STATO ITALIANO: riduci i costi dei carburanti
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STATO ITALIANO: riduci i costi dei carburanti

    1. daniele goddolo
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      daniele goddolo

      carbonia, Italy

Il carburante serve per andare a lavorare, lavorare serve per guadagnare e il guadagno viene in parte utilizzato per permetterci di andare a guadagnare.
Buttiamo via un terzo dello stipendio al distributore.BASTA! fermiamoli

tratto da "La Stampa":
Perché la benzina e il gasolio continuano a rincarare?
C’è un insieme di cause: speculazione sul prezzo del petrolio (da cui si distillano i carburanti); tasse altissime (e sempre più alte); e rete di distributori italiana troppo estesa e inefficiente.

Ha senso accusare la speculazione? I mercati non fanno semplicemente il loro mestiere?
Sì, però oggettivamente funzionano a nostro danno. In una fase recessiva la domanda di petrolio scende e il barile dovrebbe costare meno. Invece costa sempre di più perché sui mercati vengono scambiati (vorticosamente) barili di petrolio «di carta» in base a una logica che non è industriale. Se un singolo barile viene venduto e comprato cento volte in una giornata sul mercato di Londra e di New York, il suo prezzo avrà poco a che fare con la domanda reale di petrolio e molto con logiche finanziarie estranee.

Ma perché è attraente speculare sul petrolio?
In questo momento c’è un sacco di liquidità che cerca disperatamente una destinazione. Se si punta ad alti rendimenti si rischiano i default, se invece si vuole andare sul sicuro si ottengono rendimenti prossimi allo zero e si possono subire perdite sul capitale quando i tassi risaliranno. Invece il petrolio è una materia prima comunque molto richiesta anche nelle fasi fiacche dell’economia, e dunque idonea a speculare.

Capitolo tasse. Quante ne paghiamo sui carburanti?
Sulla benzina la componente fiscale (accise più Iva) grava per il 58% e la componente industriale per il restante 42%. Riguardo al gasolio per auto le proporzioni rispettive sono del 51% e del 49%.

Perché le tasse sulla benzina sono così alte?
Lo Stato italiano non è capace di lottare con efficacia contro l’evasione fiscale e così va a caccia di soldi dove è più facile. E sulla benzina e sul gasolio è facilissimo prelevare.

Che cosa sono le accise?
Sono delle imposte di produzione e vendita che sono state scaricate sui carburanti dal 1935 a oggi, in più occasioni, per fronteggiare i costi di varie emergenze e che non sono state mai abolite a emergenza finita. Teoricamente si tratta di «tasse di scopo», i cui proventi dovrebbero andare direttamente a specifici capitoli di spesa, in realtà si può sperare che questo succeda per qualche tempo dopo la loro introduzione, ma poi tutto sparisce nel gorgo del bilancio pubblico. Sulle accise si paga l’Iva del 20%, che dunque è anche una tassa sulla tassa.

Quali sono le accise?
Le più recenti sono state introdotte dal governo Berlusconi per finanziare la cultura e dal governo Monti per dare una mano a ridurre il deficit dello Stato. In tempi più lontani sono state introdotte, e continuiamo a pagare, le accise sulla guerra di Abissinia del 1935, sulla crisi di Suez del 1956, sul disastro del Vajont del 1963, sull’alluvione di Firenze del 1966, sui terremoti del Belice nel 1968, del Friuli nel 1976 e dell’Irpinia nel 1980, sulle missioni militari in Libano nel 1983 e in Bosnia nel 1996 e sul contratto degli autoferrotranviari del 2004. In realtà i politici dovrebbero imparare ad astenersi, anche quando le motivazioni per qualche centesimo in più appaiono sacrosante. Dovrebbe diventare un tabù, altrimenti l’occasione per mettere un’accisa si trova sempre.

Quanto si mettono in tasca le compagnie e i benzinai?
Il paradosso è che noi automobilisti paghiamo molto ma loro guadagnano poco, nella fase della distribuzione. Il margine lordo che si dividono compagnie e distributori è di circa 14 centesimi al litro sulla benzina e 13 sul gasolio. Però le compagnie guadagnano abbondantemente nelle fasi «a monte» della catena produttiva, quello che i tecnici chiamano l’«upstream», a partire dall’estrazione del greggio.

Perché si pensa di ridurre il numero dei benzinai?
In Italia sono oggettivamente troppi: 24 mila, contro i 15 mila in Germania e i 12 mila in Francia. I costi necessari a mantenere una rete così vasta si scaricano sul prezzo finale. Dovendosi dividere la torta in 24 mila, i benzinai italiani hanno un volume di vendite (il cosiddetto «erogato medio») molto basso rispetto alla media europea e per farli sopravvivere bisogna tenere alti i prezzi dei carburanti.

Che cosa si può fare intanto per ridurre i prezzi?
Conviene utilizzare quanto più è possibile i self-service e approfittare degli sconti che fanno certe compagnie negli orari di chiusura. Se nelle vicinanze avete un distributore «no logo» (sono quelli che comprano all’ingrosso i carburanti delle compagnie più convenienti) potrete spuntare sconti di 10 centesimi al litro. Idem presso i supermercati che hanno aperto impianti di distribuzione con il loro marchio. E poi c’è la risorsa dei carburanti alternativi, metano e Gpl, che fanno risparmiare molto.

chiediamo allo stato di intervenire immediatamente e porre fine a questo sistema marcio che danneggia solo noi poveri cittadini, se siete con me firmate la petizione .
Daniele Balia

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    • Samuel Zeoli CHIRIGNAGO (VE), ITALY
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