Decision Maker

Alfonso Bonafede

  • Ministro della Giustizia

Does Alfonso Bonafede have the power to decide or influence something you want to change? Start a petition to this decision maker.Start a petition
Petitioning Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede

Il disegno di legge Pillon su separazione e affido va ritirato

In questi giorni, mentre i media riportano quotidianamente storie di femminicidi, di stupri, di violenze, di abusi in una sequenza cronicizzata di orrore, non solo continuiamo a sentir parlare del problema come di un’emergenza sociale a dispetto dell’evidenza dei dati che dimostrano ampiamente come la violenza maschile contro le donne sia un problema strutturale e profondamente radicato nel nostro paese, ma registriamo l’avanzare indisturbato di proposte di legge che, se approvate, favorirebbero inevitabilmente il persistere della violenza, in particolare quella intra familiare. Riteniamo che il DDL 735, presentato dal senatore Pillon ed altri, rappresenti -paradigmaticamente quanto sostanzialmente - un processo di riaffermazione del potere maschile minacciato dalle nuove norme transnazionali e in particolare dalla Convenzione di Istanbul. Il disegno di legge “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità“ intende dare attuazione a quanto previsto in materia nel contratto di governo introducendo modifiche normative riguardanti:-       la mediazione civile obbligatoria in tutte le separazioni in cui siano coinvolti i figli minorenni;-       l’equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari nella cura e nell’educazione e quindi affidamento congiunto e doppio domicilio per i minori;-       il mantenimento in forma diretta dei figli, senza automatismi nel riconoscimento di un assegno da corrispondere al coniuge attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore del minore;-       il contrasto dell’alienazione genitoriale che, disconfermata dal mondo scientifico, rientra mal camuffata come supposta tutela dei “diritti relazionali” dei minori. Il DDL fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche. Il testo sembra quasi completamente ignorare la pervasività e l’insistenza della violenza maschile che determina in maniera molto significativa le richieste di separazioni e genera le situazioni di maggiori tensioni nell’affidamento dei figli che diventano per i padri oggetto di contesa e strumento per continuare ad esercitare potere e controllo sulle madri. Ignora inoltre il persistente squilibrio di potere e di accesso alle risorse proponendo un’equiparazione tra i genitori, il doppio domicilio dei minori, l’eliminazione dell’assegno di mantenimento e dando per scontate disponibilità economiche molto spesso impossibili da garantire per le donne in un paese con elevatissimi tassi di disoccupazione femminile, dove è ancora presente il gap salariale, che continua ad espellere dal mercato del lavoro le madri, ne penalizza la carriera e garantisce sempre meno servizi in grado di conciliare le scelte genitoriali con quelle professionali, mentre scarica i crescenti tagli al welfare sulle donne schiacciate dai compiti di cura.  Già oggi nei tribunali le donne incontrano difficoltà enormi nel denunciare le violenze subite, non sono credute, devono affrontare una pesante ri-vittimizzazione da parte di un sistema giuridico e sociale che ancora tende a spostare la responsabilità degli atti violenti sulla vittima del reato piuttosto che sull’autore. Inoltre colpevolizza in ogni caso le madri, accusate di inadeguatezza genitoriale per non essere riuscite a tenere insieme la famiglia, per non aver tutelato i minori dalla violenza diretta e assistita o per non consentire ai padri di continuare a mantenere una relazione con i figli generando in essi “estraniazione”, “avversità”, “alienazione”. La presenza di violenza rende sconsigliabile se non impraticabile secondo le normative attuali, ma anche secondo le diverse discipline scientifiche chiamate in causa, sia la mediazione familiare che l’affidamento congiunto così come è palesemente riconosciuta l’inefficacia di percorsi prescrittivi e coatti ampiamente previsti nella proposta di legge in questione. Un tale dispositivo normativo, se approvato, comporterebbe quindi per una gran parte delle donne, in particolare per quelle con minori opportunità e risorse economiche, l’impossibilità di fatto a chiedere la separazione e a mettere fine a relazioni violente determinando il permanere in situazioni di pregiudizio e di rischio in aperta contraddizione con l’attenzione alla sicurezza tanto centrale per questo governo. Il dispositivo proposto appare una presa di posizione consapevole e di parte che alimenta il senso di frustrazione e di rivalsa dei padri separati, rischia di sostenere gli interessi della parte peggiore di ordini professionali, oltre che supportare una cultura patriarcale e fascista che, fingendo di mettere al centro la famiglia come istituto astratto e borghese, tenta di schiacciare la soggettività e la libertà delle donne ancorché dei minori. Per tutto questo noi come centri antiviolenza con la nostra esperienza trentennale di lavoro con le donne, come movimento delle donne, come singole, riteniamo assolutamente inaccettabile che tale provvedimento possa procedere nel suo iter di approvazione e ci opporremo con tutte le modalità possibili per bloccarlo dichiarandone il suo vero intento liberticida e il pericolo che rappresenta. Invitiamo in piazza a Roma il 10 novembre per una mobilitazione generale donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, gli ordini professionali e i sindacati e trasversalmente chi ritiene urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.   * Immagine tratta dal film “L’affido” di Xavier Legrand, distribuito in Italia da Nomad Film Distribution e PFA Films.  

