Decision Maker

Alfonso Bonafede

  • Ministro della Giustizia

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Petitioning Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Alfonso Bonafede

Il disegno di legge Pillon su separazione e affido va ritirato

In questi giorni, mentre i media riportano quotidianamente storie di femminicidi, di stupri, di violenze, di abusi in una sequenza cronicizzata di orrore, non solo continuiamo a sentir parlare del problema come di un’emergenza sociale a dispetto dell’evidenza dei dati che dimostrano ampiamente come la violenza maschile contro le donne sia un problema strutturale e profondamente radicato nel nostro paese, ma registriamo l’avanzare indisturbato di proposte di legge che, se approvate, favorirebbero inevitabilmente il persistere della violenza, in particolare quella intra familiare. Riteniamo che il DDL 735, presentato dal senatore Pillon ed altri, rappresenti paradigmaticamente quanto sostanzialmente, la sistematizzazione di un processo di riappropriazione del potere maschile minacciato dalle nuove norme transnazionali e in particolare dalla Convenzione di Istanbul. Il disegno di legge “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità“ intende dare attuazione a quanto previsto in materia nel contratto di governo introducendo modifiche normative riguardanti:-       la mediazione civile obbligatoria in tutte le separazioni in cui siano coinvolti i figli minorenni;-       l’equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari nella cura e nell’educazione e quindi affidamento congiunto e doppio domicilio per i minori;-       il mantenimento in forma diretta dei figli, senza automatismi nel riconoscimento di un assegno da corrispondere al coniuge attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore del minore;-       il contrasto dell’alienazione genitoriale che, disconfermata dal mondo scientifico, rientra mal camuffata come supposta tutela dei “diritti relazionali” dei minori. Il DDL fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche. Il testo sembra quasi completamente ignorare la pervasività e l’insistenza della violenza maschile che determina in maniera molto significativa le richieste di separazioni e genera le situazioni di maggiori tensioni nell’affidamento dei figli che diventano per i padri oggetto di contesa e strumento per continuare ad esercitare potere e controllo sulle madri. Ignora inoltre il persistente squilibrio di potere e di accesso alle risorse proponendo un’equiparazione tra i genitori, il doppio domicilio dei minori, l’eliminazione dell’assegno di mantenimento e dando per scontate disponibilità economiche molto spesso impossibili da garantire per le donne in un paese con elevatissimi tassi di disoccupazione femminile, dove è ancora presente il gap salariale, che continua ad espellere dal mercato del lavoro le madri, ne penalizza la carriera e garantisce sempre meno servizi in grado di conciliare le scelte genitoriali con quelle professionali, mentre scarica i crescenti tagli al welfare sulle donne schiacciate dai compiti di cura.  Già oggi nei tribunali le donne incontrano difficoltà enormi nel denunciare le violenze subite, non sono credute, devono affrontare una pesante ri-vittimizzazione da parte di un sistema giuridico e sociale che ancora tende a spostare la responsabilità degli atti violenti sulla vittima del reato piuttosto che sull’autore. Inoltre colpevolizza in ogni caso le madri, accusate di inadeguatezza genitoriale per non essere riuscite a tenere insieme la famiglia, per non aver tutelato i minori dalla violenza diretta e assistita o per non consentire ai padri di continuare a mantenere una relazione con i figli generando in essi “estraniazione”, “avversità”, “alienazione”. La presenza di violenza rende sconsigliabile se non impraticabile secondo le normative attuali, ma anche secondo le diverse discipline scientifiche chiamate in causa, sia la mediazione familiare che l’affidamento congiunto così come è palesemente riconosciuta l’inefficacia di percorsi prescrittivi e coatti ampiamente previsti nella proposta di legge in questione. Un tale dispositivo normativo, se approvato, comporterebbe quindi per una gran parte delle donne, in particolare per quelle con minori opportunità e risorse economiche, l’impossibilità di fatto a chiedere la separazione e a mettere fine a relazioni violente determinando il permanere in situazioni di pregiudizio e di rischio in aperta contraddizione con l’attenzione alla sicurezza tanto centrale per questo governo. Il dispositivo proposto appare una presa di posizione consapevole e di parte che alimenta il senso di frustrazione e di rivalsa dei padri separati, rischia di sostenere gli interessi della parte peggiore di ordini professionali, oltre che supportare una cultura patriarcale e fascista che, fingendo di mettere al centro la famiglia come istituto astratto e borghese, tenta di schiacciare la soggettività e la libertà delle donne ancorché dei minori. Per tutto questo noi come centri antiviolenza con la nostra esperienza trentennale di lavoro con le donne, come movimento delle donne, come singole, riteniamo assolutamente inaccettabile che tale provvedimento possa procedere nel suo iter di approvazione e ci opporremo con tutte le modalità possibili per bloccarlo dichiarandone il suo vero intento liberticida e il pericolo che rappresenta. Invitiamo in piazza a Roma il 10 novembre per una mobilitazione generale donne e uomini della società civile, del mondo dell’associazionismo e del terzo settore, gli ordini professionali e i sindacati e trasversalmente chi ritiene urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione dei diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne.   * Immagine tratta dal film “L’affido” di Xavier Legrand, distribuito in Italia da Nomad Film Distribution e PFA Films.  

