” di vera ricchezza in termini di occupazione e sviluppo economico dei nostri disagiati territori di montagna. E’ del tutto pacifico, infatti, come le attuali iniziative di sfruttamento idroelettrico : - siano per lo più volte ad acquisire quel profitto economico garantito con gli insensati incentivi statali previsti per il cosiddetto “mini-idroelettrico”; e con ciò gravando esclusivamente sulle bollette energetiche dei cittadini contribuenti ; - abbiano determinato impatti insostenibili sui corpi idrici a fronte di un contributo insignificante al pur riconosciuto necessario sforzo per l’abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra e per la diffusione delle energie rinnovabili ; Attualmente le acque del bacino idrografico del fiume Fella sono già interessate da 35 impianti idroelettrici ; ad essi, vanno aggiunti 11 nuovi impianti per i quali il procedimento di autorizzazione è in corso. Tale sfruttamento meramente speculativo, che risulta una delle principali cause del degrado dei corsi d’acqua di gran parte dell’Arco Alpino e che ha già arrecato danni irrimediabili alla preziosa fauna ittica del Canal del Ferro e della Valcanale, non è più oggi sopportabile, considerata anche la necessità di: - mitigare e convivere con gli effetti sempre più gravi dei cambiamenti climatici tra i quali, ricordiamo, la riduzione della nevosità, l’aumento delle temperature e dell’evapotraspirazione, la riduzione delle precipitazioni estive; - evitare ogni ostacolo al deflusso delle piene; - salvaguardare un territorio particolarmente sensibile e vulnerabile al dissesto idrogeologico. Pertanto chiediamo che la Regione Friuli Venezia Giulia : - confermando il Decreto nr, 3226/AMB del 12 Agosto 2020 di pronuncia della Decadenza della Autorizzazione Unica alla costruzione ed esercizio dell’impianto, come pure riconfermando l’intervenuta INEFFICACIA della Pubblica Utilità dell’opera a far data dal 29 Gennaio 2020, si faccia parte attiva per la totale e definitiva bocciatura dell’impianto proposto dalla società Idroelettrica Fella srl in Comune di Pontebba anche nella odierna sede giurisdizionale del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma innanzi al quale è chiamata a difendere i propri assunti dalla stessa società ricorrente ; - si adoperi concretamente presso il Governo italiano affinché: a) in relazione agli impianti idroelettrici ad acqua fluente sui corsi d’acqua naturali, siano eliminati gli incentivi per quelli aventi potenza installata inferiore a 1 MW e fortemente ridotti per quelli di potenza inferiore a 3 MW, fermo restando il sostegno economico all’efficientamento degli impianti esistenti che non preveda incremento di portata derivata ed a quelli realizzati sulle reti acquedottistiche ; b) sia eliminato il riconoscimento della “Pubblica Utilità” per gli impianti con potenza inferiore a 3 MW perché la produzione elettrica che essi assicurano è irrilevante a livello del bilancio energetico nazionale ; c) riesamini completamente la propria politica nel settore, valorizzando la propria autonomia, a partire dai seguenti punti fermi : 1. Sospensione/moratoria immediata di tutte le domande di derivazione idroelettrica, presentate o già in istruttoria ; 2. Dettagliata rilevazione dello stato ecologico e delle reali pressioni odierne esercitate a scopo idroelettrico su tutti i corsi d’acqua, compresi i corpi idrici superficiali aventi estensione del bacino idrografico inferiore ai 10 Kmq., per i quali oggi NON è obbligatoria la tipizzazione con le relative schede di sintesi ; 3. Individuazione dei corsi d’acqua che per il loro pregio vanno inderogabilmente mantenuti integri ; 4. Verifica, sulle derivazioni in esercizio, della osservanza dei parametri di concessione e delle prescrizioni ivi previste ; 5. Fissazione con criteri restrittivi dei punti di derivazione e restituzione delle acque per evitare “centrali a cascata”; 6. Fissazione di stringenti priorità nell’eventuale, residuale rilascio di concessioni - fatta salva la priorità alle funzioni ecologiche, idrogeologiche, paesaggistiche e di sicurezza svolte dai corsi d’acqua e l’installazione di piccoli impianti ad uso esclusivo di singoli edifici isolati e/o rifugi – a Comuni ed Enti Esponenziali delle Comunità locali (ad.es.Vicinie), Enti Pubblici e Cooperative locali limitatamente alla previsione di soli impianti idroelettrici con verificate finalità di scopo a beneficio del territorio e delle comunità locali, nonché ad imprenditori che s’impegnino ad utilizzare l’energia prodotta in proprie attività manifatturiere locali, pena la revoca della concessione ; 7. Sanzioni severe, compresa la revoca della concessione, ai concessionari che derivano maggiori volumi d’acqua rispetto a quanto concesso; 8. Riesame di tutte le captazioni, attraverso un qualificato nucleo tecnico operativo, per garantire il deflusso ecologico in alveo, previsto dalle normative statali ed europee, ora non sempre garantito anche per assenza di controlli ; - che i Comuni del Canal del Ferro e della Valcanale, abbandonata la devastante e improduttiva logica delle “compensazioni”, sostengano apertamente queste rivendicazioni e promuovano, di concerto con la Regione, i processi partecipativi necessari per garantire la massima trasparenza e informazione delle Comunità e delle formazioni sociali da esse emanate (Vicìnie, categorie produttive, associazioni culturali e sportive, pescatori...), nonché il loro pieno coinvolgimento nell’elaborazione e nell’approvazione di ogni progetto di tutela, gestione e valorizzazione dei corsi d’acqua del bacino del fiume Fella, del quale va immediatamente realizzato il “Bilancio idrico integrato”, anche in vista della predisposizione di un auspicato “Contratto di Fiume”, secondo le più avanzate forme di pianificazione urbanistica e gestione socio-economica, che consenta anche il miglioramento dell’attuale stato ecologico del nostro fiume, come peraltro già obbligatoriamente previsto dalla Direttiva Quadro Acque dell’Unione Europea.          

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