D.i.Re Donne in rete contro la violenza
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Victory
Petitioning Alfonso Bonafede

Una violenza non si dimentica in 6 mesi #MeToo

Mi chiamo Lidia, ho 46 anni e sono di Palermo. Sono sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e ho deciso di raccontarvi la mia storia perché oggi vorrei poter fare qualcosa per tutte le donne che subiscono violenza e hanno la forza di rialzarsi. Perché una donna che ha il coraggio di lasciare un uomo violento non può essere lasciata sola e ha bisogno di sostegno da parte delle istituzioni.Dopo il mio divorzio e la perdita del mio posto di lavoro mi sentivo sola e senza speranza e mi innamorai di Isidoro, un uomo dolce e comprensivo. Dopo 5 mesi di litigi iniziarono le minacce verbali e fisiche. MI picchiava con una rabbia incontenibile, fatta di schiaffi e pugni così forti da spaccarmi il timpano e riempirmi di lividi.   Un giorno mi chiese di trascorrere del tempo con me in una località fuori porta, avevo paura di lui e decisi di portare con me anche mia sorella. Non servì a molto. A fine giornata Isidoro mi chiese di passare la notte con me poiché il tragitto verso casa era lungo e lui era stanco. Sembrava tutto tranquillo, lui aveva accettato la mia decisione di lasciarlo. Alle 2 di notte Isidoro si alza per andare in bagno e senza un motivo inizia a colpirmi in testa con una padella di ghisa! Non riuscivo a capire cosa stava succedendo. Aveva trovato delle forbici e le stava usando come pugnale, colpendomi alla schiena. Ho cercato in tutti i modi di difendermi, sono quasi stata soffocata con il filo della lampada sul comodino. È successo di tutto quella notte, ho ancora paura a raccontarlo. Con la forbice mi ha provocato ferite in volto, sulle gambe, sangue ovunque.   Non so come ho fatto, ma dopo tutte quelle ore di sequestro l’ho convinto di stare bene e che non l’avrei denunciato. Solo così l’ho convinto ad andare via e ho potuto chiamare i soccorsi. Io sono ancora viva e posso raccontare tutto questo. Isidoro è stato condannato a soli 4 anni (per il tentato omicidio) e 6 mesi (per il sequestro), ed ora, dopo solo 2 anni e mezzo, presto sarà di nuovo libero. Mi sono rifatta una vita, intanto, ho un compagno e due bimbi, ma sono stata lasciata sola dalla istituzioni: mi hanno detto che se lui non mi aggredisce nuovamente, loro non posso intervenire. Il codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali [ Art. 609-bis cod. pen.]. Si parla in questi casi di violenza per costrizione. Solo se la vittima querela il suo aggressore entro sei mesi dalla commissione del fatto, quest’ultimo può essere processato. In altri casi, la legge può procedere penalmente da sola, senza costringere la vittima ad esporsi e denunciare più e più volte, ponendo sé stessa in grave pericolo. Io ho subito stalking, persecuzioni e violenze di ogni genere, psicologiche e fisiche. Ho denunciato ma nessuno è intervenuto per fermarlo e presto lui sarà libero. Credo che lo Stato debba tutelare tutte quelle donne che hanno il coraggio di allontanarsi dagli uomini violenti. Abbiamo bisogno di sentirci sicure, protette. Allontanarsi da casa vuol dire spesso perdere la propria indipendenza economica. Bisogna avere il coraggio di denunciare tutto ciò! Lancio questa petizione per chiedere di modificare questa legge (Art. 336 ss. C.p.p. E art. 609 septies C.p.) e rendere il delitto di violenza sessuale procedibile anche senza la volontà della vittima e allungare il tempo limite di 6 mesi per la denuncia. In questo modo tutte le donne che, per paura o per ragioni economiche, non trovano il coraggio di denunciare possano essere salvate e tutelate dallo Stato.  