D.i.Re Donne in rete contro la violenza
130,033 supporters
Petitioning Alfonso Bonafede, Matteo Salvini

Una violenza non si dimentica in 6 mesi #MeToo

Mi chiamo Lidia, ho 46 anni e sono di Palermo. Sono sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e ho deciso di raccontarvi la mia storia perché oggi vorrei poter fare qualcosa per tutte le donne che subiscono violenza e hanno la forza di rialzarsi. Perché una donna che ha il coraggio di lasciare un uomo violento non può essere lasciata sola e ha bisogno di sostegno da parte delle istituzioni.Dopo il mio divorzio e la perdita del mio posto di lavoro mi sentivo sola e senza speranza e mi innamorai di Isidoro, un uomo dolce e comprensivo. Dopo 5 mesi di litigi iniziarono le minacce verbali e fisiche. MI picchiava con una rabbia incontenibile, fatta di schiaffi e pugni così forti da spaccarmi il timpano e riempirmi di lividi.   Un giorno mi chiese di trascorrere del tempo con me in una località fuori porta, avevo paura di lui e decisi di portare con me anche mia sorella. Non servì a molto. A fine giornata Isidoro mi chiese di passare la notte con me poiché il tragitto verso casa era lungo e lui era stanco. Sembrava tutto tranquillo, lui aveva accettato la mia decisione di lasciarlo. Alle 2 di notte Isidoro si alza per andare in bagno e senza un motivo inizia a colpirmi in testa con una padella di ghisa! Non riuscivo a capire cosa stava succedendo. Aveva trovato delle forbici e le stava usando come pugnale, colpendomi alla schiena. Ho cercato in tutti i modi di difendermi, sono quasi stata soffocata con il filo della lampada sul comodino. È successo di tutto quella notte, ho ancora paura a raccontarlo. Con la forbice mi ha provocato ferite in volto, sulle gambe, sangue ovunque.   Non so come ho fatto, ma dopo tutte quelle ore di sequestro l’ho convinto di stare bene e che non l’avrei denunciato. Solo così l’ho convinto ad andare via e ho potuto chiamare i soccorsi. Io sono ancora viva e posso raccontare tutto questo. Isidoro è stato condannato a soli 4 anni (per il tentato omicidio) e 6 mesi (per il sequestro), ed ora, dopo solo 2 anni e mezzo, presto sarà di nuovo libero. Mi sono rifatta una vita, intanto, ho un compagno e due bimbi, ma sono stata lasciata sola dalla istituzioni: mi hanno detto che se lui non mi aggredisce nuovamente, loro non posso intervenire. Il codice penale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali [ Art. 609-bis cod. pen.]. Si parla in questi casi di violenza per costrizione. Solo se la vittima querela il suo aggressore entro sei mesi dalla commissione del fatto, quest’ultimo può essere processato. In altri casi, la legge può procedere penalmente da sola, senza costringere la vittima ad esporsi e denunciare più e più volte, ponendo sé stessa in grave pericolo. Io ho subito stalking, persecuzioni e violenze di ogni genere, psicologiche e fisiche. Ho denunciato ma nessuno è intervenuto per fermarlo e presto lui sarà libero. Credo che lo Stato debba tutelare tutte quelle donne che hanno il coraggio di allontanarsi dagli uomini violenti. Abbiamo bisogno di sentirci sicure, protette. Allontanarsi da casa vuol dire spesso perdere la propria indipendenza economica. Bisogna avere il coraggio di denunciare tutto ciò! Lancio questa petizione per chiedere a tutti i candidati delle elezioni che avverranno in Italia il prossimo 4 marzo di modificare questa legge (Art. 336 ss. C.p.p. E art. 609 septies C.p.) e rendere il delitto di violenza sessuale procedibile anche senza la volontà della vittima e allungare il tempo limite di 6 mesi per la denuncia. In questo modo tutte le donne che, per paura o per ragioni economiche, non trovano il coraggio di denunciare possano essere salvate e tutelate dallo Stato.  

Lidia Vivoli
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Victory
Petitioning Andrea Soddu, paolo bernini, Sergio Costa, Alfonso Bonafede

Giustizia per Cucciolo!

Un cucciolo di cane di appena due mesi è stato barbaramente impiccato nella notte tra il 9 e il 10 agosto a Nuoro.Noi, "Associazione Gli Amici a 4 zampe di Orazio", veniamo contattati la sera del 9 Agosto da una ragazza che ha chiesto aiuto per un cucciolo trovato per strada.Purtroppo in quel momento, essendo già al completo e non avendo posto, abbiamo pubblicato un post chiedendo disponibilità ad accogliere il piccolo cucciolo e nel frattempo la ragazza ci ha assicurati che lo avrebbe tenuto con sé in attesa di riscontri da parte nostra. La mattina seguente abbiamo ricevuto un messaggio da parte di questa ragazza dove ci avvisava del fatto che la notte precedente, aveva consegnato il cucciolo ad un ragazzo e quella mattina - 10 agosto - il piccolo era appena stato trovato impiccato! Noi come Associazione ci siamo immediatamente recati sul posto e ci siamo trovati davanti una delle immagini più butte mai viste!Abbiamo prontamente chiamato le Forze dell'Ordine e abbiamo depositato denuncia alla procura. Ora chiediamo giustizia per il piccolo Cucciolo https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=891418291048521&id=100005410740402 L'UNIONE FA LA FORZA E INSIEME A TUTTI VOI VOGLIAMO FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE! Chi ha visto parli, Chi sa parli! Chi ha commesso un gesto tanto atroce DEVE essere punito.

Josephine Manuela Fancello
102,483 supporters
Petitioning Giuseppe Conte, Alfonso Bonafede, Matteo Salvini, Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

Quando l’ingiustizia diventa legge

Era il dicembre del 1980, 38 anni fa, quando lo Stato espropriò e devastò la mia azienda agricola per costruirvi l'ennesima superstrada. L'esproprio fu poi condannato come "illecito" con l'indicazione di "acquisizione usurpativa".Sono passato attraverso una vera e propria odissea processuale: quattro gradi di giudizio (ben 2 volte in Corte d'Appello) da cui sono uscito sempre vincitore.Tuttavia non solo non ho ricevuto giustizia ma sono stato costretto a pagare le spese processuali: costi altissimi che mi hanno letteralmente spogliato di ogni avere.Nel 2007 ho presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - ricorso tuttora pendente -  e nel 2013 il Governo Italiano ha chiesto alla Corte di Strasburgo di sospendere il mio ricorso in atto perché intendeva proporre una trattativa extragiudiziale con me. Purtroppo ad oggi non ho ancora ricevuto alcuna proposta in merito Quando tutto questo è iniziato avevo 39 anni, ora ne ho compiuti 77.Oggi sono sfinito fisicamente, psicologicamente provato, ho 40 punti di invalidità professionale. E’ questo lo Stato di Diritto?E' questo uno Stato civile? E' questa la Comunità Europea che dovrebbe guidarci? Chiedo una cosa molto semplice, chiedo quello che mi è dovuto: chiedo giustizia.

franco arnaboldi
81,642 supporters
Petitioning Sergio Mattarella (Presidente Della Repubblica Italiana) (Presidente Della Repubblica Italiana)