Lidia Vivoli
151,149 supporters
Petitioning Alfonso Bonafede, Roberto Fico, Elisabetta Trenta, Sergio Costa, Giulia Grillo, Corte di Cassazione

Animali soggetti di diritto. Pene più severe per chi li maltratta o uccide.

Italian / English / French / Spanish Al Ministro della Giustizia - Al Ministro della Salute - Al Ministro dell’Ambiente - Al Presidente del Senato della Repubblica - Al Presidente della Camera dei Deputati * PETIZIONE: ANIMALI SOGGETTI DI DIRITTO. PENE PIU’ SEVERE PER CHI LI MALTRATTA O UCCIDE. Non è più accettabile che la legge italiana classifichi gli animali “RES” (cose), alla stessa stregua di beni mobili. Chiediamo pertanto la riforma del codice civile in relazione alle esigenze di un paese più civile, affinchè tutti gli animali siano riconosciuti esseri senzienti e in quanto tali soggetti di diritto. Attualmente ciò che viene tutelato dal codice penale è il sentimento per gli animali, non l’animale stesso. Auspichiamo dal conseguimento di tale riforma cambiamenti radicali nel campo della tutela dei diritti degli animali, fra cui: - l’abolizione degli allevamenti intensivi ed estensivi, di terra ed acquatici, e dei mattatoi;- l’abolizione di caccia e pesca;- l’abolizione degli allevamenti da pelliccia con creazione di strutture che accolgano queste specie;- l’abolizione totale della sperimentazione animale, pratica antiscientifica e immorale, sostituita completamente dall’uso di metodi di ricerca senza animali e di metodi alternativi di sostituzione in tutte le aree della ricerca;- l’abolizione dei circhi e di tutte le manifestazioni (comprese quelle religiose e i palii) che prevedano l’impiego di animali;- l’abolizione di tutte quelle pratiche contrarie alla natura biologica ed etologica dell’animale;- inasprimento delle pene per chi maltratta, uccide e sfrutta sessualmente gli animali, zooerastia, con la previsione di circostanze aggravanti il reato, quali uso di armi, omissione di soccorso, motivi abietti. Se anche tu non puoi più accettare né le atroci sofferenze inflitte ai nostri amici animali, né che continuino ad essere considerati “cose mobili”, “oggetti senza valore”, aiutaci e chiedi insieme a noi che il Parlamento e le istituzioni tutte approvino rapidamente una legge per il riconoscimento della soggettività giuridica in capo a tutti gli animali e conseguente accoglimento delle ulteriori richieste formulate con la presente petizione. Firmatari §1) Comitato Tutela Diritti Animali - Presidente Simonetta Tempesti con: 2) Alba Animalista 3) Amore Randagio - Referente Anita De Cesaris 4) Amore Randagio Onlus R.E. - Presidente Bruna Mangano 5) Amore a Quattrozampe ODV - Presidente Domenico Molinini 6) Animal Liberation - Presidente Lilia Casali 7) Animalisti Volontari Pescara - Presidente Marialuisa D’Olimpio 8) Anonymous for Voiceless – Referente Eleonora Sola 9) A.N.P.A. Santeramo - Referente Maria Digirolamo 10) ANTA Onlus – Presidente Bruno Mei 11) ARIEL la speranza di chi non ha voce 12) Arte H Progettare APS - Presidente Claudia Marini 13) Associazione Animalista Franca Valeri - Referente Giulia Negri 14) Associazione Arca di Rita – Referente Francesca Raspante 15) Associazione Guardie per l’Ambiente sezione Calabria- Referenti Franco Bellantone e Marisa Allegro 16) Associazione Pelosi Felici – Referente Veronica Velisares 