Giustizia per Nadia Orlando

Gentili Capo dello Stato Sergio  Mattarella, Presidente Del Consiglio Giuseppe Conte, Ministro della Giustizia Alfonso Buonafede, Vicepresidenti del Consiglio Luigi di Maio e Matteo Salvini, Ai Deputati e Senatori della Repubblica Italiana Siamo donne e uomini di ogni età, scossi dalla drammatica vicenda di Nadia Orlando, barbaramente uccisa in Friuli il 31 luglio scorso dal ragazzo che diceva di amarla. Non accettiamo che il colpevole, Francesco Mazzega, possa essere libero di trascorrere le sue ore con i suoi cari a casa, mentre ai cari di Nadia non resta altro che piangerla. Chiediamo che venga sospesa la pena dei domiciliari e che ritorni in carcere in attesa del processo. Le pene per questi reati devono essere esemplari, è necessario che la Giustizia italiana sia in prima linea contro il femminicidio. Ogni tre giorni muore una ragazza in Italia, dobbiamo arrestare questo dramma. Francesco Mazzega deve ritornare immediatamente in carcere. Gruppo FB Giustizia per Nadia

Mihaela Gorea
68,361 supporters
Petitioning Alfonso Bonafede

La legge è uguale per tutti? Don Paolo Glaentzer deve pagare per quello che ha fatto!

Il 23 luglio 2018, Don Paolo Glaentzer, parroco della chiesa di San Rufignano a Sommaia (Calenzano), è stato sorpreso seminudo dentro la propria auto, in compagnia di una bambina di soli 11 anni. Durante l'interrogatorio, il parroco, accusato di violenza sessuale aggravata, ha confessato di aver avuto altri incontri con la bambina, dichiarando che "era sempre stata lei a prendere l'iniziativa". Il Gip ha disposto per Don Glaentzer gli arresti domiciliari, che trascorrerà nella sua abitazione vicina a Bagni di Lucca, respingendo di fatto la richiesta di incarcerazione avanzata dalla Procura. Chi commette questi atti deve scontare la pena prevista dalle legge, senza attenuanti derivate dall'età o dal ruolo che riveste. Pertanto, siamo a chiedere al Ministro di Grazia e Giustizia, On. Alfonso Bonafede, che prenda in considerazione questo caso, affinché venga accolta la richiesta presentata dalla Procura di incarcerazione dell'imputato. Perché non possiamo permettere che un cittadino, avvantaggiato dal ruolo che riveste, possa abusare di una bambina ed evitare di essere punito come previsto dalla legge!

Massimiliano Vintaloro
58,174 supporters
Petitioning Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Nè privilegi nè disparità. Per Giulia Ballestri

Il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, i media locali e nazionali comunicano che Matteo Cagnoni, condannato all'ergastolo per il femminicidio della moglie Giulia Ballestri, è stato riportato dal carcere Dozza di Bologna al carcere più confortevole e domestico di Ravenna. La concomitanza dei due eventi ha provocato prima sconcerto, poi indignazione, non solo nelle Associazioni da sempre impegnate nella lotta contro la violenza di genere, ma nella cittadinanza tutta. Il provvedimento davvero inusuale risulta ancor più inspiegabile se si considera da un lato, il suo stato di condannato in primo grado alla pena dell'ergastolo, dall'altro la peculiarità dell'istituto penitenziario di Ravenna che prevede la presenza di detenuti in attesa di giudizio o condannati ad una pena non superiore ai 5 anni o con un residuo di pena inferiore ai 5 anni. E allora perché questo trasferimento? Non certo, come pare abbia affermato uno dei legali dell'insigne dermatologo, per l'aumento dei suoi attacchi di panico e per stare vicino ai propri familiari, nessuno dei quali, peraltro, risiede a Ravenna. A Ravenna risiedono invece i familiari e i tre figli minorenni di Giulia Ballestri, di cui lo stesso ha perso la potestà genitoriale. Possibile che nessuno di coloro che hanno autorizzato questo provvedimento si sia interrogato sulla ricaduta che questo può generare nella vita e nella crescita dei tre figli di Giulia che nella città di Ravenna crescono, vanno a scuola, fanno sport, crescono senza la madre, uccisa dal loro padre? Troviamo profondamente ingiusto che sia stata accolta questa richiesta di trasferimento che porta un detenuto condannato ad un passo dai figli che lui ha reso orfani di madre, col rischio di accrescere il loro enorme dolore e quello di tutta la famiglia di Giulia. Attraverso le avvocate delle nostre associazioni abbiamo chiesto al Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), al Ministro della Giustizia e agli altri soggetti interessati, di revocare questo provvedimento inspiegabile e di disporre il trasferimento del detenuto in altro carcere. Chiediamo alle cittadine e ai cittadini, non solo di Ravenna, di firmare questo appello, per Giulia e per una giustizia che sia uguale per tutte e per tutti. (Le promotrici si dissociano da commenti in contrasto con i contenuti della petizione.)