17) Attivisti nel cuore Italia - Presidente Ilaria Fagotto 18) AVA – Presidente Franco Libero Manco 19) A.V.C.P.P. - Presidente Giuseppe Villirillo 20) Beagle Rules Forever Beaglelandia – Referente Romano Quattropanetti 21) Be Positive Factory – Referente Enza Tammariello 22) BolognAnimale 23) Cittadini Consapevoli 24) Climate Fish Italia - Presidente Simone Scampoli 25) Comitato Unitiperloro 26) Con Fido nel Cuore Onlus - Referente Zina Giambertone 27) Coordinamento Antispecista Latina Frosinone- Referente Stefano Caccavello 28) DPA Onlus - Referente Alessia Strozzi 29) Elisabetta e I suoi angeli onlus – Presidente Paolina Bretagna 30) ENPA sezione di Parma- Referente Lella Gialdi 31) Ethicare – Referente Lara Olga Scarsella 32) Gli amici del pratone di Lissone Onlus – Referente Silvia Marotto 33) IAPL Italia Onlus – Referente Roberto Montalbano 34) I Care - Presidente Dott. Massimo Tettamanti, Criminologo Forense 35) Iene Vegane – Presidente Alessandra Di Lenge 36) Il Piccolo Santuario di Nama - Referenti Massimo Doria e Nadia Bernardi 37) Impronte Amiche onlus – Referente Cristina Cavagna 38) Insieme per FBM Proteggiamo i Levrieri No Profit - Presidente Claudio Luca Lo Campo 39) International Animal Protection League Ucraina- Presidente Andrea Cisternino 40) Italia Fish Save- Presidente Simone Scampoli 41) LEAL Lega Antivivisezionista- Presidente Gian Marco Prampolini 42) LEAL Lega Antivivisezionista sezione di Pavia - Responsabile Ugo Bettio 43) Legio Ursa- Usque ad Finem- Presidente Davide Celli  44) LIDA sezione di Ortona- Presidente Paola Stollavagli 45) MAC Movimento Anti Caccia- Presidente Paolo Perbellini 46) Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente- Referente Italia Valerio Vassallo 47) Movimento tutela ambiente- rifugio antispecista di Valeria Dall’Oca 48) OIPA Italia sezione di Campobasso e provincia- Delegato Giancarlo Calvanese 49) Osso For Friend – Referente Marta Catarinozzo 50) Parma Etica Festival 51) Quello che Davvero Conta- Referente Luca Borreale 52) Rifugio Hope - Referente Corinne Elfie 53) Santuario Capra Libera Tutti- Referente Massimo Manni 54) The Save Movement Italia- Presidente Simone Scampoli 55) U.P.A. Unione per gli Animali- Presidente Giuseppe Panassidi 56) U.V.A. Unione Vegetariana Animalista Organizzazione di Volontariato - Presidente Arch. Massimo Andellini 57) Vegan Project Napoli- Referente Fabiana De Crescenzo 58) Zampe d’Oro Onlus- Presidente Giancarla Anigoni 59) Zampe che danno una mano Onlus - Presidente pro tempore Giada Bernardi § e con: 60) Dott.ssa Ingrid Alberti 61) Dott.ssa Sabina Bietolini, Biologa nutrizionista 62) Orietta Biguzzi 63) Emanuela Bonamore 64) Cecilia Bravo 65) Francesca Bruno 66) Francesca Caiani 67) Loredana Cannata 68) Paola Caracciolo 69) Anna Leyda Cavalli 70) Viviana Cavazzoni 71) Dott.ssa Serenella Conversi 72) Dott. Maurizio Corsini, Psichiatra 73) Prof. Bruno Fedi, Esperto Antivivisezionista 74) Dott.ssa Jamie Hard 75) Pier Ernesto Irmici 76) Riccardo Laganà 77) Amalia Lanoce 78) Mario Liti 79) Rosaria Aurora Loprete 80) Dott.ssa Candida Nastrucci, Biologa e Ricercatrice 81) Laura Sai 82) Simone Scardecchia 83) Stefania Schiaroli 84) Rossella Seno 85) Tullio Solenghi 86) Corinne Vosa 87) Massimo Wertmüller * Il nostro obiettivo finale è raggiungere le 500.000 firme.