Linea Rosa, Udi, Dalla Parte dei Minori
55,080 supporters
Petitioning Alfonso Bonafede, Marco Bussetti, Roberto Fico, Sergio Mattarella

NON PIU' VITTIME DI BULLISMO VOGLIAMO LA VERITA' SULLA MORTE DI GIOVANNI RUGGIERO

Siamo Carmela e Ilaria, le sorelle di Giovanni Ruggiero che si è tolto la vita il 23 febbraio 2016. Giovanni aveva 17 anni e frequentava l' Istituto di Istruzione Superiore Virgilio - Liceo Artistico di Benevento. Era il lunedì 22 Febbraio 2016 quando Giovanni prende il pullman e si reca a scuola come tutte le mattine. Al suo ritorno ci racconta che è accaduto qualcosa di terribile, noi gli chiediamo che cosa, ma lui non approfondisce. Il pomeriggio dello stesso lunedì va in paese a cercare un suo amico al quale voleva confidargli qualcosa ma l’amico non è in casa. Il giorno dopo 23 Febbraio di mattina Giovanni non va scuola e si toglie la vita. La Procura di Benevento che si occupa del caso ha presentato istanza di archiviazione. Il caso è stato sottovalutato perché suicidio ma molti aspetti importanti sono stati trascurati. Giovanni era vittima di bullismo a scuola, ma negli interrogatori dei compagni di classe e dei suoi amici questi hanno dato risposte generiche, vaghe oltre che contraddittorie. Sappiamo che qualcosa era accaduto il lunedì 25 Febbraio e sappiamo che Giovanni è stato a scuola e poi allo stazionamento degli autobus, a nessuno degli interrogati è stato chiesto cosa è accaduto quel lunedì. Un altro ragazzo si era tolto la vita l’anno prima e anche lui frequentava il Liceo Artistico di Benevento e cito “nel corso delle indagini relative al suo decesso l’attività di intercettazione consentiva di addivenire ad un fiorente spaccio di stupefacenti nel quale era coinvolto egli stesso”. Inoltre, nel fascicolo stesso del p.g. si suggerisce di investigare per portare alla luce la presunta attività di spaccio di stupefacenti nel contesto scolastico del Liceo Artistico di Benevento. Nessuna indagine è stata fatta tenendo conto di tutti questi aspetti. Insomma, vogliamo capire cosa accade in questa scuola. Sono già morti due studenti, quanti ancora dovranno morire per portare alla Luce la verità? Sono stati prelevati campioni biologici che non sono stati analizzati perché inutili ai fini dell’investigazione, si tratta di suicidio perché incentivare e approfondire le indagini? Vi rendete conto? E ora si vuole addirittura chiudere il caso come se fosse normale scegliere di togliersi la vita a causa dei tormenti esistenziali dell’adolescenza senza dare alcun valore alla sua vita e alcun peso alla sua morte. Giovanni ha subito qualcosa di davvero grave per scegliere di togliersi la vita. Negli ultimi tempi, era quasi invisibile, aveva negli occhi lo sguardo di chi teme per la propria vita. Le umiliazioni, le offese, gli insulti, gli sguardi minacciosi, il dolore: è un’esistenza insopportabile quella di chi è vittima di bullismo e di coercizione. Un’esistenza vuota ed un dolore che spesso è silenzioso perché chi è vittima dei bulli non vuole e non può parlare di quanto accaduto, per vergogna e per paura. Nulla ci riporterà indietro Giovanni. Ma tutti possiamo e dobbiamo fare in modo di dargli giustizia perché non accada di nuovo ad un altro ragazzo o ragazza e ad altri genitori, fratelli e sorelle. Quanti ancora dovranno morire prima che si capisca che il bullismo è una forma di violenza che porta alla morte? Non si possono chiudere le indagini senza aver vagliato tutte le ipotesi e seguito tutte le piste di indagine che sono venute alla luce. Non abbiamo potuto festeggiare i 18 anni di Giovanni, vederlo rimettere a nuovo un’auto vecchia insieme al babbo, realizzare i suoi sogni, scoprire sé stesso ed il mondo che lo circonda. Noi non vedremo Giovanni emozionato poco prima degli scritti dell' esame di maturità e poi sorridente dopo aver discusso la tesina, non vedremo Giovanni che si districa tra i vari corsi di Laurea per scegliere poi quello grazie al quale costruirà la sua vita. In questi mesi, noi abbiamo creato un'Associazione Culturale a suo nome (ci trovate a questo link https://www.facebook.com/associazionegiovanniruggiero/?ref=bookmarks ed un Concorso "La Giornata dell'Arte Borsa di Studio - Concorso a Premi" grazie alla collaborazione dell'Istituto Comprensivo "A. Oriani" di Sant'Agata dei Goti ideata per ricordare il giovane artista Giovanni Ruggiero, la sua immensa sensibilità, il suo umano divenire nella ricerca costante della conoscenza di sé e del Mondo. In virtù di questi dati oggettivi che meritano di essere approfonditi e soprattutto per il diritto alla giustizia e alla verità che spetta ad ogni persona chiediamo al GIP di Benevento, Dott. Roberto Melone, al Procuratore della Repubblica di Benevento, Dott. Giovanni Conzo, al Sostituto Procuratore della Repubblica, Dott.ssa Assunta Tillo, di non chiudere il caso di Giovanni Ruggiero e proseguire con le indagini, questa volta con maggiore accortezza, professionalità ed attenzione e chiediamo al Presidente della Camera, Roberto Fico, al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, di scoprire quanto accade tra le mura dell' Istituto di Istruzione Superiore Virgilio- Liceo Artistico di Benevento e di approvare al più presto una Legge contro il bullismo e contro i bulli anche se si tratta di minorenni anzi a partire dai 13 anni che possano essere processati e condannati con pene severe, per aiutare le vittime di bullismo ed evitare che queste non siano più offese, derise e abusate solo perché sensibili e diversi ed evitare che si arrendano scegliendo la morte alla vita. Carmela Ruggiero e Ilaria Ruggiero

ASSOCIAZIONE CULTURALE GIOVANNI RUGGIERO
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Petitioning Alfonso Bonafede, Lorenzo Fontana

Sono un papà, non un bancomat!

Morire a norma di legge! Si può morire in tanti modi. Come bambini innocenti sulla striscia di Gaza o in Siria, nelle guerre dimenticate del resto del mondo, si può morire per corruzione, per carenza di assistenza sanitaria, si può morire anche se si è papà separati in Italia.Nel nostro Paese, la separazione dalla propria moglie o compagna e figli, è per la stragrande maggioranza degli uomini, motivo di grandi difficoltà economiche, anzi, aggiungerei, che anche qui, nella maggior parte dei casi, si diviene subito poveri.In Italia il problema esiste, ed è drammatico, qualche volta guardiamo un breve servizio in televisione, leggiamo le storie disperate di tanti papà che sopravvivono in auto, che non riescono a vedere i propri figli o che si suicidano, nel più assoluto silenzio! Purtroppo, a causa di una legge, a mio avviso incompleta e forse solo marginalmente interpretata, normali persone,  che fanno già fatica a sopravvivere,  sono messi nelle condizioni di divenire poveri: a NORMA DI LEGGE. I papà, anche se separati, debbono poter partecipare, nei fatti, all’educazione dei propri figli, insegnare loro il rispetto, le regole, la responsabilità e la bellezza dell’esistenza tutta e poter educare all’umiltà, ai valori, alla solidarietà, al rispetto dei genitori e degli adulti, ad iniziare dagli insegnanti, quotidianamente oltraggiati, solo così potremo avere una società migliore. Pertanto, chiedo: 1. ai giudici di essere più sensibili a tali tematiche 2. ai politici  di portare avanti una proposta di legge che tuteli maggiormente la figura del papà separato, in particolare: stabilire un percorso obbligatorio per i separandi, con una equipe di specialisti come uno psicologo, un avvocato e un mediatore familiare, a spese dello Stato, e un contributo, ai figli minori, per famiglie separande con reddito basso. Non è possibile nella nostra società civile che papà separati dormano in auto, non riescono a vedere i propri figli o devono vederli di nascosto. E le diatribe genitoriali possono portare a tragedie famigliari inenarrabili, dalle quali veniamo quasi quotidianamente sconvolti. Grazie per quello che potrete fare con le vostre firme. Antonio Stasolla  