Comitato Tutela Diritti Animali
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Petitioning Sergio Mattarella, Matteo Salvini, Alfonso Bonafede, Comando dei Carabinieri di Venezia

Cos'avevi scoperto Sissy? Giustizia per l'agente Trovato Mazza!

Con la presente petizione diretta al Ministero della Giustizia, al ministro dell'Interno Matteo Salvini, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Comando dei Carabinieri di Venezia si chiede che venga fatta luce sul caso di Sissy Trovato Mazza, l'agente penitenziario morta dopo due anni di coma. Sissy viene trovata in fin di vita il 1° novembre 2016, ferita alla testa da un colpo di pistola mentre era in servizio all’ospedale di Venezia. A maggio 2018 la procura chiede l’archiviazione del caso come tentato suicidio. Ma la famiglia si oppone e solleva vari dubbi. “Da qualche tempo Sissy aveva scoperto delle cose strane”. L’agente lavorava da 7 anni nel carcere femminile della Giudecca di Venezia. Durante l’estate 2016 Sissy segnala ai suoi superiori fatti gravi: dichiara che all’interno del carcere arriverebbe droga dalla lavanderia. “Aveva anche visto effusioni sessuali fra una sua collega e una detenuta”, racconta il padre. «La sottoscritta agente Maria Teresa Trovato Mazza informa la signoria vostra che negli ultimi giorni sono stata avvicinata da molte detenute che hanno raccontato fatti gravi che riguardano le mie colleghe.» Sissy chiede l'aiuto della direttrice Gabriella Straffi che però, stando a quanto hanno riferito i parenti, avrebbe chiesto alla ragazza di limitarsi a fare il suo lavoro. La lettera, che prosegue indicando di nomi delle detenute che avevano denunciato e la cui testimonianza Sissy aveva messo rapporto, è contenuta anche agli atti delle indagini della Procura di Venezia. Il 1° novembre Sissy va a lavoro e viene chiamata a fare un servizio straordinario, guarda caso. Prima di entrare in carcere chiama la fidanzata e chiede di ricaricarle il telefono. Ma di quel cellulare sulla scena del crimine non si troverà traccia. È solo una delle anomalie nelle dinamiche di quella mattina che la famiglia evidenzia. La morte di Sissy deve esortare questo Paese ad aprire gli occhi e non abbassare la testa di fronte l'omertà delle persone che dovrebbero in realtà rappresentarci e tutelarci. "Nelle questioni chiare non si dà adito a interpretazione", diceva un detto giuridico.

Giulia Sandulli Colosimo
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