antonio stasolla
51,792 supporters
Petitioning Alfonso Bonafede, Roberto Fico, Elisabetta Trenta, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Giuseppe Conte, Sergio Mattarella (Presidente Della Repubblica Italiana), Giulia Grillo, Alfonso Bonafede, Giu...

Cannabis Terapeutica: Accessibilità, Gratuità, Continuità per TUTTI

Siamo un gruppo di malati con differenti patologie, accomunati dal trattamento con cannabis ad uso medico. Abbiamo tutt’ora grossi problemi nell’accedere a questa specifica terapia, a causa del costo esorbitante dei medicinali ,delle visite private, e per la mancanza di materia prima nelle farmacie. Solo in 11 regioni la terapia viene erogata dal SSR, ma questo avviene solo per alcune patologie “fortunate”, costringendo tutti gli altri a pagarsi le cure in prima persona. Converrete con noi che una tale situazione non è sostenibile. Da un punto di vista farmacologico, è da considerare che Ogni varietà di Cannabis contiene principi attivi peculiari (cannabinoidi, terpeni e molti altri), quindi un’unica varietà, che ne contiene determinate concentrazioni, non può essere adatta a tutte le patologie. Anche per questo motivo siamo in difficoltà nel momento in cui le importazioni delle varietà di Cannabis Olandese e canadese e italiana faticano ad arrivare. In merito a quanto sopra, esprimiamo con forza il nostro disagio 1.    abbiamo grosse difficoltà a reperire farmaci a cui abbiamo pieno diritto, che ci sono regolarmente prescritti da medici privati e strutture ospedaliere. Attendiamo per giorni prodotti che non vengono dispensati con tempistiche adeguate, senza supporto alcuno, con la conseguente interruzione della terapia anche per periodi medio-lunghi; una terapia che, invece, ci permette di condurre vite pressoché normali e dignitose e dovrebbe essere fatta con precisa puntualità e continuità. 2.    Molte farmacie non vendono più le preparazioni a base di cannabinoidi lasciando scoperte intere zone e quindi pazienti, i quali allora devono ricorrere a farmacie più lontane, sostenendo spese di ricerca di queste ultime e di spedizione dei prodotti, investendo tempo ed energie preziose. 3.    Come ci viene riferito da farmacie private ed ospedaliere, manca l'importazione completa del nostro fabbisogno farmaceutico questo rende la vita dei pazienti in cura con un vero inferno, mancando di continuità. Mossi da profonde preoccupazioni e dal bisogno vitale di poterci curare come previsto dai nostri piani terapeutici, chiediamo che: 1.    la cannabis ad uso medico sia dispensata secondo le stesse modalità di tutti gli altri farmaci prescrivibili e per i quali è prevista l'erogazione tramite SSN; 2.    sia garantita la continuità terapeutica necessaria ad assicurare la corretta somministrazione di tutti i prodotti, importati e non, con i tempi e le modalità adeguate, nel rispetto delle prescrizioni mediche fatte ad hoc in base alle diverse patologie di cui soffriamo; 3.    sia integrato l'elenco delle patologie aventi diritto all’accesso alla terapia e alla sua erogazione tramite il SSN; 4.    sia recepito l’art 18 quater per regolare le norme a livello regionale, così da non avere una disparità nelle possibilità di accesso alla cura in base alla regione di residenza; 5.    sia assicurata l'importazione dei prodotti della Bedrocan e della Pedanios a seconda delle necessità reali di noi pazienti e non venga a mancare la fornitura di quelli italiani da parte dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.   Confidiamo che riusciate a cogliere l'importanza della questione che riguarda tutti noi pazienti allo stesso modo e che prendiate seriamente in considerazione le nostre richieste, poste in un momento di estremo disagio e di bisogno impellente di sostegno e appoggio da parte dello Stato, a cui chiediamo di intervenire prontamente

Comitato Pazienti Cannabis Medica
50,308 supporters